Day 8 : lun. 27 dicembre 2010 -


Si lascia la Tierra del Fuego per il Cile, attraversando lo Stretto di Magellano


RIO GRANDE, è una città quasi militarizzata, retaggio della guerra delle Falkland, di cui rappresentava la base operativa. Enormi caserme, murales e monumenti denotano il suo passato ed in parte il suo presente. La città attualmente è più ricordata per essere la capitale argentina della trota.

Partiamo alle 8 e falcidiati dal vento vediamo il monumento dedicato alla guerra delle Malvinas. Un pieno di gasolio e ci si avvia. All’uscita dalla città ci imbattiamo in un esperienza che nessuno aveva mai provato finora. Va detto che in Argentina si incontrano parecchi posti di blocco, dove gli agenti chiedono gentilmente i documenti e si limitano a registrarli. Questa volta però, dopo il rituale della registrazione, ci viene consegnata una borsa contenente omaggi della polizia e nel dettaglio consistono in: un deodorante per auto, un litro di succo d’arancia, una penna, un calendario quasi scaduto e un preservativo. Ringraziamo e proseguiamo divertiti verso il confine di San Sebastian, facendo immediati quanto inevitabili paralleli con le nostre forze dell’ordine. Le operazioni in frontiera scorrono senza particolari problemi ed ecco di nuovo il tratto di sterrato che avevamo percorso alcuni giorni fa. L’esperienza non è diversa e ci fornisce un ottimo esempio di qualcosa assai vicino al concetto di eternità. La fortuna vuole di nuovo che il traghetto per Punta Delgada sia pronto ad attenderci. La navigazione è tranquilla per quanto lo Stretto di Magellano sia un po’ più agitato di qualche giorno fa. Questa volta al bivio di Monte Aymond svoltiamo verso ovest e ci dirigiamo in direzione di Punta Arenas. Breve sosta all’ Estancia San Gregorio, attraversata dalla Ruta 255 che porta a Rio Gallegos, per scattare un paio di foto a due navi in disarmo sulla riva. Le carcasse arrugginite arenate sulla spiaggia sono un ricordo dei tempi in cui una linea ferroviaria a scartamento ridotto trasportava le merci a Punta Arenas. Per la verità c’è un piccolo bar nascosto in un container, che stentiamo a trovare. Il gestore appare stupito nel vedere gente e ci informa subito di non avere derrate alimentari, salvo qualche barretta e del caffè. Qualcosa ci dice che oggi ci alleneremo nel salto del pranzo. Questa estancia un tempo molto estesa (36.000 ha) oggi ha più l’aspetto di una città fantasma, è tenuta in piedi da poche persone e la stazione di tosatura è ancora in attività.

Vento e solitudine ci convincono a lasciare questa landa desolata e le umili anime che la abitano. Timone ancora puntato a ovest in un paesaggio costellato di pecore al pascolo e qualche presenza di guanachi e volpi. Nella provincia di Santa Cruz vi si trovano quasi 4 milioni di pecore, circa la metà di quanti ve ne fossero verso la metà del secolo scorso. Visto il terreno arido, una pecora necessita di circa 4 ettari per poter pascolare. Il paesaggio rimane in sintonia con quello argentino, ossia steppa arida. Al bivio che conduce a Puerto Natales verso nord e a Punta Arenas verso sud svoltiamo a sinistra verso quest’ultima. In mezz’ora siamo in città e ci presentiamo subito all’hotel prenotato per iniziare da lì il giro cittadino.

PUNTA ARENAS. Andiamo subito nella piazza centrale, Plaza Muñoz Gamero con alcuni cipressi vecchi oltre 150 anni. Al centro si trova il monumento a Magellano, con una sirena e due indios (pare che toccare i piedi di uno dei due porti fortuna). Realizziamo subito trattarsi di una città che beneficia di una buona ricchezza economica. Stanno a dimostrarlo le numerose sedi di banche europee e non. Evidentemente questo è il fulcro delle attività estrattive di oli e gas minerali. Visitiamo il cimitero, uno dei luoghi più visti, dove spicca la tomba di Menendez, il magnate della lana e nel contempo mecenate della città. A suo ricordo va anche il museo che si trova sulla piazza centrale. E’ curioso osservare come le lapidi ricordino le origini di un po’ tutta Europa, con prevalenza di tedeschi, scozzesi e slavi, immigrati verso la fine del XIX secolo.

La tomba dell’indiecito è invece dedicata all’”indio ignoto”. La statua in bronzo rappresenta un ragazzo dal volto molto dolce. La Croce Rossa della provincia di Magallanes ha fatto costruire il monumento nel punto in cui furono seppelliti gli ultimi indios ona. Centinaia di persone vengono qui per accarezzare l’alluce sinistro della statua e depositare una moneta nel tronco. Si dice che porti fortuna. Sta evidentemente a significare un po’ la tomba delle popolazioni indigene, sopraffatte dalla violenza e dalle malattie portate dai colonizzatori. E’ tutta ricoperta di ex voto, corone e fiori. Ci sono diverse persone intente a pregarlo per invocarne i favori.

Rientriamo sulla O’Higgins per visitare il porto recentemente ristrutturato dove edifici che starebbero bene a Manhattan si trovano a fianco di altri fatiscenti. Ceniamo al ristorante La Luna, allestito in modo divertente. Buona la zuppa di centolla con parmigiano gratinato, pane mollado e panna, il tutto cotto al forno. Sebbene non rappresenti la quint’essenza del mangiare leggero e dietetico, resta uno dei migliori piatti incontrati finora. La birra è quella prodotta a Punta Arenas, decantata come la più meridionale del mondo. Ancora due passi al porto con il vento freddo e cielo appena chiazzato da qualche nuvola in una giornata trascorsa con parecchio vento ma sostanzialmente serena. Rientro con vista notturna sui principali monumenti illuminati ed ancora un paio di foto verso la città e la baia che volge verso Porvenir, dal poggio naturale del Mirador Cerro de la Cruz, proprio vicino al nostro hotel, quando sono ormai le 23 e la luce del giorno è stata quasi del tutto sostituita dalle tenebre.

L’hostal Oro Fueguino è in ottima posizione, a pochi isolati dal centro, tranquillo e appena sotto la collina panoramica Cerro de La Cruz. Pedro è molto disponibile e attento alle nostre esigenze. Una cura che si coglie fin dall’inizio nel vedere gli arredi e le decorazioni interne. Il fatto che siamo nelle Feste rende un tono di ulteriore magia al luogo. Anche il per locale colazione è estremamente curato. 


    Pernottamento: PUNTA ARENAS – Hostal Oro Fueguino                                                                  421 km