Day 7 : dom. 26 dicembre 20109

 

Nel Canale di Beagle a "caccia" di balene e pinguini. Trasferimento a Rio Grande.


La giornata sembra promettere molto meglio di quanto ci abbia concesso ieri. E questo è un bene dal momento che il programma prevede l’imbarco dal porto di Ushuaia e navigazione su canale Beagle.

Scegliamo il programma più lungo che porta fino alla pinguinera e ne verremo ampiamente ripagati. Il tutto inizia con la vista che si ha allontanandoci: Ushuaia appare come un diamante incastonato fra il mare e le montagne imbiancate (alte fino a 1500 mt) che le stanno dietro. Si prosegue passando presso l’isola de los Lobos (cormorani, otarie e leoni di mare) e quella de los Pajaros con il celebre faro “Les Eclareurs” che compare un po’ in tutte le cartoline e sta a simboleggiare il confine fra il territorio argentino e quello cileno. I cormorani sono simili ai pinguini con la differenza che sanno volare. Durante la navigazione, come se fosse stata messa lì dall’ente turistico locale, un bell’esemplare di balena franca australe si mette a danzare di fronte a noi. Lo spettacolo dura almeno un quarto d’ora, quando il battello decide di ripartire. Il fuori programma è particolarmente gradito (Diego in seguito ci confermerà che è raro imbattersi nelle balene in questo periodo) e le evoluzioni ci impressionano almeno quanto i danzatori del tango visti a Buenos Aires. Si tratta di cose comunque diverse, ma la Natura riesce sempre a trasmettere emozioni speciali. Sebbene in passato avessimo già avuto modo di vedere questi cetacei, un incontro così ravvicinato e continuato ci ha lasciati letteralmente a bocca aperta. Sembrava di assistere ad uno spettacolo teatrale dove la balena si trasformava in un’enorme ballerina, dimostrando tutto il suo vigore sbattendo l’enorme coda con forza sull’acqua e compiendo salti con agilità nonostante il peso. Si giunge infine allisla Martillo dove una grande colonia di pinguini di Magellano è lì ad attenderci. Ci “scusiamo” per il ritardo causato dall’incontro con la balena e siamo tutti per loro, attenti al goffo incedere pari all’abilità nel nuotare. Ma anche alla curiosa gestualità che li caratterizza e li rende fra gli animali più simpatici incontrati finora. La spiaggia è quasi interamente ricoperta da questa particolare specie che si chiama Pinguino di Magellano.

Ancora qualche minuto di navigazione e siamo allEstancia Haberton, dove scende un gruppo destinato a tornare via autobus, mentre noi prendiamo il via per il rientro marittimo. Questa volta non facciamo più incontri e puntiamo dritti verso il porto di partenza, passando in mezzo alle meravigliose alture dell’isola di Navarino a sud e quelle argentine a nord. E’ curioso vedere, seppur da distante, Puerto Williams, un paese situato a metà dell’isola e raggiungibile solo via aerea da Punta Arenas o via mare. Il tour dura in tutto 5 ore ed alle 14,30 siamo alla base. Il personale di bordo è stato molto disponibile: ci hanno perfino omaggiato di una dichiarazione di buen navigante che certifica il passaggio del 55° parallelo a sud. Cosa per un europeo non trascendentale visto che tale latitudine corrisponde alla Danimarca, ma unica nell’emisfero australe.

Andiamo a saldare il conto con Diego, al quale dobbiamo un ringraziamento per l’ospitalità nel suo splendido apart hotel. Concludiamo con un giro di shopping in città, dove lo struscio di turisti si è fatto assai intenso. Del resto molti vengono fin qui proprio per vantarsi di essere nella città più a sud del mondo, trascurando quanto di bello ci sia nei dintorni.

Passeggiando per il centro cittadino incontriamo Fernando, dove siamo stati ieri sera a cena. Sta fumando una sigaretta con il suo cuoco e ci dice che non avevano più niente da offrire agli avventori ed oggi hanno tenuto chiuso. Si rassicura sulla nostra soddisfazione in merito alla cena di ieri e ci scambiamo ancora una volta gli auguri. Questa cordialità è distintiva degli argentini. Anche fra di loro esiste un modo amichevole di trattare, quasi che tutti fossero amici da vecchia data. Sanno esprimere molto bene il piacere d’incontrare una persona.

Poco prima delle 17 partiamo alla volta di RIO GRANDE, accompagnati da un cielo variabile tra il sereno ed il coperto. Quando ci sono, le nuvole basse rappresentano una tavolozza degna dei migliori pittori e come la volta di un grande palcoscenico di tanto intanto fanno filtrare fasci di luce solare. Rientriamo per l’unica via possibile, dal passo Garibaldi, con il lago Escondido messo in ombra dalle nuvole. A seguire torniamo ad incontrare la pianura e la vegetazione si trasforma, passando dai boschi talvolta scheletriti dai licheni parassiti, alla steppa che ben conosciamo. Il vento torna a soffiare come non può fare diversamente da queste parti.

Proseguendo sulla ruta 3 incontriamo l’Estancia Viamonte, 40 km a S di Rio Grande, nota per essere il primo insediamento europeo nella Terra del Fuoco.

Una decina di km prima di raggiungere Rio Grande la polizia ferma tutti i mezzi per comunicare di prestare attenzione al “massiccio” rientro domenicale. In effetti abbiamo incontrato parecchia gente che ha approfittato dei giorni festivi per un barbecue fuori porta ed ora stanno facendo rientro. Quello che loro chiamano traffico corrisponde grossomodo a quello che noi incontriamo la domenica mattina verso le 6. E’ curioso che ci sia un posto di blocco appositamente per fornire queste informazioni.

Mentre usciamo dall’hotel il cielo s’imbroncia ed il vento spira forte. Secondo l’abitudine nostrana ci premuriamo di prendere gli ombrelli, ma alcuni locali ci fermano e dicono che quell’oggetto in Patagonia è perfettamente inutile quando piove, il vento lo distruggerebbe subito e senza rimedio. Si cena al ristorante Villa: dopo il comprensibile stupore nel vedere un gruppo che avrà rappresentato la metà degli avventori ospitati nel mese, il gestore tuttofare si prodiga nel servirci alcuni piatti interessanti ed alla fine ce ne andremo soddisfatti della scelta operata. A farla da padrone è ovviamente la trucha (disponibile anche nella variante alla Navarra) ma anche il bife de chorizo suscita meritati applausi. Peccato che gli amanti della carne al sangue vengano dapprima guardati come cannibali e poi la bistecca viene fornita come se fosse ben cotta. Il che, se da un lato conserva il gusto, dall’altro ne aumenta le difficoltà di masticazione. Dopo alcuni giorni riusciremo a far passare il nostro concetto di “jugoso”, ovvero un rapido salto per parte ed un terzo nel piatto di portata. Passeggiata digestiva in un centro perfettamente decorato per Natale. Colpisce, e non solo a Rio Grande, come le vetrine siano generalmente ben allestite, talvolta con ostentata opulenza ma sempre con gusto. Mentre il fabbricato che le ospita sia talvolta fatiscente.

       Pernottamento:  RIO GRANDE – Hotel Federico Ibarra                                                                        220 km.