Day 4. - 26 agosto 2009

 

San Sebastian e Pamplona: città ricche d'orgoglio. Si comincia coi Pirenei spagnoli al Passo di Roncisvalle.

Il riposo viene solo “disturbato” verso il mattino dalle campane degli armenti al pascolo. Dal momento che la signora non offre il servizio di colazione e che noi intendiamo partire presto, almeno per le abitudini spagnole, andiamo a rifocillarci in un bel bar nel centro di SAN SEBASTIAN, che si trova ad una ventina di km. Il cielo è fin da subito sereno. Visitiamo la Cattedrale gotica (Foto2)e la chiesa di Sta Maria del Coro, caratteristica per la sua entrata laterale. Saliamo sul monte Urgull, dal quale si ha una splendida immagine della città bassa e della spiaggia, dopo aver fatto una passeggiata lungo l’Atlantico che infrange i suoi flutti contro la massicciata. Bella anche la Plaza della Costitucion, con i balconi numerati, dal momento che un tempo in questa piazza si teneva la corrida.

Nel primo pomeriggio siamo a PAMPLONA, diversamente da quanto ci si attendeva presenta un centro (casco antiguo) piacevole e caratterizzato da stette viuzze, quasi dei carugi, con alte case ben allineate per mantenere il più possibile fresco l’ambiente. Lì si trova l’Encierro, il percorso che durante la festa di San Firmin porta i tori ad inseguire gli ardimentosi che si cimentano a farsi inseguire e talvolta abbattere dalla furia degli animali. Il tratto è lungo circa 300 mt. e prosegue fin verso la Plaza de Toros. Bella anche la Plaza del Castillo (che un tempo fungeva da Plaza de Toros), il Palazzo dell’Ayuntamiento e la Cattedrale. Nel centro si vede molta gente e negozi pieni.

Saliamo al Passo di Roncisvalle – 1050 mt., si trova poco sotto il colle de Ibañeta, che dà verso la Francia. Sono zone montane ma situate assai in basso e le vette intorno sono relativamente poco elevate.

Facciamo un giro nel bosco di Irati, con un lago dal vivo colore blu, ricavato dalla chiusura di una diga, e contornato da belle foreste di faggi e querce. Percorriamo una parte della strada che conduce al periplo del lago, salendo anche per un certo tratto nel tentativo di avere una panoramica più elevata.

Arriviamo a cercare la sistemazione per la notte nella valle di Salazar nel paesino di Ochagavia, una splendido, quanto orgoglioso villaggio situato nella vicinanza di altri simili. Pernottiamo a Escaroz, due km prima, dove troviamo una stanza presso una Casa Rural. Si cena all’aperto e alla grande con merluzzo alla plancha e filetto di vitello con patatine, il tutto con un antipasto di riso con pomodori e uovo.

In generale le case sono ben ristrutturate e spiccano molti vasi di fiori, in particolare gerani. Bei viali acciottolati in un urbanistica molto curata, il torrente che vi scorre in mezzo viene scavalcato da ponti romanici in pietra e le vie hanno qualcosa in comune con i nostri paesi dell’entroterra ligure.

Si vedono giovani e molti bambini, frutto di un’emigrazione che non c’è stata. L’estate porta tutti fuori in un gioioso vociare serale. Sembra che vivano soprattutto di allevamento e dello sfruttamento del legname, oltre al turismo nelle stagioni in cui c’è.