Day 3 : dom. 4 ottobre 2015

 

L'Acadia N.P.: Mount Desert Island, un paradiso nell'estremo nordest degli USA

 

Che ci troviamo nel “New England” lo si evince dal comportamento dei suoi abitanti: è pur vero che siamo in una zona ricca degli Stati Uniti ma è altrettanto vero che qui regna una signorilità mista precisione tali da portarci a credere che esista un mondo in cui benessere ed educazione possano coesistere. Tutto lascia trasparire una nobile concezione della vita, l'ordine regna sovrano mentre la gente appare distante dallo stereotipo di americano che la TV ci propone. L’atteggiamento di chi incontriamo non è affatto da cow-boy, nell’idea che generalmente abbiamo degli statunitensi. Apprendiamo dalle news che sull’altro versante degli USA un disadattato è entrato in una scuola uccidendo diverse persone: sembra di trovarci ad una distanza siderale, per quanto le esperienze avute in altre località degli States ci abbiano sempre portato a constatare una convivenza sostanzialmente civile. Qui però si vede  solo gente beneducata che cerca di prevenire le tue domande per poterti fornire delle risposte: un paradiso anche in questo. Il resto lo fa una natura generosa, tanto nella sua dimensione marina che in quella montana. Non lo fu altrettanto all'epoca dei primi coloni europei, i quali dovettero ringraziare gli abitanti indigeni se riuscirono a sopravvivere ai rigori dei primi inverni. Pur trovandoci a latitudini leggermente inferiori alle nostre del nord Italia, la stagione risulta particolarmente fredda a causa dei gelidi venti polari che, non trovando valide barriere ed in assenza della corrente del golfo, fanno precipitare le temperature ben sotto quelle europee. In compenso l'autunno offre colori caldi in abbondanza,  quasi che la Natura volesse congedarsi ed al tempo stesso scusarsi per il freddo imminente.

Anche nelle forme fisiche gli abitanti del New England si differenziano dal classico americano: si vede meno gente grassa, parecchi fanno jogging al mattino e il modo di nutrirsi sembra essere più attento di quanto non avvenga oltre i monti Appalachi. Le fries non mancano ma vengono sovente accompagnate con pesce o verdura. La dieta più sana rende queste persone anche mentalmente più agili ed in genere ricaviamo un’impressione estremamente positiva ed educata fra i nostri interlocutori, chiunque essi siano e a prescindere da possibili interessi commerciali. Anche in quanto ad orari, già detto delle abitudini “mattiniere” nel far cena, si vede meno gente che mangia a tutte le ore del giorno.

Colazione country in hotel con self-made waffle, farcito con marmellate artigianali e sciroppo d’acero. Sopra Camden si eleva la Bettie Mountain (l’accesso automobilistico costa 9$) e vi saliamo per giungere ad una vetta spianata dove parcheggiano anche i pullman. Osserveremo in occasione di altre “scalate” automobilistiche come gli Appalachi abbiano quote basse (la vetta più alta supera di poco i 1.900 mt) e forme rese morbide dall’erosione: del resto queste montagne risultano essere fa le più vecchie esistenti al mondo e gli agenti atmosferici lavorano incessantemente per smussarne ogni tipo di asperità. Dall’alto si gode una bella vista sulla baia di Camden (Foto2) ed i paesini poco più a sud. Sul punto culminante della montagna è stata eretta un torre in memoria dei caduti della prima guerra mondiale, ricordo che troveremo anche in altre occasioni come al ponte di Portsmouth, mentre non abbiamo visto lapidi o monumenti commemorativi dedicati alla seconda guerra mondiale. Non riusciamo a capire se ciò sia solo dovuto a pura coincidenza, al fatto che questa regione abbia dato molti caduti nella prima guerra o se vi siano anche altre ragioni.

In una giornata di sole tiepido riprendiamo la US1 in direzione dell'Acadia National Park. Nel rifornirci di benzina spendiamo 2,10$/gallone (circa mezzo €/litro!!). Scopriremo che il prezzo può raggiungere al massimo 2,30$/gallone sulle highways.

Il paesaggio è vario, con insenature attraversate da ponti talvolta arditi, fra paesini immersi nella loro tranquillità domenicale. Raggiungiamo Ellsworth, puntiamo in direzione sud per la Mount Desert Island, sede del parco, e raggiungiamo Bar Harbor: giro sull shore path, una sorta di sentiero che costeggia l’oceano, per chiudere il cerchio nella zona centrale del villaggio, bello, con parecchi turisti in età avanzata: ha uno stile classico da località di villeggiatura, ma necessita di alcuni restauri in attesa di volenteroso mecenate. Appare infatti come una destinazione un po’ fuori moda. Il fatto di trovarsi distante da aeroporti ed essere raggiungibile solo a prezzo di una lunga traversata dalle metropoli (New York, Boston, ecc.) l’ha probabilmente portata fuori dai grandi circuiti turistici di soggiorno. E dire che nel tempo in cui i tropici non si trovavano ad un paio d’ore di volo era meta di vacanzieri illustri.

L’Acadia National Park, così come tante altre zone protette, invita i visitatori a “non lasciare tracce”. Consiglio ampiamente condivisibile, con l’unico appunto che per rendere i siti d’interesse alla portata di tutti non si è esitato ad asfaltare vie pedonali e a creare parcheggi, costruire ripari e quant’altro agevoli il passo ad ogni genere di essere umano interessato a visitare quei luoghi. Tali infrastrutture finiscono per impattare sensibilmente sull’ambiente naturale. Il foliage è ancora nella sua fase ascendente con colori tendenti più al verde, grazie al fatto che la costa è solitamente più calda e nella vegetazione marittima prevalgono le conifere. Le case solitamente presentano una struttura in legno coperto da materiale isolante, sul quale viene ulteriormente applicato un rivestimento decorativo di listelli. Si varia dalla casetta ben tenuta dove anche la crescita dei fili d’erba viene attentamente monitorata ad alcuni stabili lasciati completamente in abbandono ed in attesa di crollo. Anche qui, televisivamente parlando, si passa agevolmente da un film della Signora in Giallo ad uno sulla Casa degli Spettri. Nella tipologia costruttiva delle case risalta il frequente rivestimento esterno con impiego di scandole in legno. Tuttavia, mentre in alcune vallate delle nostre montagne questo materiale viene usato come copertura del tetto, qui serve per le pareti. L’unico aspetto negativo è che, non essendo verniciate, le scandole finiscono per far assumere alla casa un triste colore grigio: del resto non si può pretendere una costante impregnatura: qui la stagione fredda gioca un ruolo rilevante sull’usura di quanto deve stare all’esterno. Ci rechiamo dapprima al visitor center per pagare i 25$ di accesso al parco e raccogliere alcune informazioni, quindi saliamo in auto al Mt. Cadillac (Foto2), con i suoi 470mt è il punto più alto della East Coast, dal quale si gode un’ottima vista sulla baia di Bar Harbor e dintorni. Percorriamo la litoranea detta anche Park Loop Road per visitare i quattro punti più significativi:

- Sand Beach, un mare invitante ma con temperatura da rendere meno attraente le attività balneari.

- Thunder Hole dovrebbe essere una stretta insenatura dove le onde riproducono il rumore di un colpo di tuono. Sarà per la sostanziale bonaccia ma non ci sembra nulla di ragguardevole. La scalinata che porta sul posto è una pugnalata che squarcia un bel tratto di natura.

- Otter Cliffs: scogliere di media entità

- Il Jordan Pond (Foto2) è invece un lago in cui verrebbe voglia di fare il bagno. Ci limitiamo a compierne il periplo per una camminata complessiva di 6km in poco meno di un’ora. Il paesaggio circostante è splendido, è stato creato un sentiero anche nella zona paludosa tramite spesse assi di legno, cosi da renderlo fruibile anche con le scarpe da ginnastica. Il sole che si abbassa rende il gioco di alberi specchiantisi nell’acqua ancora più suggestivo.

Partiamo che sono ormai le 16 in direzione nord verso Ellsworth e quindi in direzione di Bangor. Il paesaggio assume coloriture autunnali alternando distese di prati a zone più boschive o non coltivate. Le strade sono tenute in perfetto ordine, nonostante il rigore degli inverni e sono protette da una cintura ad alto fusto su ogni lato, ad evidente protezione contro le bufere invernali e non solo. Il sole brilla ma la temperatura non è mai salita oltre i 14°, per scendere notevolmente al momento del nostro arrivo a Bethel, zona ricca d’impianti da sci dove la stagione dura quasi 12 mesi: l’inverno con lo sci fino a primavera inoltrata (quando arrivano molti tedeschi), l’estate per la tranquillità ed il fresco montano e l’autunno per il foliage. Pernottiamo presso il Bethel Village Motel e andiamo a cena nell’unico posto rimasto aperto, un ristorante di buona cucina coreano giapponese. Il rientro a piedi ci fa riassaporare il concetto di freddo che la calda estate aveva posto nell’oblio.

 

Pernottamento: BETHEL - Bethel Village Motel