Day 14 : dom. 2 gennaio 20119



Da El Calafate fino alla base di Sua Maestà: il Cerro Torre senza una nuvola.


Anche oggi, una giornata che sembrava essere di tranquillo trasferimento si trasforma in una travolgente cavalcata verso le infinite bellezze di questa regione. Il cielo è terso e fa persino caldo quando facciamo colazione nel solito bar presso il benzinaio di El Calafate. I croissant, che qui chiamano medialuna, sono ormai diventati un appuntamento fisso. Un pieno di gasolio e via verso El Chalten.

La macchina fotografica ha già impresso sulla scheda oltre 2000 foto ma dico che me ne basta solo più una: quella con lui, il Cerro Torre. Un destino benigno in realtà me ne riserverà ben più di una. La strada è tutta asfaltata e presenta un percorso più vario delle solite steppe percorse finora. Non che non sia arido, ma segue il corso del Rio La Leona con ampi saliscendi che rendono il viaggio più interessante.

 

E’ curioso notare come queste aride lande desolate possano essere solcate da fiumi così brillanti. Eppure i Laghi Argentino e Viedma che ricevono lo scioglimento degli enormi ghiacciai, danno sfogo alle loro acque nei fiumi che attraversano il deserto per sfociare infine nell’Atlantico. Si assiste in questo modo allo spettacolo di grandi strisce blu che squarciano il colore ocra della steppa. Uno spettacolo che risulta particolarmente scenografico quando si arriva con l’aereo.

 

Man mano che procediamo iniziano a stagliarsi in lontananza le vette del Parco ed una di esse in particolare eccita le nostre menti. Mancano ancora 150 km ma la sua forma a guardarla con attenzione è inequivocabile: si tratta del Cerro Torre privo di nuvole. Anche se a grande distanza, siamo davanti a lui. Anzi è lui che oggi ha deciso di farsi vedere. Il suolo ora è prevalentemente pianeggiante e le scarse ondulazioni in nessun momento riescono a nascondere l’icona che ci compare innanzi. Inizia a questo punto una corsa contro il tempo nel timore che qualche nuvola ce ne impedisca la vista una volta che gli siamo sotto. Dobbiamo fermarci un paio di volte per alcuni scatti in lontananza, dacché anche il paesaggio che ci circonda si fa via via più interessante. Quasi col conto alla rovescia arriviamo finalmente a El Chalten e qui cerchiamo l’alloggiamento di stasera almeno per lasciare i bagagli. L’hotel Las Piedras è sul solo piano terreno in stile americano. E qui avviene un altro fatto tanto curioso quanto inaspettato: al gestore che si rivolge a noi in inglese diciamo di parlare tranquillamente in spagnolo. Poco, sentendoci parlare italiano, chiede di parlare tranquillamente in italiano perché lo è anche lui, ma alla fine scopriamo che è piemontese e finalmente possiamo parlare la nostra lingua madre a 14.000 km di distanza. Non solo, Elvio ci dice che un suo nonno è di Nole Canavese, mentre da parte materna ha origini a Moncalieri e a Pralormo. A questo punto smettiamo di approfondire l’argomento per non scoprire vincoli di parentela. Gentilmente ci fa lasciare i bagagli sul prato e ci consiglia di correre verso la Montagna perché una giornata come questa è una vera e propria rarità. Sono le 12 e non ce lo facciamo dire due volte. Percorriamo coi mezzi motorizzati qualche centinaio di metri, fino all’inizio del sentiero. Da qui si prosegue a piedi con molto spostamento e diversi saliscendi, dapprima con il Cerro Torre e il Fitz Roy davanti. Poi solo con il primo a farci da stella polare. E’ inutile dire che le foto vengono scattate da tutte le posizioni, quasi fosse un bersaglio, anche se in realtà lo è. Nessuna donna avrebbe potuto accendere maggiormente il nostro interesse in quel momento. E’ proprio il caso di dire che una volta tanto si preferisce una ruvida parete verticale a morbide curve lisce. Ma questo è amore! Dopo la lunga camminata sotto un sole cocente e la crema con protezione 50 che riesce a malapena a filtrarne i raggi, giungiamo al Suo cospetto quando sono passate le 15, corrispondenti a 600 mt. di dislivello.

Questa non vuole essere idolatria di un blocco di pietra, seppur alto 2000 mt., ma la doverosa riconoscenza ad una delle supreme bellezze (FotoA - FotoB - FogoC)che la Natura abbia saputo creare, per di più in una giornata di splendido sole. Raggiungiamo Laguna Torre che insieme all’omonimo ghiacciaio ci separa dalle pareti sud ed est della nostra Montagna. Sul lago galleggiano alcuni iceberg di piccole dimensioni mentre un uccello appartenente alla famiglia delle aquila, detto Carancho (simile ad un gracchio) volteggia sopra di noi. La smania di arrivare il più vicino possibile al Cerro mi fa provare l’aggiramento del lago sulla sinistra, ma c’è un impetuoso torrente che si diparte dal medesimo e non mi sembra il caso di usare il cavo messo lì per attraversare, non fosse che manca l’attrezzatura per organizzare un sistema a carrucola. Vedo alcuni ragazzi che rientrano con questo sistema: sembrano Indiana Jones. Proviamo sul lato destro, dove un sentiero tiene la cresta della morena ed arriviamo fino al punto in cui il ghiacciaio compie un salto nel lago con un fronte di una ventina di metri. Oltre non si può andare, ma siamo già enormemente soddisfatti. E con altrettanta soddisfazione scendiamo verso la nostra dimora per gustare il guanaco con la polenta (qual migliore suggello!) e la lepre in carpione che Elvio nel frattempo ha preparato.

Ascoltiamo i suoi racconti: ci dice che non tutti gli anni qualcuno riesce a salirlo e che le spedizioni attendono a volte dei mesi prima di trovare il momento di bello tendenzialmente stabile. Non presenta vie normali, sono tutte di un’asperità che pochi possono sostenere. Parla ancora un piemontese accettabile anche se confonde sovente i termini con il francese, del resto non gli capita sovente di usarlo. Per questo ci chiede di rivolgersi a lui solo in piemontese, cosa che non disdegniamo. Trovarsi a parlare piemontese in un luogo così remoto è già di per sé un’emozione che va ad aggiungersi a quella di vedere il Cerro Torrre, ma anche l’alloggiamento e l’ospitalità sono da dieci e lode.

I suoi nonni sono venuti in Argentina intorno al 1925 e si sono stabiliti a Cordoba, dove di solito andavano i piemontesi, abituati a lavorare la terra, mentre i meridionali andavano a Mar del Plata dove c’era possibilità di lavorare con la pesca. E’ a El Chalten da 17 anni e si può dire che sia stato uno dei pionieri, dal momento che il paese è stato fondato appena nel 1985. All’epoca vi abitavano appena 42 persone di cui 10 appartenenti ad una sola famiglia. E’ stato creato al fine di mettere un avamposto in una zona dove il Cile iniziava ad accampare delle rivendicazioni territoriali. Attualmente il paese non ha copertura GSM e l’elettricità viene fornita tramite generatori elettrici a gasolio. Elvio ci dice che con i torrenti ed il vento che c’è qui, sarebbe molto semplice rendersi autonomi energeticamente, ma per alcuni è più remunerativo usare il sistema di generatori. Parecchie vie sono sterrate ed è tutto un alternarsi fra costruzioni recenti, talvolta anche belle e catapecchie disabitate, ormai decadute. E’ comunque evidente che sia in corso un ingente sfruttamento edilizio e questo è dimostrato dai molti hotel in costruzione. Nonostante la bella giornata la vita fra vento estivo e freddo invernale dev’essere tutt’altro che semplice, ma basta guardare verso l’alto in direzione nord per far passare ogni remora.

 

Oggi siamo stati fortunati! Nel trovare il Cerro Torre libero da venti e tormente nel giorno in cui gli rendi doveroso omaggio non c’è abilità, si tratta solo di avere una grande fortuna. L’abilità semmai è nell’osarne l’ascensione, cercare di arrampicarne i duemila metri di granito verticale.


    Pernottamento: EL CHALTEN - Hotel LAS PIEDRAS                                                            223 km.