Day 6 : gio. 25 aprile 2013

Fino a Ghandruk passando per Chhomrong - fra splendidi terrazzamenti e splendida gente

Siamo al giorno 5 del trekking. Ormai un fondo di stanchezza è diventato endemico in noi fin dal momento del risveglio: le spalle non la smettono di dolere, così come le gambe. La colazione con omelette ed apple roll viene particolarmente gradita. Partiamo di buon’ora (alle 7,30) dal momento che da adesso in avanti quando c’è il sole il caldo può rappresentare un ostacolo alla camminata. Dopo un quarto d’ora ritroviamo il punto di ristoro dove abbiamo fatto un leggero pranzo due giorni fa: allora pioveva ed il morale era di tutt’altro genere, la meta sembrava un sogno irrealizzabile. Ora ce l’abbiamo in tasca! Si scende al bello quanto moderno ponte sospeso che porta a Chhomrong (in qualche modo il capoluogo di questa zona) con altri 2000 gradini che stavolta dobbiamo affrontare in salita. Un gallo ci accoglie con il suo canto, qui la gente abita tutto l’anno ed è interessante vedere le coltivazioni e la quotidianità dei nepalesi che vivono in posti remoti e fuori da vie di comunicazione carrozzabili. L’unico tramite è offerto dai portatori, che incontriamo senza sosta. In lontananza l’Annapurna South troneggia insieme al Machhapuchhre più a est. In mezzo ai terrazzamenti coltivati a orzo prendiamo a destra su un nuovo sentiero (quello di sinistra arriva da Landruk e New Bridge) che con lunghi saliscendi ci porta all’interno della vallata del Kimrong Khola. Da qui una ripida discesa ci conduce ad attraversare il fiume dopo l’abitato di Kimrong. Dal momento che il nostro fisico non ci perdonerebbe un errore nella scelta della via, chiediamo informazioni ad un’anziana signora mentre si reca all’acqua per lavare i panni. Pur non avendo una lingua comune ci capiamo perfettamente e ci dice anche alcune cose che non comprendiamo, ma saranno sufficienti la sua espressione ed il suo sorriso per considerarla uno dei tanti amici incontrati in questo viaggio. Ancora una volta ci aspetta una salita lungo un ripido sentiero che si risale la giungla per 430 mt, lungo il percorso incontriamo un gruppo di scimmie che saltano da un albero all’altro usando rami e liane offerti dagli stessi. Quando scolliniamo a Komrong la fatica torna a farsi sentire. Ormai, prima ancora della stanchezza accumulata in giornata è il peso di quelle precedenti a  renderci più vulnerabili. Ma ora non ci facciamo più caso: anche se lunga, ci sarà solo più discesa di fronte a noi. Sul percorso incontriamo finalmente una carovana di muli intenta a trasportare dei materiali, i portatori da qui in giù vengono aiutati dai quadrupedi. In più occasioni abbiamo rilevato come la scarsità nel reperire quanto serve abbia aguzzato l’ingegno nello sfruttare le risorse offerte dalla natura: per esempio il cordame è costituito da filami di canna di bambù, dallo stesso albero proviene anche il materiale per costruire il tetto delle case. C’è una cultura del riciclo dettata più da ragioni di necessità che non di protezione ambientale: tutto quanto può essere riutilizzato lo si ritrova, mentre solo la plastica viene bruciata in punti identificati all’esterno dei villaggi. Ghandruk è costituito da una serie di borgate che distano poche ore da una stradina sterrata su cui si inerpicano i mezzi, da lì carovane di muli portano le merci in paese. Le tipologie abitative riflettono i materiali reperibili in zona, che sembrano essere particolarmente adatti alla costruzione: pietre squadrate per i muri e ardesia per i tetti. Il tutto conferisce un’idea di ordine geometrico grazie anche alle ampie lose utilizzate per lastricare le vie. L’unica stonatura estetica la ravvisiamo nei tetti in lamiera verniciati di blu su alcune case, che avranno pure una loro ragione ma per noi incomprensibile. E’ comunque un villaggio più ricco che beneficia della centralità rispetto a vari trekking e funge con Chhomrong da centro di tutta l’area meridionale dell’Annapurna. Troviamo ospitalità (mai termine fu più appropriato) presso il Milan Hotel: qui ci concediamo il lusso di una doccia e facciamo anche un po’ di turismo visitando i due musei locali ed il tempio buddhista (gompa). Ciascuno dei due musei compreso in una stanza e rappresenta in qualche modo la cultura locale esponendo oggetti quotidiani che ci portano a meglio comprendere la vita del paese. Sono abbastanza simili fra di loro e la visita ad entrambi vuole essere soprattutto un contributo alla loro sussistenza. Vedere la quotidianità di queste popolazioni è una cartolina di quanto accadeva nelle nostre vallate un secolo fa: lavori manuali, fatica, fede e, perché no, felicità mista a spensieratezza. E’ curioso rilevare come il paese offra un’impressione più buddhista che non hinduista, pur vedendo molta gente con il classico bollino rosso sulla fronte. Durante il nostro tour "urbano" si scatena un temporale che ci restituisce un po’ di quel senso di umidità perso da un paio di giorni. La quota sembra già poter accettare la coltivazione del riso, mentre nei terrazzamenti le patate costituiscono il prodotto dominante. Il mais è alto una ventina di cm e viene diserbato a mano da gruppi di donne scalze, mentre il grano sta per essere tagliato. Alle 18, accompagnata da due birre locali (Nepal Ice e Everest) ci rifocilliamo durante la cena con chicken steak (pollo fritto in padella con verdura e pomodori) e fried (cubetti di pollo fritto con patatine) al quale segue un apple pancake, per poi andare ad osservare l’immagine notturna delle vette sovrastanti. All’imbrunire il gestore accende perfino le lampadine decorative al secondo piano dell’edificio. La luna piena fa il resto, ma ancora una volta apprezziamo l’attenzione che chi ci ospita pone nei confronti dei clienti. Facciamo la conoscenza di due coppie australiane che in 2 settimane hanno compiuto il circuito dell’Annapurna e stanno rientrando anche loro a Naya Pul. Prendiamo alcune informazioni non senza un interesse per possibili ritorni in zona.

 Pernottamento: GHANDRUK - Milan Hotel