Day 2 : mar. 21 dicembre 20109

 

Visita della capitale e serata di tango.


Partiti due giorni prima di noi ed in partenza per una giornata dedicata alla fiesta gaucha in una estancia, incontriamo il resto del gruppo a colazione, ed iniziamo la nostra avventura per la capitale argentina. Le dodici ore di volo del volo intercontinentale ci hanno dato tutto il tempo di preparare un dettagliato piano d’assalto per la visita della città. Come in tutte le metropoli del nuovo mondo, l’offerta di attrattive turistiche è decisamente più limitata che altrove, ma per un giorno e mezzo ce n’è abbastanza per non annoiarsi; alla fine Baires ci risulterà migliore di quanto ci attendessimo alla vigilia. Non annoiarsi significa svegliarsi alle 7 ed essere in strada poco dopo le 8,30 e balzare sul primo taxi di passaggio facendosi portare a la Boca. In Argentina i taxi non vengono chiamati tramite una centrale, basta fermare il primo libero che sta passando. Anche questo tassista è simpatico e ci fornisce alcuni particolari utili a tessere il mosaico che ci dovrà dare un’idea del quadro sociale.

Il sole è già alto e ci sono 28,5°, per dirci che oggi è il giorno più lungo dell’anno e che non soffriremo il freddo. Anche se quello de la Boca resta un quartiere estremamente popolare al limite del malfamato, una passeggiata mattutina, quando i balordi dormono ancora una volta finite le scorrerie notturne, ci consente di vedere questo quartiere portuale nato da immigrati italiani. Il Caminito, la via incorniciata da case verniciate con fantasiose tinte pastello (proveniente dai residui delle vernici delle navi) incomincia a risplendere della luce mattutina, mentre i primi venditori iniziano ad allestire i loro banchetti. Tutto è ancora incredibilmente silenzioso e non è difficile immaginare gli immigrati che cent’anni fa sbarcavano lungo queste rive con una storia di miseria in patria, alla ricerca di una fortuna che arriverà invero solo per pochi. Il quartiere è stato fondato da un gruppo di immigranti genovesi ed è quello dove maggiormente si sente la fantasia latina, percependo a distanza di tempo la voglia di vivere che c’era cercando ostinatamente gli aspetti allegri della vita, a discapito delle asperità di tutti giorni. Pur essendo un quartiere povero aveva una certa autonomia ed orgoglio, tant’è che ad un certo punto chiesero di fondare la Republica de la Boca per non essere sotto il regime spagnolo come era già Buenos Aires ed essere così parte dell’Italia. E’ proprio in questo quartiere che è nato il tango, ballo strettamente popolare, inizialmente inviso alla borghesia ed ai praticanti cattolici per il suo andamento lascivo e di stretti contatti fisici fra i ballerini.

Vediamo anche La Bombonera, il mitico stadio dove gioca il Boca Juniors (ex squadra di Maradona e fra le più forti del campionato argentino). Si trova nel bel mezzo del quartiere ed è dipinto con i colori sociali della squadra: gialloblu.

Molti bambini ci passano davanti accompagnati dalle mamme, intenti ad andare all’allenamento; chissà che fra qualcuno di loro non si celi un campione del futuro.

Riprendiamo un taxi alla volta di San Telmo quartiere non tanto distante, dove un tempo viveva la borghesia cittadina. Scendiamo in Pl. Dorrego, niente di particolare se non fosse per l’atmosfera tranquilla con le tante panchine, i tavolini esterni dei bar e gli alberi che offrono un buon ristoro nell’estate urbana. Visita alla Chiesa Di San Pedro Gonzales e al mercato coperto in Pl. Carlos Calvo.

Vediamo anche un paio di scritte sui muri inneggianti Cristina Fernandez, la presidentessa del Consiglio nonché vedova di Nestor Kirchner. Questo colpisce particolarmente in quanto siamo in un Paese dove l’astio nei confronti dei governanti è sempre stato molto alto, ma tutti riconoscono il buona lavoro fatto negli ultimi 8 anni dalla coppia presidenziale che si è alternata al governo. Il prossimo anno ci saranno le elezioni, ma tutti pensano che la Fernandez possa farcela e riesca a continuare le riforme iniziate dal marito all’indomani del sostanziale fallimento dello Stato argentino nel 2001. Il taxista di origini bergamasche che ieri sera ci ha portato dall’aeroporto all’hotel si dice stupito anche lui di come un Paese con enormi potenzialità si trovi con un così elevato indice di povertà. Per semplificare ci dice che basta andare con un camion a poche decine di km dalla città per trovare un’enormità di vitelli al pascolo, ucciderli e portarli in città per sfamare la gente. La terrà è così fertile che basta buttare un seme per far crescere un albero. In più c’è il problema di immigrati clandestini (boliviani, peruviani ed in misura minore paraguayani) che sono senza lavoro e rinforzano in tal modo le file della criminalità. Lo scarso sviluppo va sicuramente attribuito alo scarso valore dei politici che si sono susseguiti negli ultimi decenni, ma a questo punto dovremmo iniziare un delicato argomento se sia nato prima l’uovo o prima la gallina.

Attraversiamo il quartiere Manzana de la Luces, dove si trovano alcune chiese interessanti. Iniziamo da quella di Sant’Ignacio, pur essendo abbastanza spoglia al suo interno vi si trova il mausoleo del generale Belgrano. La chiesa di San Francisco è ad unica navata ed è arricchita da diversi quadri, statue, ecc. Passiamo di fronte alla facoltà d’ingegneria (in stile classico) ed al monumento al lavoro, rappresentato da due lavoratori che tirano un enorme masso a dimostrare che l’unità dei lavoratori può portare a grandi risultati. Un’occhiata alla farmacia Estrella in stille ottocentesco e proseguiamo sulla Av. Defensa per raggiungere la Plaza de Mayo: il centro pulsante della città, sulla quale si affacciano la casa Rosada (palazzo presidenziale), il Cabildo (antica sede dei viceré spagnoli), la Cattedrale (dove si trova la tomba di San Martin), il Banco de la Nacion. Su un lato della piazza si trova un picchetto permanente dei veterani di guerra (quella delle Malvinas), i quali dopo le sofferenze patite durante il conflitto si trovano da vent’anni a fronteggiare l’indifferenza dello Stato che non riconosce loro alcuna pensione. Il colore della Casa Rosada vuole rappresentare un compromesso fra il rosso dei federalisti ed il bianco degli unitari che rivaleggiarono nel corso del XIX secolo.

Raggiungiamo a piedi il nuovo quartiere di Puerto Madero un tempo degradato quartiere portuale, ora uno dei più belli, con uffici e residenze signorili. Ingenti capitali sono stati attratti per ristrutturare la zona, dove si è saputo fondere con buon gusto i vecchi docks in mattoni (trasformati in locali commerciali) con i moderni palazzi in vetro. Lungo il canale d’attracco restano alcune gru dell’Ansaldo, come testimonianza di un passato ormai remoto, dei tempi in cui passeggeri e merci sbarcavano in abbondanza nel porto di Buenos Aires. I primi in fuga dalla miseria delle zone più povere d’Europa, le seconde per costruire il nuovo Stato sudamericano. Non è nemmeno necessario chiudere gli occhi per immaginare le scene che deve aver vissuto questo barrio.

Da rimarcare l’elastico ponte mobile de la mujer a forma di arpa (dedicato appunto alle donne) e la Fregata Sarmiento, che ha solcato i mari per oltre trent’anni effettuando una quarantina di circumnavigazioni del globo. Visitiamo anche l’interno, dove tra l’altro si trova il cane Lampazo, imbalsamato, che per anni è stato la mascotte di bordo. Il ponte era previsto essere inaugurato proprio verso la fine del 2001, invece è entrato in funzione senza una vera e propria celebrazione poiché in quei giorni c’è stata la crisi finanziaria ed erano ben più gravi i temi a cui dare seguito.

Basti pensare che nel giro di un mese si sono susseguiti ben 5 presidenti della Repubblica.

Passando vicino alla Posta Centrale in ristrutturazione andiamo a prendere il bus turistico a due piani nella Plaza de Mayo. Ritorniamo alla Boca dopo essere passati da Sant’Elmo, ottenendo qualche ulteriore spiegazione. Ci fermiamo in un locale/tangheria per turisti, ma scappiamo subito di fronte alle tentazioni commerciali che ci vengono proposte ed andiamo in una pasticceria nelle vicinanze per assaggiare un dulce de leche e rivedere il Caminito da un’angolazione temporale diversa. Proseguendo col bus turistico attraversiamo il quartiere de la Villa, che ci sembra essere più una bidon..villa per ritornare a Puerto Madero dal lato esterno, quello di Av. Calabria. Vediamo così tutta la skyline che si delinea tra Puerto Madero e la City. Scendiamo in Av. Cordoba per entrare nella Galleria Pacifico, un centro commerciale. Ci disinteressiamo dei prodotti in vendita per ammirare la splendida cupola vetrata. C’è una calca incredibile nonostante sia solo metà pomeriggio. Usciamo nella via pedonale, calle Florida, quando ci viene la malsana idea di cambiare dei soldi. Qui incocciamo nella disorganizzazione più sistematica che un italiano già avvezzo al tema possa incontrare. Un’impiegata “istruisce la causa” chiedendoti quanti soldi vuoi cambiare, nonché le generalità ed il passaporto. E l’operazione si conclude in pochi istanti. Nel caso ci fossero altri avventori, tre suoi colleghi sono pronti a servire i clienti. Si passa quindi al funzionario che deve rendere operativa la pratica, ovvero prendere la valuta e consegnare gli agognati pesos. E qui la faccenda si complica: c’è una fila di una decina di persone in attesa ed un solo impiegato allo sportello, il quale senza fretta effettua l’operazione, lasciando almeno un paio di minuti fra l’una e l’altra. Il tutto sotto l’attenta osservazione di uno zelante agente in divisa che fa passare i clienti al loro turno. Nemmeno si dovessero cambiare dei lingotti d’oro!

Resta comunque da considerare sul lato positivo della bilancia l’estrema cordialità e disponibilità della gente incontrata. Se ne ricava l’impressione che a livello individuale gli argentini siano collaborativi e disponibili, mentre quando si tratta di servizi pubblici si cade nell’inefficienza. Due casi esplicativi sono rappresentati dalla signora che alla Recoleta (bel quartiere che ospita diverse ambasciate) ci ferma per strada consigliandoci di fare attenzione alla macchina fotografica che avevamo saldamente in mano. Per contro ovunque si vedono manifestazioni di protesta contro il governo, le pensioni o qualsiasi cosa abbia una valenza pubblica. Forse è proprio da ricercare in questa animosità sociale lo scarso successo economico dell’Argentina negli ultimi decenni.

Dicono che alcune stazioni della metropolitana siano particolarmente interessanti. Ci caliamo pertanto in quella di Perù, sull’Av. de Mayo. E’ interessante, ma lo sono ancora di più i vagoni con interni in legno, panchine d’antan e lampade soffuse come avessimo fatto un balzo indietro di oltre cinquant’anni. Scendiamo al Congreso, il parlamento federale con una cupola ad emulare la Casa Bianca e con bella fontana antistante. Ripercorriamo l’ampia Av. de Mayo, un bel viale in cui trovano dimora hotel di lusso. Ornata da alberi, è stata pianificata secondo il ricco stile francese, ed in sostanza collega il Parlamento alla Casa Rosada. Su questa via si trova il Caffè Tortoni, il più nobile e ricercato di tutta Buenos Aires. Non entriamo nemmeno dal momento che non riteniamo opportuno fare la coda per essere chiamati non appena altri avventori stanno uscendo. Noblesse oblige, ma ci sentiamo anche obbligati a continuare il nostro giro. C’è anche il palazzo dell’Unione Industriale, imbrattato di vernice rossa lanciata durante una manifestazione. Ad un certo punto incrociamo l’Av. 9 de Julio, quella che dicono essere la via più larga del mondo. Consta di ben 22 corsie ed per attraversarla occorre essere pronti al momento in cui scatta il verde, prendere il respiro compatibilmente con lo smog che incombe sulla città e camminare spediti. Il taxista di stamane ci raccontava che transitare in auto per questa via nel pomeriggio è sovente impossibile a causa delle costanti manifestazioni, ma oggi sembra essere tutto tranquillo. Almeno sotto Natale gli animi sembrano essere più calmi. Al centro della via si trova un obelisco per commemorare il 400° anniversario di fondazione della città. Proseguendo incontriamo il Teatro Colon, imponente per costruzione e tra i più importanti al mondo per la lirica.

A questo punto il programma prevede ancora un visita al Retiro, soprattutto nella zona del parco dove si trova la piazza dedicata al generale San Martin con un suo monumento equestre al centro. Anche qui una manifestazione fa sentire i suoi tamburi fin da quando è ancora distante. Vi si trovano anche un paio di bei palazzi e la Torre de los Ingleses, alla cui piazza è stato cambiato il nome dopo la guerra delle Falkland. Poco distante si trova anche il monumento ai 695 caduti in questa guerra, con la fiamma eterna alla memoria di chi ha dato la vita per una causa che doveva servire unicamente da diversivo ad una crisi economica e di sistema durante la dittatura degli anni ’70.

Riattraversiamo l’Av. 9 de Julio per giungere alla bella parrocchia di Nuestra Señora del Pilar, ad unica navata con il coro interamente rivestito da una copertura dorata. Giungiamo infine sull’Av. Pueyrredon, nel quartiere della Recoleta, dove si trova il nostro hotel.

Ci prepariamo per andare alla serata di tango in un locale teatro intitolato ad uno dei suoi maggiori interpreti, Carlos Gardel. Alle 19,15 un minibus ci passa a prendere in hotel per confluire in una fiumana di turisti che si apprestano a cenare per poi vedere lo spettacolo. Tanto la prima che il secondo sono di grande livello. In particolare alcune rappresentazioni lasciano letteralmente col fiato sospeso. Vedere le acrobazie dei ballerini e la sinuosa agilità dei loro movimenti convince anche gli animi più freddi nei confronti del ballo. Rientriamo che non è ancora troppo tardi, così ci concediamo ancora un caffè in un bar vicino all’hotel. Non c’è il rischio che ci rovini il sonno

Pernottamento:  BUENOS AIRES - Park Elegance Unique Hotel