Day 4 : lun. 5 ottobre 2015

 

White Mountain N.F.: scalata in auto del Mt. Washington, Kancamagus Hwy e Bretton Woods

 

A quanto pare non ci si sveglia mai troppo presto. Levandoci verso le 6,30, andiamo a far colazione in un localino vintage gestito da due ragazze. L’ambiente è di quelli che impieghi mezz’ora solo a perlustrarlo, quasi fosse un piccolo museo; un affascinante misto fra caffè parigino e un locale dell’old America. Le due proprietarie sembrano indirizzate verso ideali pacifista/ambientali ma non è difficile fare quattro chiacchiere nel rispetto delle idee di ognuno. Rientriamo al motel ed attacchiamo bottone con Kevin, il simpatico marito di Ruth, la signora che gestisce la struttura e l’annessa boutique, senza soluzione di sosta. Il nostro amico ci offre una serie di consigli ed informazioni per il prosieguo del viaggio in modo molto coinvolgente: non che ne avessimo bisogno, ma il suo entusiasmo infonde in noi ancora più curiosità per i giorni a venire. Kevin si sofferma poi sulle diversità apprezzabili fra gli abitanti del Maine: quelli “doc” arrivano dalle isole britanniche e sono pertanto rigorosi, calvinisti per dirla con un eufemismo religioso. Chi proviene invece dall’area di Boston ha di solito origini italiane o irlandesi, pertanto è portato ad avere una visione meno severa della vita: maggior apertura mentale unita ad un atteggiamento più edonistico.

Quando siamo finalmente pronti per partire il velo gelato che avvolgeva la nostra automobile si è ormai sciolto sotto il primo sole che l’ha sapientemente illuminata. Tutt’intorno permane il gelo. Ci avviamo in direzione della White Mountain National Forest sulla US16 imboccando la Washington Valley per arrivare al punto di pedaggio posto alla base dell’ascesa automobilistica al Mt. Washington (Foto2), la vetta più elevata di tutta l’America orientale pur con i suoi 1916mt. Il dislivello da percorrere è comunque ragguardevole (oltre 1200 mt) su una strada in costante salita. Occorre stare attenti quando si scende con una vettura col cambio automatico, in quanto non potendo usare il freno motore con marce corte si è costretti a rallentare con conseguente riduzione dell’effetto frenante. Risolviamo il problema andando particolarmente lenti e facendo alcune soste. Ciononostante quando siamo al fondo l’odore di ferodo è molto marcato e ci accompagnerà ancora per buona parte della giornata. In punta ci sono ben 10° (con lieve inversione termica), molti, considerando che si tratta di una zona termicamente fredda nonché soggetta a variabilità meteo incredibile. Premesso che proprio qui è stato registrato il vento più sferzante  (una targa indica 231 mph, pari a 369 kmh), in uno degli edifici che si trovano sulla punta spianata, c’è il tabellone sul quale vengono indicati i decessi causati dalla sfortunata o avventata ascesa: in tutto sono oltre 150, due dei quali di quest’anno  (ipotermia e problemi cardiaci probabilmente dovuti al freddo o alla fatica). Pur essendo un’escursione banale proprio per questo viene sovente sottovalutata e improvvise nebbie piuttosto che i venti causano repentini cali di temperatura, creando incidenti molto più frequentemente che altrove. Tutto ciò viene rimarcato all’interno del visitor center con informazioni e foto di ogni genere. Quando il meteo lo consente ci sono, oltre alla strada, anche i trenini a vapore che arrivano da Bretton Woods, a far gustare l’ebbrezza della montagna famosa in cambio di graditi dollari. Anche chi sale in auto (costo 36 $) può fregiarsi del titolo di aver “scalato” la montagna con un mezzo meccanizzato. All’interno di una busta contenente il CD con informazioni e istruzioni da ascoltare lungo la salita viene infatti consegnato un adesivo da incollare sull’auto con su scritto questa vettura ha scalato il Mt.Washington, cosa che in noi procura una cocente umiliazione rispetto alle nostre velleità escursionistiche. Purtroppo per ragioni di tempo siamo dovuti scendere a compromessi e ci siamo meritatamente guadagnati il titolo di “climbers automobilistici”: roba da essere espulsi dal CAI! Fra le costruzioni presenti in vetta si trovano anche due ex rifugi: uno è rivestito interamente di pietre fatta eccezione per le finestre, al fine di evitare che il vento lo portasse via, l’altro ha tre catene parallele che lo ancorano al suolo per gli stessi motivi. La zona è ricca di pietre, l’unica vegetazione resistente è l’erba che si insinua. Qualche centinaio di metri sotto la vetta si trovano dei pini nani, più in basso si finisce col tradizionale concerto di colori. Ritorniamo sulla US16 in direzione sud, a Jackson acquistiamo del prosciutto che rappresenterà la base di un morigerato pranzo, visitiamo la White Mount Cider Co. di Glen, una piccola azienda dedita alla produzione del sidro, con annesso un locale misto fra gastronomia e birreria. Rinunciamo alla Conway scenic railroad per imboccare direttamente la Kancamagus Scenic Byway (Foto2), la strada US112 che unisce Conway a Lincoln, per molti tratti quasi a formare un tunnel di alberi che spiovono dai lati della strada verso il centro, in una teoria multicolore. I viewpoint sono numerosi ma non fermarsi ogni 100 mt per una foto o una ripresa sembra un delitto: su tutti apprezziamo particolarmente le Sabbaday Falls e Lily Pond. Lincoln è la classica cittadina montana che vive di turismo borghese, niente di particolare se non i per resort contornati da splendidi prati e da un grazioso negozio dove si vendono unicamente decorazioni natalizie, ma in che quantità! Il Franconia Notch (notch in americano è sinonimo di passo) è quasi impercettibile dato lo scarso dislivello per scendere a Bretton Woods, mentre il sole incomincia a farsi sempre più basso fino a lambire le montagne. L’orario che va dalle 17 alle 18 è una magia, in quanto abbina i caldi colori del tramonto a quelli della foresta. Bretton Woods, non fosse che è passato alla storia per la conferenza del 1944 nella quale i maggiori economisti e politici mondiali hanno definito la struttura dell’economia moderna e la creazione del Fondo Monetario Internazionale, sarebbe solo una fra le tante mete di vacanza per la ricca borghesia americana. Invece il Mt Washington Hotel, già visto stamattina dal monte omonimo, merita di essere fotografato: sembra un castello uscito dai cartoni animati ma la sua storia trascorsa ha molto di reale e ben poco di fantastico. Lasciamo il New Hampshire, nel quale siamo entrati poco dopo Bethel, per il Vermont. Poco dopo il “confine” c’è l’immancabile visitor center con l’immancabile simpatico e competente informatore, che ci rifornisce di documentazione necessaria per i prossimi giorni e ci trova un hotel in zona tranquilla ed a condizioni accettabili, a Lyndon (nord di St. Johnsbury).

Lungo le strade sono frequenti i cartelli che invitano all’attenzione per evitare gli alci, purtroppo o per fortuna non ne abbiamo incontrati. Anche altri animali, quali orsi neri, linci, ecc non sono stati avvistati durante il viaggio, pur essendo molto frequenti in zona. E’ altrettanto vero che le strade sono abbastanza trafficate e che la colonizzazione umana è ben maggiore di quanto non sia nell’outback canadese. Si parla anche di sporadiche presenze di puma. In ogni caso i locali rimarcano come, essendo ormai privi di nemici, i selvatici proliferano nelle foreste del New England.

Quello che invece non manca sono le zucche (pumpkins), vera icona del paesaggio domestico e fedeli accompagnatrici lungo tutto il viaggio. A parte le enormi distese in vendita, ne sostano un paio sugli scalini d’ingresso di ogni casa, solitamente accompagnate da decorazioni, fantasmi, streghe e scheletri placidamente appollaiati sui fili del bucato o accoccolati sulle poltrone di fronte alla porta d’ingresso.

Tornando al foliage rileviamo come nel Maine la colorazione tenda essenzialmente al giallo mentre nel Vermont, a ragione chiamato lo Stato fiammeggiante, a prevalere sono intense macchie rossastre: il tutto fa da sfondo assolutamente ideale alle chiesette bianco candide dislocate nei vari paesi, sulle quali svetta aguzzo il campanile.


Molti ristoranti offrono pizza pasta ecc, chiaro retaggio della forte immigrazione italiana, mentre nel contempo si notano molti nomi di città di estrazione irlandese (Bangor, Dublin, ecc.) in una concezione ben più europea di quanto non accada nel Mid West o sulla costa pacifica.

Pernottamento: ST. JOHNSBURY - Maplewood Lodge