Day 4 : gio. 23 dicembre 20109

 

Escursione al Cerro Calafate e trasferimento a Rio Gallegos, primo assaggio di deserto.


La giornata si presenta subito bella ed il vento soffia come è consuetudine da queste parti. Non riuscendo più a dormire, ne approfitto per fare quattro passi che mi consentano un primo contatto con la Patagonia. Il sole sta appena illuminando il paese, anche se è ormai chiaro da diverse ore. Del resto questi sono i giorni più lunghi dell’anno e ci troviamo intorno ai 50° di latitudine sud. Si fa colazione presso il distributore che si trova dall’altro lato della strada e andiamo subito a cercare la prima escursione verso il Cerro Calafate. Sono 1 ½ h. di camminata, senza sentieri superando una serie di contrafforti simili a quelli che si vedono nei film western. Grosse lepri ci sfuggono fra i cespugli. Man mano che si sale il vento prende coraggio e quando arriviamo sul punto più alto, che in realtà appare come un altopiano, riusciamo a malapena a reggerci in piedi. Il paesaggio è comunque splendido. Sotto un sole raggiante si stagliano in lontananza i ghiacciai che ornano le vette andine, più in vicinanza il Lago Argentino sul quale galleggiano alcuni icebergs, sotto di noi El Calafate ed a est la sterminata steppa patagonica, quella che percorreremo nel pomeriggio. Circa un milione di anni fa lo spessore del ghiaccio da queste parti raggiunse i 600 mt., tant’è che sono stati trovati dei massi erratici lasciati dalla glaciazione proprio sul Cerro, la cui vetta è un enorme piano, forse smussato proprio dall’azione costante del ghiaccio. In prossimità della cordigliera il suo spessore raggiunse i 1000 mt.

Rientriamo per partire alla volta di RIO GALLEGOS (100.000 ab., capoluogo della provincia di Santa Cruz). Dopo un’oretta di viaggio ci fermiamo a Esperanza, un luogo dimenticato dagli uomini, forse da Dio, ma di sicuro dai politici. Almeno questo s’intuisce leggendo i fogli di lagnanze e rivendicazioni affissi all’interno del bar da quello che potremmo chiamare il comitato di quartiere. Ci vivranno se va bene una dozzina di persone ed il luogo risulta fin dal primo momento elettoralmente ininfluente. Da qui lo scarso interesse da parte della classe politica. Lungo la strada facciamo i primi incontri con i guanachi (simpatici animali della stessa famiglia dei lama) ed i nandù (grossi uccelli struzziformi, parenti con lo struzzo africano ma non con l’emù australiano).

Rio Gallegos è la capitale della provincia di Santa Cruz, ovvero l’ultima provincia sulla terraferma patagonica prima dello stretto di Magellano. Il vento spazza le vie che s’incontrano ad angolo retto (a senso unico) senza raffreddare più di tanto. E’ qui che nacque il compianto Nestor Kirchner e lo si vede fin dall’inizio. E’ scomparso da appena un paio di mesi e già gli è stata intitolata la via principale. Sembra che si sia comunque meritato il riconoscimento che gli è stato attribuito.

Prendiamo visione dell’hotel che ci ospita e in un’atmosfera natalizia ci avventuriamo in un giro per la città. Purtroppo il mercato dell’artigianato ed il museo dedicato ai pionieri sono chiusi, ma riusciamo comunque a fare un giro al porticciolo dove hanno sede alcune splendide dimore, soprattutto riusciamo a far arrivare l’ora in cui si può avere cena. Per la verità l’ora della cena inizia intorno alle 21, ma girando un po’ si riesce a trovare qualche ristorante che nutre gli affamati anche un’ora prima. Questa volta tocca al primo pezzo di cordero (agnello) della nostra esperienza sudamericana e diventiamo subito amici. Una birra Quilnes scura fa da degno contraltare. 


    Pernottamento: RIO GALLEGOS – Hotel Sehuen                                                                                                     349 km.