Day 3 : mer. 22 dicembre 20109

 

Ancora una mezza giornata a Baires e finalmente Patagonia!


Ci resta ancora qualche ora per vedere quello che ci manca della capitale, almeno di quanto rientra nei nostri piani/interessi. Con un taxi ci facciamo recapitare in Piazza Italia dove svetta il monumento equestre di Garibaldi, proseguiamo con una passeggiata nei parchi del quartiere Palermo, dove vediamo gli immancabili dog sitter (Foto) portare a spasso numerose schiere di cani, vicino alla piazza dove si trova il monumento a los españoles.

Passiamo davanti al Giardino Giapponese, che risulta essere chiuso fino alle 10 e ci portiamo ancora alla Recoleta dove visitiamo il cimitero del quartiere, che con Pere Lachaise e Staglieno è fra i cimiteri monumentali più importanti del mondo. Dapprima una rapida visita nell’attesa che arrivino le 11, ora in cui inizierà una visita guidata in italiano. Nell’attesa ci spostiamo di qualche isolato per un’occhiata alla chiesa di Las Esclavas e all’alberata piazza Vicente Lopez.

Durante la visita del cimitero ci rendiamo conto di come si stia visitando un vero e proprio museo umano di Buenos Aires. Siamo solo in due e Susy, la nostra guida docente di storia, di origine toscana, ci spiega tutto nel dettaglio soffermandosi sulle allegorie presenti nell’arte funeraria delle cappelle, sono presenti coloro i quali hanno fatto la storia della città. In primis si trova Evita Peron, in una tomba di famiglia senza alcun investimento ufficiale. Questo anche perché in Argentina vi sono dei personaggi che viaggiano più da morti che da vivi. Si tratta di gente in vista che viene rapita e nascosta oppure viene nascosta proprio per non essere rapita. Dopo la morte di Evita nel 1955 (per un tumore all’utero) ed il colpo di Stato che fece cadere il governo di suo marito, questi la fece tumulare a Milano all’insaputa di tutti, perfino degli stessi addetti al trasferimento della salma. Dopo la caduta del governo golpista, il nuovo esecutivo non volle il rientro ufficialmente per il timore di un rapimento. A questo punto i Peronisti rapirono la salma di un generale golpista (Aramburu) e la usarono come arma di ricatto. Evita fece ancora il giro di alcune tombe fino a quando ritornò di “proprietà” della sua famiglia d’origine, i D’Huarte, e venne seppellita definitivamente nella propria tomba ad una profondità di otto metri con tutti i controlli del caso. Nello stesso cimitero vi si trova anche l’ex presidente della repubblica Raul Alfonsin nonché le personalità più in vista nell’ultimo secolo e mezzo. Tant’è che morire alla Recoleta costa più che vivere in ogni altro quartiere di Buenos Aires, segno evidente che i vip sanno distinguersi anche quando vanno nell’aldilà. La storia del cimitero. Con queste spiegazioni di estremo interesse, che nulla hanno di macabro e che anzi ci aiutano ulteriormente a conoscere la relativamente giovane storia di questo Paese, possiamo finalmente prendere un taxi che ci porta all’hotel per ritirare le valigie e quindi all’Aeroparque (il secondo aeroporto della città, dedicato soprattutto ai voli nazionali, poco distante dal centro e situato lungo il Rio de la Plata) per prendere il volo delle 15,40 con destino El Calafate. L’aereo dell’Aerolineas Argentinas dopo il decollo sale sopra le acque melmose del Rio de la Plata, rese scure dai detriti che porta con sé fino al momento in cui finisce la sua corsa nell’oceano Atlantico.

Lasciamo così Buenos Aires. Non eravamo venuti qui per questo, pur essendo una città che merita la visita. Ma quello che ci attende si trova a 3 ore e mezza di volo più a sud, laddove il cono del Sudamerica si restringe a formare una stretta striscia di terra innervata dall’ultima propaggine delle Ande. E’ la Patagonia del sud: terra dura e difficile, tanto che sul versante argentino la provincia si chiama Fin del Mundo, su quello cileno Ultima Esperanza.

 

Il volo non desta preoccupazioni particolari in quanto il mitico vento patagonico non soffia oltre il dovuto. L’arrivo sopra EL CALAFATE (8.000 ab.) ci offre fin dai primi istanti una vista mozzafiato sul lago Argentino coi suoi colori turchese pastello e quello ocra delle pianure steppose che lo circondano, fino ad infrangersi contro la cordigliera.

Poco dopo le 19 incontriamo Luis Riera, il titolare dell’autonoleggio Nunatak ad attenderci, con lui percorriamo i 20 km che ci separano dal suo ufficio in città per espletare le formalità burocratiche relative al noleggio. Lo Hyundai H1 ha solo quattro anni ma da queste parti anche i veicoli invecchiano in fretta. Dev’essere però assai resistente dal momento che se ne vedono molti in giro. Probabilmente ha una buona capacità di sopportazione delle strade sterrate. A seguire andiamo a prendere conoscenza dei bungalow prenotati a suo tempo, Cabañas Nevis, e finalmente a cena al ristorante Michelangelo, che d’italiano sembra avere solo il nome. Ad ogni buon conto pasteggiamo con una gustosa bistecca e con questa ci congediamo da una nuova, lunga, giornata. Soddisfatti del trattamento decidiamo di prenotare già per la sera del 31 dicembre, data nella quale sarà difficile trovare una sistemazione al ristorante.


     Pernottamento: EL CALAFATE - Cabañas Nevis