Day 2. - 24 agosto 2009

 

Il tempio del Tour de France al Col Tourmalet, spiritualità naturale a Gavarnie e sprituralità religiosa a Lourdes

Colazione mentre gli altri ospiti si stanno appena svegliando e via poco prima delle 8 verso il basso passando per St. Beat, che si distingue per il marmo proveniente dalle cave locali e per le sculture che i vari artisti vi incidono. Il paese sembra rimasto intatto com’era 50 anni fa, non è particolarmente bello, ma proprio per questo risulta caratteristico.

A Chaum imbocchiamo la N125 per BAGNERES LE LUCHON. Sembra di tornare indietro nel tempo e vedere le signore con gli ombrellini e i nobiluomini col cilindro passeggiare per l’Allée d’Etigny. In realtà è ancora presto perché ci sia qualcuno già dedito al passeggio, ma questa antica località termale conserva comunque le vestigia di un tempo andato. Adesso vive soprattutto del turismo invernale ma la struttura non è cambiata. In queste vallate incontriamo molte dighe o condotte forzate che sfruttano l’energica idroelettrica.

Con 20 km di ripida ascesa in una valle stretta arriviamo a Superbagneres (mt. 1804). Si tratta di un promontorio piatto con hotel stile Fairmont, dove arriva la seggiovia da Bagneres Le Luchon e ne ripartono altre in varie direzioni. Il panorama è veramente di quelli che meritano la salita, si vede persino il Pico de Aneto con il gruppo della Maladeta ed i ghiacciai che stanno alla loro base. Alle 9.30 ci sono già 22° e non si sente un filo d’aria.

In un negozio di Bagneres compriamo del prosciutto dei Pirenei per il pranzo e ripartiamo per la seconda salita del giorno: il col de Peyresourde (mt. 1569), che ci porta ad Arreau, posto esattamente alla stessa distanza tra il Mediterraneo e l’Atlantico. E’ una zona molto verde, verosimilmente per piogge che paiono essere frequenti. Molte conifere accompagnate da abbondanti boschi di latifoglie, perfino oltre alle quote dove normalmente si trovano da noi. Un’altra caratteristica sono i tetti in ardesia, a lose o a scandole. I villaggi visti dall’alto sono delle macchie scure che bene si integrano nel sistema circostante. Per quanto abbiamo visto finora, i paesi sono ben tenuti ed in generale non si avverte il senso di abbandono per emigrazione che ha riguardato invece le nostre vallate. Con un dislivello di circa 700 mt. raggiungiamo il col d’Aspin a 1489 mt. in un paesaggio verde e ricco di conifere anche nella parte bassa. Scendiamo sotto il livello delle nuvole per risalire e bucarle in uno scenario d’eccezione: un fiordo di nuvole si apre sotto di noi, mentre la valli tornano ad assumere il verde vivo sotto un sole brillante. Si inizia la salita al mitico Col du Tourmalet a quota 2115 mt., con un’arrampicata di 1300 mt. per 13 km (sulle strade delle classiche scalate ciclistiche vengono apposti dei cartelli che indicano la distanza al rispettivo colle, la % di pendenza e la quota). E’ il colle carrozzabile più alto dei Pirenei ed è una classica dl Tour de France, ma in generale di tutti i ciclisti che vogliano cimentarsi con i propri limiti. Spira un vento fresco mentre alcuni animali sudamericani (alpaca?) brucano tranquillamente pochi metri sotto il colle. Poco prima attraversiamo lo squallido villaggio di La Mongie, rinomata sede di sport invernali. Quasi non bastasse l’obbrobrio che inevitabilmente si crea nel costruire le città per lo sci, gli architetti francesi si sono cimentati nell’offendere la montagna con costruzioni che per nulla si integrano nel paesaggio locale. Poco vicino al colle si trova il Pic du Midi, che oltre al nome condivide costruzioni ed antenne con la più famosa Aiguille du Midi. Il forte vento e le nuvole che aleggiano ci convincono a desistere dalla tentazione di raggiungere il Pic. Passando da Gedre, in direzione di GAVARNIE, si vede l’hotel Breche de Roland, dal quale si ha un’ottima vista sulla mitologica e omonima fenditura (80 mt. d’altezza per 50 di larghezza a sinistra del circo di Gavarnie), che la leggenda vuole essere stata creata da Orlando furioso dopo che Carlo Magno non gli aveva mandato rinforzi nella guerra che stava conducendo contro i Mori. Per la rabbia, con un colpo della sua spada creò tale varco.

Il villaggio di Gavarnie PARC NATIONAL DES PYRENEES è il centro vitale dei Pirenei francesi, anche grazie alla vicinanza con Lourdes, ma da solo merita già un viaggio. L’enorme parcheggio a pagamento rappresenta la più probabile fonte di business ma il paese è ordinato e gradevole. Da qui parte il sentiero che sale lentamente verso l’omonimo Circo glaciale per giungere in 1h ¼ alla base della splendida Gran Cascade (Foto2 - Foto3 - Foto4), alta 422 mt. Si raggiunge dapprima l’hotel du cirque et de la cascade, dove si fermano tutti quelli che sono saliti a cavallo o su muli(!) e si affronta l’ultimo pezzo su sentiero di pietre scivolose fino allo splendido risalto d’acqua. Il cielo resta sereno con ampie velature, anche se la temperatura è calda. Insieme a quelli che si trovano sul lato meridionale nel Parco dell’Ordesa, sono 5 circhi glaciali o anfiteatri che scendono con ampi salti verso il fondovalle, mentre alle quote superiori si aprono pendii più morbidi.

Mentre scendiamo il cielo si fa più coperto. Una costante della vegetazione dei Pirenei è il sorbo. I boschi sono infatti pieni di questi alberi facilmente riconoscibili dalle bacche rosse. A fianco delle strade si trovano molte more.

Arriviamo LOURDES poco dopo le 18 e troviamo posto all’hotel Ocean. Cena alle 19 e si va all’Esplanade verso il Santuario (Foto2) dove alle 21 ha luogo la processione. Le nuvole basse lasciano scendere una pioggerella che si fa sempre più insistente, fino a smettere poco prima che la processione abbia termine. Molto toccante la fiumana di fedeli con candela in mano preceduta da coloro i quali sono costretti su sedia a rotelle, molto di meno lo sono i negozi che vendono ogni genere di chincaglieria religiosa, ivi comprese le taniche vuote da 5 o 10 lt. da riempire con l’acqua santa. Sul sagrato della Basilica si trattiene un gruppo corale polacco e ci fermiamo ad ascoltarli incantati. Passiamo a fare il giro della chiesa sotterranea S.Pio X, capace di contenere 200.000 persone. E’ una struttura stilisticamente non apprezzabile ma utile in caso di pioggia persistente. Rientriamo quando è ormai mezzanotte.