Day 2 : dom. 21 aprile 2013 

Trekking al Santuario dell'Annapurna: in volo a Pokhara, in taxi a Phedi, a piedi a Landruk (pioggia)

La sveglia suona alle 5,30h.: a seguire una rapida quanto abbondante colazione e alle sei partiamo con gli scarponi ai piedi e gli zaini in spalla alla volta del Tribhuvan Airport (questa volta lato voli nazionali) e quindi del Trekking al Santuario dell’Annapurna. Con la Buddha Air si vola a Pokhara con un ATR400 da una cinquantina di passeggeri, fra i quali troviamo anche un paio di monaci tibetani. Del resto è la compagnia aerea dedicata a loro… Il volo dura 25 minuti per coprire circa 200 km fra tortuose colline, alla partenza è nuvoloso ma all’arrivo piove. Ritiriamo gli zaini presso uno sportello che presenta la caratteristica di una semplicità casereccia. Per 1000 Rs ingaggiamo un taxi che ci porterà alla partenza del trekking situata a Phedi, un gruppo di edifici dedicati soprattutto a rifocillare gli escursionisti nonché posto di fermata dei taxi che fanno la spola verso Pokhara. Questa città non appare da subito molto ordinata, ma i notevoli lavori di edificazione edile ci portano a pensare ad un notevole sviluppo economico in corso. La pioggia continua a scendere, quando sono le 9,20h. non ci resta che aprire l’ombrello ed iniziare con la nostra avventura con la ripida scalinata che s’inoltra nella fitta boscaglia. In un’oretta raggiungiamo Dhampus, circondata da campi terrazzati ancora coltivabili a riso (oltre a orzo e mais) e dove abbiamo un primo incontro con i villaggi nepalesi ed i covoni a palafitta. Tra le case ci sono piccoli orti coltivati a pomodori (riparati dal sole o dall’acqua tramite tettoie), cavoli e zucchine. L’ambiente ci ricorda l’entroterra del nordovest vietnamita, nella zona di Sapa. La vita sembra scorrere tranquilla, così come l’acqua sui nostri ombrelli. Ci imbattiamo una scuola nel momento in cui i bambini stanno per uscire. Ci rendiamo conto di come in tutto il mondo gli scolari abbiano caro il momento in cui lasciano l’edificio scolastico; dalle frasi dipinte sulle pareti della scuola apprendiamo tuttavia un paio di lezioni anche  noi: ci rimane impressa la scritta in inglese che recita “i genitori sono i primi insegnanti, gli insegnanti sono i secondi genitori”. In Italia non ci è mai capitato di leggerla, meno che mai in lingua inglese. a qui. Oltrepassiamo il nel punto di controllo TIMS dove mostriamo il relativo permesso, mentre a Pothana c’è quello dell’ACAP, proprio mentre la pioggia aumenta d’intensità. Che il tratto sia battuto da escursionisti stanno a dimostrarlo i frequenti lodges, teahouses o negozietti di generi alimentari. Iniziamo la discesa verso Tolka e intorno alle 14 ci fermiamo per una sosta alla teahouse Archana costituita da due costruzioni isolate divise dal sentiero: un semplice quanto gustoso pancake alle mele sarà il nostro pranzo. Il menu sfrutta il più possibile quanto prodotto in loco (cereali, verdura, lenticchie, patate, ecc.) e varia dalle pizze locali, dahl bhat, omelettes, pane, spaghetti, pancakes, minestre/porridges e torte di vario genere. I prezzi di un piatto vanno dai 150/180 Rs ai 350 Rs per un dahl baht completo. Discorso a parte merita l’unica carne disponibile, quella di pollo, per la quale si arriva a spendere anche 500/700 Rs; le altre carni sono assenti trattandosi di un Paese hinduista. La vegetazione non è molto fitta ma è classica della giungla subtropicale, con le caratteristiche di una zona assai piovosa. Si riparte per continuare su scalinate in saliscendi e due ponti sospesi, per arrivare dopo le 16 al villaggio che ci eravamo prefissi come meta odierna per il pernottamento: Landruk. I sentieri richiedono un’attenzione costante a causa dell’affioramento di radici arboree e pietre: le scalinate sembrano più sicure, ma rendono le articolazioni rapidamente indolenzite a causa dei movimenti ripetitivi, l’umidità fa il resto. La pioggia è stata una costante per tutto il giorno, fatta eccezione per gli ultimi minuti dell’escursione, che nel suo complesso è stata di 7 ore. Ci sistemiamo al Super View Hotel, che sarebbe tale se non ci fosse un grigio miscuglio di nebbie e nuvole a celare la vista della valle. Spendiamo 200 Rs per una camera doppia che comprende perfino il bagno: è semplice ma confortevole e in questo momento non chiederemmo di più. La spesa è irrisoria (ca. 2€), particolarmente se si pensa che una birra costa 350 Rs, ma questa dev’essere portata su a spalle. Un piatto a cena costa invece dai 150 ai 250Rs. E’ curioso osservare come dalle prime ore del pomeriggio i gestori dei lodges, si aggirino intorno ai loro edifici e approccino con molta sensibilità gli escursionisti. Iniziano a chiedere loro come va, da dove arrivano ed infine chiedono se stanno cercando una sistemazione, il tutto senza insistenza. Non siamo nemmeno bagnati, grazie agli ombrelli e ai coprizaini che hanno tenuto bene, nonché alla pioggia che almeno non è scesa di stravento. Apprendiamo che da Himalaya Hotel in avanti ci può essere rischio di slavine e comunque c’è neve per terra, informazioni che certo non sono di buon auspicio, così come non lo sono le previsioni provenienti dallo smartphone di un’anziana signora inglese la quale sta completando il giro da Ghorepani ed è una settimana che prende acqua. L’unico aspetto positivo per lei è che sta per terminare questo umido calvario. Come se fosse un presepe, verso sera si apre l’altro versante della valle con Ghandruk e le sue numerose borgate illuminate. Lungo il tragitto abbiamo incontrato molte donne che compiono un trekking da sole o in insieme ad un’amica, sempre accompagnate da una guida/portatore. Le persone incontrate lungo il percorso provengono dall’Europa, con prevalenza dei francesi, poiché considerano l’Annapurna un po’ come la “loro montagna” dal momento che fu conquistato per la prima volta dalla spedizione transalpina di Werner Herzog nel 1950. Vi sono poi parecchi americani e  asiatici da Giappone e Corea. Questi s’incontrano più frequentemente in nutriti gruppi con numerosi portatori.

Pernottamento: LANDRUK - Super View hotel