Day 9 : sab. 10 ottobre 2015

 

Boston: riuscito melting pot fra antico e moderno. Le origini di una nazione ed il suo sviluppo

 

La vasta periferia di Boston richiede ¾ d’ora sull’Highway per raggiungere la prima destinazione odierna: Cambridge, ovvero Harvard, dove il primo è il nome della cittadina che ospita la famosa università in una coincidenza per nulla casuale. Anche qui nulla di appariscente, la vita scorre tranquilla nei campus con giovani di ricca estrazione un pò ovunque che girano senza fretta. Del resto la retta di 30.000$/annui non è alla portata di tutti. Riprendiamo la macchina e siamo ormai a Boston, parcheggiamo presso un distributore dalle parti della Trinity Church che “offre” posti auto a soli 20$/giorno, mentre altri nella zona raggiungono anche i 40$. Da qui iniziamo la visita della metropoli andando a vedere l’interno della Trinity. La curiosità maggiore consiste nel vedere il neoromanico luogo di culto contornato da grattacieli rivestiti da facciate in vetro sulle quali si riflette la piccola chiesa, in un contrasto che non è solo fra antico e moderno ma che oppone anche il materiale allo spirituale e oltre ancora. Proseguiamo sulla Boylston Str. e, partendo dal Public Garden andiamo ad iniziare il Freedom Trail lungo 4 km, dal quale per la verità ci distacchiamo quasi subito per percorrere un altro circuito, il Black Heritage Trail (peraltro di relativo interesse) che ci porta in un ex quartiere nero negli anni in cui Boston rappresentava l’avanguardia americana contro la schiavitù. Ritornati sull’originario circuito del Freedom partiamo da Beacon Hill dove svetta la cupola dorata della State House, che sulle prime scambiamo per una moschea. La città sembra quasi conformata per il percorso segnato per terra da una linea rossa a guidare i turisti. A seguire vediamo:

- Old State House, anch’essa minacciosamente attorniata da grattaceli che la cingono in un’irreale ombra illuminata dal riflesso dei vetri;

- Luogo del massacro, perpetrato dai soldati inglesi nel 1770 ai danni della popolazione;

- Fanheuil Hall

- Attraversiamo il Rose Kennedy Greenway, larga striscia di verde creata nel luogo lasciato libero da un tratto di autostrada urbana interrato alcuni anni fa.

- Little Italy nel North End

- Dog Tag Garden Memorial a ricordo dei caduti delle guerre d’Afghanistan e Iraq, in prossimità della Old North Church; per ognuno di loro esiste una targhetta con inciso il nome (simile a appunto a quelle dei cani). Da qualunque angolatura si voglia vedere la cosa, resta il fatto che molte giovani vite sono state spezzate in modo cruento e, verrebbe da aggiungere, anche inutile.

- Copp’s Hill Burying Ground, storico cimitero cittadino

Attraversiamo la baia per raggiungere:

- Fregata USS Constitution, costruita nel 1797, la cui armatura in legno di quercia riusciva perfino a respingere le cannonate. Qui veniamo attentamente controllati e lo zainetto viene passato al metal detector: l’antica nave è di proprietà della Marina Militare e la prudenza è d’obbligo.

- Bunker Hill Monument, obelisco al cui interno si trova una scala a chiocciola che con 294 scalini consente di arrivare a vedere l’intera città. La coda all’interno della stretta scala non è certo il meglio per chi soffre di claustrofobia

Da sempre sosteniamo che se si vogliono vedere le città storiche conviene rimanere in Europa o andare in Asia, ma Boston è in grado di far cambiare idea. Non dobbiamo aspettarci reperti millenari, tuttavia il materiale da osservare non manca affatto.

Chiuso il Trail, usciamo per vedere il Waterfront in un pullulare umano tipico di ogni sabato pomeriggio cittadino. Anche a Boston i vecchi docks sono stati trasformati in edifici residenziali e palazzine di uffici di lusso, ben integrati senza stravaganze. Attraversando il Financial District raggiungiamo Chinatown. Caratteristica come il quartiere cinese di altre città, ma niente di comparabile ad esempio con San Francisco. E’ ormai tardi, la nostra corsa sta per finire e la stanchezza di chi ha fatto tutto il possibile per vedere e mandare in memoria quanto ci è apparso dinanzi inizia a farsi sentire: spendiamo gli ultimi momenti in un ristorante vietnamita che ci riporta indietro di qualche anno. Andiamo a recuperare l’auto, mentre costeggiamo un parco cittadino dove un gruppo di anatroccoli attraversa l’acqua dello stagno. Anche se in volo e non con ali proprie ci accingiamo anche noi ad attraversare lo stagno chiamato Oceano Atlantico. Ma prima ancora due passi per vedere Fenway Park: non un parco come lo intendiamo noi, bensì lo stadio in cui giocano i mitici Red Sox,. Robe da brividi trovarsi di fronte ad un simile monumento, solo capire qualcosa di baseball…

A questo punto è veramente finita, ci dirigiamo con buon margine all’aeroporto, dove prima di partire rendiamo omaggio al 9/11 Memorial. Non bisogna dimenticare che i due aerei esplosi dentro le torri gemelle partirono proprio dal Logan Airport di Boston ed è struggente pensare che siamo sugli stessi passi di quelle vite che 14 anni fa sono passate di qui e sarebbero rimaste tali ancora per poco. Nessun perdono è possibile né è dovuto, il ricordo per loro è invece doveroso. Peccato che il Memorial sia abbastanza nascosto e pochi sanno dove si trova. Quando siamo ormai a pochi metri e chiediamo indicazione ad un tassista in sosta davanti allo Sheraton questo non sa nemmeno di quale monumento stiamo parlando. Gli auguriamo di non prendere l’aereo sbagliato, un giorno.

 

 

 

COMMENTI:

La ricchezza fine e civile che si vede in molte case, ben distanti dallo sfarzo ostentato delle ville di Newport finisce comunque per creare un contrasto con altre tipologie abitative lasciate in decadenza. Si conferma da questo punto di vista lo stereotipo americano che vede opposte situazioni, dove la middle class di stampo europeo stenta a trovare spazio. Una prova di ciò sono i frequenti negozi dell’usato. Accanto a pezzi vintage ed ancora utilizzabili a fine decorativo dopo una ripulita e verniciatura, esiste un altro genere di mercanzia più adatta ad una clientela con pochi soldi in tasca. In sostanza, si tratta di rigattieri che espongono in cortile quanto raccattato in giro. Il lavoro in generale non manca: ovunque si trovano cartelli con su scritto help wanted, soprattutto in locali commerciali, ma probabilmente le paghe non sono sufficienti a generare quel minimo di ricchezza per creare uno strato sociale medio. Quello che invece non manca sono le bandiere americane, praticamente una di fronte ad ogni casa. Perfino nei verdi cimiteri in cui spicca il grigio delle pietre tombali, in molti casi si vedono bandierine a stelle e strisce. Non abbiamo modo di verificare se si trattasse di soldati periti in servizio oppure di persone con un buon senso patriottico. Resta il fatto che se ne vedono molte.

In generale, il carattere dell’uomo della strada americano è molto distante dallo stereotipo che ne abbiamo in Europa. Forse l’epica cinematografica del cow boy piuttosto che del gangster unite alla politica che vuole gli USA impersonare il ruolo di arrogante gendarme del mondo, tende a portaci ad avere una concezione distorta del cittadino comune. Già in occasione di altri viaggi era capitato d’incontrare un sistema di relazioni civili da impressionare favorevolmente, un marcato rispetto verso il prossimo evidenziato da attenzioni a non creare disturbo o molestia alcuna. Non solo, la gente si presenta molto disponibile ad aiutare chi ha bisogno anche solo di un’informazione, senza spinte passionali, ma con un concretezza finalizzata a risolvere il problema. In questo si vede anche la mano pubblica: come esempio basti l’attenzione dedicato ai portatori di handicap, con parcheggi, abbattimento di barriere architettoniche e quant’altro possa agevolarne il movimento; la prevenzione degli incidenti stradali poi, è quasi maniacale. L’impressione è che questo nasca da una rigorosa educazione ricevuta a scuola e in famiglia, tale da far apparire gli atteggiamenti quasi professionali. I paesini del New England sono ben distanti da certi quartieri metropolitani, ma nei nostri quartieri (metropolitani o non) il modo di relazionarsi rimane ben diverso.