Day 5 : ven. 24 dicembre 20109

 

Vigilia di Natale con trasferimento alla città più a sud del mondo


Riposiamo fino a poco prima delle 6,30, ora in cui gentilmente ci viene anticipata la colazione. Oggi abbiamo infatti un programma assai impegnativo: ci toccano quasi seicento km, quattro frontiere (due in entrata ed altrettante in uscita) ed un traghetto. Ma andiamo per ordine.

La partenza avviene secondo i tempi prestabiliti ed in 67 km siamo in vista della frontiera. Poco prima facciamo una digressione verso la Laguna Azul (vicino al Monte Aymond), un vulcano spento all’interno del quale si trova un lago verde smeraldo. Peccato che il sole sia assente e non contribuisca ad illuminare la vista, già bella di per sé. Poco prima del lago facciamo un incontro particolare: un gruppo di girovaghi partiti da Rio de Janeiro un paio di mesi prima e destinati ad arrivare a Quito un paio di mesi dopo sta compiendo il giro del Sudamerica. Sono guidati da un figlio dei fiori made in Italy, viaggiano su un camion attrezzato per il trasporto persone, dormono in tenda e cucinano con attrezzatura da campeggio. Pur non essendo molto estimatore di certe filosofie, non posso che restare ammirato nel vedere il senso di libertà che traspare dalle loro espressioni.

Arriviamo al passo della Integracion Austral. Le formalità di passaggio delle frontiere non sono più cavillose come qualche anno fa, ma i timbri da apporre non mancano e il tempo scorre. Innanzitutto i funzionari devono timbrare i passaporti (senza curarsi di guardare la corrispondenza fra documenti e persone), poi si passa alla documentazione legata al veicolo presso un altro sportello. Infine, e questo solo quando si entra in Cile, si deve compilare un modulo dove si dichiara di non portare con sé frutti, ortaggi o altre derrate che possano contaminare la flora locale. Al termine segue un’ispezione sommaria del veicolo. Il personale è normalmente simpatico e in quanto italiani ci accoglie sempre con sorrisi e battute, sforzandosi di parlare un po’ la nostra lingua. Cerchiamo di contraccambiare le battute e di filare via quanto prima.

Percorriamo una trentina di km fino all’incrocio con la strada che conduce allo Stretto di Magellano ed da qui puntiamo per altrettanti km in direzione sud fino a Punta Delgada. Fortunatamente le acque dello stretto sono tranquille, mentre un robusto traghetto si sta avvicinando per caricarci. I mezzi in coda sono pochi tanto da convincerci che passeremo al primo turno. La giornata volge al bello e con essa il morale: una frontiera felicemente alle spalle e traghetto in arrivo. Anche se Ushuaia resta ancora ben lontana. La costa della Terra del Fuoco in quel punto dista solo 4.650 mt. ed il traghetto impiegherà solo 20 minuti per coprirla. Lungo la traversata veniamo accompagnati da alcuni delfini (o animali appartenenti alla famiglia) intenti a nuotare sotto il pelo dell’acqua quasi avessero il compito di scortarci fino all’approdo. Proseguiamo per una ventina di km (siamo sempre in territorio cileno) su una strada ottimamente asfaltata, rallentati solo dalla necessità di fotografare guanachi, fenicotteri rosa ed un lago prosciugato ricoperto di minerali salini. Come tutte le belle cose anche l’asfalto è destinato a finire ed iniziamo 110 interminabili km di ripio (sterrato) dove la velocità di crociera si abbassa sui 50/60 km/h e l’attenzione di evitare danni deve invece aumentare. Nella zona si trovano giacimenti di gas e di petrolio, con le tipiche pompe per l’aspirazione dell’idrocarburo. L’epilogo della polvere coincide con SAN SEBASTIAN un gruppo di case che gravita intorno alla frontiera cilena. Dall’altra parte del confine ce ne sono altre che paiono anch’esse buttate lì da vento, si chiamano anche loro San Sebastian e gravitano intorno alla dogana argentina. Dopo due passaggi frontalieri iniziamo a farci un’idea dei loro funzionamenti e apprezziamo la maggior efficienza cilena accompagnata all’organica disorganizzazione degli argentini. In verità, seppure con un po’ di pazienza, si riesce ad espletare le pratiche in tempi decenti e l’esperienza non è delle peggiori se la si raffronta a come doveva essere solo fino a qualche anno fa, stando almeno a quanto scrivono le guide. E’ comunque curioso come i funzionari, troppo intenti ad apporre timbri, normalmente non controllino nemmeno la somiglianza delle foto sui passaporti con i personaggi che effettivamente vi transitano. Sotto il vento sferzante, un simpatico benzinaio argentino ci riempie i serbatoi e, quando gli chiedo di entrare nel gabbiotto per pagare evitando che i pesos prendano il volo, mi guarda con l’espressione di chi sta per fare qualcosa di superfluo. Gli commento che il vento è molto forte, ma la sua replica è disarmante: in questo luogo è la norma, a volte arriva persino a rompere i vetri. Si meraviglia invece quando scopre che in Italia definiamo come patagonico il vento che spira ad altra velocità. Evidentemente non pensava quello della sua regione fosse tanto noto dall’altra parte del mondo. Incontriamo diverse specie di uccelli, tra i quali i bandurria (famiglia degli ibis) e i cauquen comun.

Si prosegue in un paesaggio desertico fino a lambire Rio Grande e giù ancora verso l’estremo sud. Il paesaggio si trasforma da steppa in arido con boscaglia e sembra già d’essere in un paradiso. In effetti i laghi e le vette imbiancate che li circondano aiutano a rafforzarne la convinzione. Una diga di castori, creando piccoli salti d’acqua fra laghi artificiali, attira la nostra attenzione. Uno stop alla famosa pasticceria di Tolhuin, aperta 24h. che rappresenta un po’ il ristoro di ogni viandante che passa per la zona. Da questo punto in avanti ogni km meriterebbe una fermata fotografica: con fatica ci limitiamo ad immortalare il lago Fagnano, che si trova nella depressione di un ghiacciaio a 104 km da Ushuaia, ed il Paso Garibaldi, che valica l’ultima propaggine andina e concede una vista dall’alto sul Lago Escondido, di un blu pastello.

Sono ormai le 20 quando giungiamo a USHUAIA, a 54°45’ di latitudine sud. Diego, il simpatico proprietario dell’apart hotel Cabo San Diego ci sta aspettando e la sorpresa di un ambiente così bello rappresenta già di per se un gradito regalo di Natale. Le camere sono arredate con gusto ed addobbate per le festività e questo sarà la miglior sistemazione incontrata nel nostro viaggio, pur in mezzo ad altre estremamente valide. Ma ancora una volta non c’è tempo da perdere: su nostra richiesta Diego aveva preso contatti con un paio di ristoranti dove avremmo potuto fare la cena di Natale e prenota i posti per evitarci di dover fare il cenone con un panino. Non che ci tenessimo particolarmente al cenone, ma avremmo sinceramente evitato la frugalità di un fast food. Stasera è la Noche Buena (come la chiamano qui) ed il nostro appetito intende onorarla come si deve (centolla, frutti di mare flambeados al rum, salmone, bife de chorizo, ecc.). A mezzanotte festeggiamo il Natale nonché il compleanno di Gianni. E’ ormai l’una quando riteniamo giusto il momento di porre fine all’estenuante giornata con un meritato riposo.


    Pernottamento: USHUAIA – Hotel Cabo San Diego                                                                        598 km.