Day 2 : sab. 3 ottobre 2015


 

Cittadine affacciate sull'Atlantico, astici e anticipo di Halloween


La notte è stata ristoratrice, ci svegliamo in forma e pronti per incominciare l'avventura: il vento tagliente e la temperatura sotto i 10°C ci accolgono all'uscita dall’hotel diretti a far colazione in un locale dedicato: waffles e french toast ben farciti di apple cinnamon e maple siroup, tanto per iniziare. Ad un certo punto arriva lo sceriffo a bordo di cotanto furgone, ma non è per noi, intendono solo far colazione. Scende qualche goccia in diagonale ma questo non impedisce di fare un giro per il paesino, nel quale verso la metà del Seicento si scatenò una vera e propria caccia alle streghe, con tanto di patibolo, sul quale salirono una trentina di sventurate. A rendere l'atmosfera ancor più misteriosa si aggiunge l’imminenza di Halloween, che qui rappresenta una vera icona celebrativa: anche se l'esposizione di scheletri che pendono dal soffitto, teschi usati come soprammobili e zucche situate ovunque capiti possono suonare come macabri, nella regione che ha visto nascere questa tradizione tutto ciò assume un’aria simpatica e viene allestito con oltre un mese d'anticipo. Notiamo anche come l'effige classica della befana a cavallo della scopa venga integrata nella kermesse, una gira vorticosamente sulle nostre teste appesa alla ventola-lampadario mentre facciamo colazione. Per i nostri costumi risulterebbe in anticipo di almeno due mesi rispetto ad Halloween. Sarebbe curioso leggere qualcosa sull'origine di una simbologia appartenente alla nostra stessa cultura ma nel contempo tanto distante, e ravvicinato solo minimamente in questi ultimi anni perlopiù da ragioni commerciali. Si sale a bordo della VW Jetta noleggiata ieri in aeroporto per puntare in direzione di  Portsmouth sulla US1. Lungo il percorso incontriamo un alternarsi di villaggi circondati da paludi insalubri, dove i primi sono stati realizzati su terreni bonificati a scapito delle seconde. Quando raggiungiamo la destinazione il vento è ancora fresco ma ha smesso di piovere ed in lontananza si vede già il cielo azzurro. L’abitato è costituito soprattutto da villette in legno con giardino prospicente, una costante della regione, dove spiccano ordine ed accuratezza. Visitiamo lo Strawberry Bank Museum (Foto2), un borgo ottocentesco cristallizzato come museo, dove una casa (quella della famiglia Goodwin) verso la metà del secolo scorso è stata addirittura traslata di un miglio facendola ruotare su tronchi. Le altre si trovavano già sul posto, ulteriormente ingentilito da giardini e fontane. All’interno delle abitazioni si possono ancora ammirare gli arredamenti delle famiglie borghesi che le abitavano, ricavando così uno spaccato di come doveva essere la vita signorile dell’epoca. Altre costruzioni ospitano invece laboratori artigianali pressoché intatti. All’interno di ogni casa un volontario è sempre disponibile a fornire informazioni, sfidando una temperatura non particolarmente calda. Una curiosità: nel parcheggio antistante il museo, mentre fotografo la targa di una vettura del New Hampshire sulla quale  campeggia il motto live free or die, vengo abbordato da un anziano signore incuriosito che mi chiede se sto scattando foto per fare delle multe: lo rassicuro dicendo che sono un innocuo turista. Due passi verso il porticciolo, che non ha nulla di particolare da dire. Ancora verso nord in direzione di Kennebunkport, un gradevole villaggio gravitante intorno al porto, dove l’Ocean Road costeggia la passeggiata fronte mare e ad un certo punto è stata creata una chiesa a cielo aperto, meglio di tante cattedrali! Facciamo il giro dell’Ocean View, contornato da villette appartenenti a benestanti cittadini ed usate unicamente come seconde case. A pranzo assaporiamo l'esperienza gradevole di un locale che fonde le caratteristiche di gastronomia e osteria in un ambiente familiare, tanto da chiamarsi Cape Porpoise Kitchen. Non ci lasciamo scappare la prima opportunità di assaggiare il lobster roll, astice tagliato a pezzetti e sistemato su panino caldo con opportuni contorni, l'ideale per un pranzo gustoso ma rapido nel contempo. Lungo tutta la costa, e sovente anche all’interno, i ristoranti ostentano icone di astici invitanti, evidente attrazione per i turisti e non solo. Non c’è dubbio che siamo nella zona giusta per le nostre ambizioni culinarie. Geograficamente parlando, una targa indica che siamo a 43° di latitudine nord; sembra impossibile trovarci, seppur di poco, più a sud di dove viviamo: la temperatura non è salita oltre i 13° e sappiamo che le medie da qui in avanti resteranno per alcuni, lunghi, mesi ben sottozero. Ci troviamo ora nel Maine, dopo aver lasciato il Massachusetts ed attraversato la costa del New Hampshire lunga una ventina di miglia. Percorrendo la Highway 95 raggiungiamo Portland, caratteristica cittadina con la bella Commercial Street che scorre adiacente ai vecchi docks rimodernati per attività turistiche più vicine ai nostri tempi. In verità, sul Waterfront resta ancora un porticciolo per l’attracco dei pescherecci, dove si possono vedere le gabbie destinate ad attrarre in trappola gli astici.  Chiediamo ad un tizio che sta armeggiando su una barca quando è previsto il rientro dei pescatori: ci spiega che di solito arrivano per cena, fra le 16 e le 19, ma oggi nessuno si è mosso in quanto il tempo non era in condizione. In verità la situazione è migliorata e da un paio d’ore ci troviamo sotto un fresco sole, ma la fauna marittima ha le sue regole e soprattutto non usa vedere le previsioni meteo. Le viuzze del centro sono state riadattate alle esigenze della modernità ma trasudano ancora storia. Ripartiamo sulla 295 verso Brunswick per tornare sulla 1 in direzione della Pemaquid Peninsula e vedere uno dei fari più famosi del New England: vi giungiamo intorno alle 17,30, in coincidenza col tramonto e le sue splendide sfumature. Il luogo è molto romantico, infatti una coppia di sposi sta facendo il servizio fotografico insieme agli amici con il faro ed il tramonto di sfondo. Il sole s’intinge nell’acqua lasciando dietro di sé un mare cobalto, le rocce laviche (Foto2) convergono lentamente verso le onde, mentre la vegetazione ci induce a pregustare i colori caldi che ci accompagneranno nei giorni a venire. Risaliamo il lato orientale della penisola sulla US32 per raggiungere Rockport e quindi Camden, altro paesino adagiato in riva al mare: qui inizia un tratto di costa con scogliere scoscese sulle quali s’infrangono ininterrottamente le onde. Sembra difficile trovare una sistemazione, stante che ci troviamo ad un crocevia fra le bellezze offerte dall'oceano e quelle dal foliage all'interno. Per di più è sabato sera. Anche oggi non possiamo permetterci di badare a spese e pernottiamo al River House Hotel di Camden, camera bella e spaziosa con due queen beds, gestito da un simpatico ed attempato signore che ci offre subito un buon consiglio per cena. A rischio di essere monotoni, torniamo ad ordinare l'astice, stavolta nella sua configurazione più classica, che implica un certosino lavoro di estrazione della sostanza dalle chele. Il tutto viene accompagnato da una birra locale. Restiamo stupiti di come alle 21 siamo rimasti gli unici avventori del locale, pur essendo di sabato. E’ evidente l’abitudine di cenare presto e ce ne accorgeremo anche nei giorni successivi, quando in diverse occasioni saremo gli ultimi clienti a lasciare il ristorante.

Nel corso del pomeriggio abbiamo sostato in un visitor center all’ingresso del Maine, per un’esperienza di quelle che rendono l’immagine di fulgida civiltà ad un Paese che dedica attenzione al turista sì come cliente, ma in un modo da farlo sentire accudito anche come persona in quanto tale. Oltre all’abbondante e valida documentazione offerta per agevolare il soggiorno, il personale dispensa informazioni di ogni genere atte anche a favorire il contatto con la cultura del luogo: in particolare oggi ci raccontano come l’estate sia stata particolarmente calda ed asciutta, cosa che ha limitato la cangianza di colori, tipica della stagione. In tal caso le foglie dovrebbero passare direttamente dal verde al marrone, la trasformazione è iniziata un paio di settimane fa in Canada e sta scendendo gradatamente per avere il suo picco a queste latitudini nella seconda metà della settimana prossima. In effetti, da quanto avremo occasione di ammirare nel corso della settimana a venire, gli alberi tendono ad assumere le colorazioni di cui vanno famosi. Non osiamo immaginare cosa avremmo potuto vedere se la stagione fosse stata più favorevole, probabilmente la luminescenza avrebbe reso possibile viaggiare a fari spenti nella notte! La folta presenza di aceri agevola il tutto, ma è curioso rilevare come alcuni rami maggiormente esposti al fresco notturno presentino ciuffi gialli e rossi, mentre il resto deve ancora iniziare la sua trasformazione: il tutto in una moltitudine di sfumature che nessun pittore avrebbe potuto immaginare altrettanto fantasiosa. Sulla  costa le temperature più calde mostrano ancora una preponderanza di verde.

Lungo la strada, per tutto il viaggio incontriamo molti animaletti privi di vita, investiti dalle auto mentre attraversavano. Si tratta di procioni: hanno all’incirca le dimensioni di un cane, pelo lungo e fulvo, con delle striature sul musetto a sembrare una maschera.

 

Pernottamento: CAMDEN - Camden Riverhouse Hotel