Pirenei 2009


Day 1. - 23 agosto 2009

Il tour dei Pirenei iniziando dalla Catalunya per passare sul versante nord in Francia.

L’arrivo è di mezz’ora in anticipo e non ci sono intoppi, pertanto alle 10,15 siamo già sulla Opel Corsa pronti per partire alla volta dei Pirenei.

Risaliamo lungo le ampie strade che portano all’interno della Catalunya per arrivare a RIPOLL. E’ una gradevole cittadina dove spicca il Monastero, la cui famosa porta romanica è appena visibile da fuori, ben protetta dietro una vetrata. Per vederla da vicino occorre pagare un biglietto che dà diritto a visitare anche il resto, chiostro compreso, che a noi non interessa.

Lungo il percorso incontriamo bei boschi, per giungere al Port de Tosas, che si trova in prossimità della più nota stazione sciistica dei Pirenei Orientali, La Molina.

Ci rechiamo a Puigcerdà, ad appena 2 km dalla Francia, presso un centro commerciale onde acquistare i viveri per il pranzo. Sostiamo lungo uno dei tanti torrenti che solcano le verdi valli della zona e ci concediamo il caffè in un caratteristico locale ricavato da una vecchia stazione abbandonata nel mezzo dell’alta campagna della Valle di Carol. Saliamo in un ambiente montano fino al Colle di Puymorens e scendendo sul versante a nord costeggiamo il lato orientale di Andorra, dove chiuderemo il giro fra una settimana.

Sulla strada incontriamo due paesini che ci dicono qualcosa: Merens, da cui trae il nome la razza equina importata anche nelle nostre montagne, e Luzenac, con le cave di talco, ora di proprietà della Rio Tinto.                      

Giungiamo a FOIX per vedere la chiesa di St. Volusien. Quasi dismessa all’esterno, all’interno presenta un gotico molto semplice, con belle vetrate. Il centro della città è costellato da viuzze medievali con numerose case a graticcio, mentre posto in alto sulla rocca sorge il famoso castello dei conti di Foix.                                                   

Lungo strade di campagna ci dirigiamo verso ovest a St. Girons per imboccare la Route des Pirénées che porta al col de Portet d’Aspet con paesaggio che diviene man mano sempre più prativo, con malghe o fattorie stanziali. La strada sale ripida con molte curve a gomito. A seguire rimontiamo ancora una volta fino al Col de Menté. Altrettanto ripida la discesa per raggiungere Boutx, ci fermiamo poco prima in B&B immerso nel verde. Alcuni ospiti commentavano di aver visto dei cervi la sera precedente. Cena buona quanto essenziale e sonno ristoratore.



 

 

Day 2. - 24 agosto 2009

 

Il tempio del Tour de France al Col Tourmalet, spiritualità naturale a Gavarnie e sprituralità religiosa a Lourdes

Colazione mentre gli altri ospiti si stanno appena svegliando e via poco prima delle 8 verso il basso passando per St. Beat, che si distingue per il marmo proveniente dalle cave locali e per le sculture che i vari artisti vi incidono. Il paese sembra rimasto intatto com’era 50 anni fa, non è particolarmente bello, ma proprio per questo risulta caratteristico.

A Chaum imbocchiamo la N125 per BAGNERES LE LUCHON. Sembra di tornare indietro nel tempo e vedere le signore con gli ombrellini e i nobiluomini col cilindro passeggiare per l’Allée d’Etigny. In realtà è ancora presto perché ci sia qualcuno già dedito al passeggio, ma questa antica località termale conserva comunque le vestigia di un tempo andato. Adesso vive soprattutto del turismo invernale ma la struttura non è cambiata. In queste vallate incontriamo molte dighe o condotte forzate che sfruttano l’energica idroelettrica.

Con 20 km di ripida ascesa in una valle stretta arriviamo a Superbagneres (mt. 1804). Si tratta di un promontorio piatto con hotel stile Fairmont, dove arriva la seggiovia da Bagneres Le Luchon e ne ripartono altre in varie direzioni. Il panorama è veramente di quelli che meritano la salita, si vede persino il Pico de Aneto con il gruppo della Maladeta ed i ghiacciai che stanno alla loro base. Alle 9.30 ci sono già 22° e non si sente un filo d’aria.

In un negozio di Bagneres compriamo del prosciutto dei Pirenei per il pranzo e ripartiamo per la seconda salita del giorno: il col de Peyresourde (mt. 1569), che ci porta ad Arreau, posto esattamente alla stessa distanza tra il Mediterraneo e l’Atlantico. E’ una zona molto verde, verosimilmente per piogge che paiono essere frequenti. Molte conifere accompagnate da abbondanti boschi di latifoglie, perfino oltre alle quote dove normalmente si trovano da noi. Un’altra caratteristica sono i tetti in ardesia, a lose o a scandole. I villaggi visti dall’alto sono delle macchie scure che bene si integrano nel sistema circostante. Per quanto abbiamo visto finora, i paesi sono ben tenuti ed in generale non si avverte il senso di abbandono per emigrazione che ha riguardato invece le nostre vallate. Con un dislivello di circa 700 mt. raggiungiamo il col d’Aspin a 1489 mt. in un paesaggio verde e ricco di conifere anche nella parte bassa. Scendiamo sotto il livello delle nuvole per risalire e bucarle in uno scenario d’eccezione: un fiordo di nuvole si apre sotto di noi, mentre la valli tornano ad assumere il verde vivo sotto un sole brillante. Si inizia la salita al mitico Col du Tourmalet a quota 2115 mt., con un’arrampicata di 1300 mt. per 13 km (sulle strade delle classiche scalate ciclistiche vengono apposti dei cartelli che indicano la distanza al rispettivo colle, la % di pendenza e la quota). E’ il colle carrozzabile più alto dei Pirenei ed è una classica dl Tour de France, ma in generale di tutti i ciclisti che vogliano cimentarsi con i propri limiti. Spira un vento fresco mentre alcuni animali sudamericani (alpaca?) brucano tranquillamente pochi metri sotto il colle. Poco prima attraversiamo lo squallido villaggio di La Mongie, rinomata sede di sport invernali. Quasi non bastasse l’obbrobrio che inevitabilmente si crea nel costruire le città per lo sci, gli architetti francesi si sono cimentati nell’offendere la montagna con costruzioni che per nulla si integrano nel paesaggio locale. Poco vicino al colle si trova il Pic du Midi, che oltre al nome condivide costruzioni ed antenne con la più famosa Aiguille du Midi. Il forte vento e le nuvole che aleggiano ci convincono a desistere dalla tentazione di raggiungere il Pic. Passando da Gedre, in direzione di GAVARNIE, si vede l’hotel Breche de Roland, dal quale si ha un’ottima vista sulla mitologica e omonima fenditura (80 mt. d’altezza per 50 di larghezza a sinistra del circo di Gavarnie), che la leggenda vuole essere stata creata da Orlando furioso dopo che Carlo Magno non gli aveva mandato rinforzi nella guerra che stava conducendo contro i Mori. Per la rabbia, con un colpo della sua spada creò tale varco.

Il villaggio di Gavarnie PARC NATIONAL DES PYRENEES è il centro vitale dei Pirenei francesi, anche grazie alla vicinanza con Lourdes, ma da solo merita già un viaggio. L’enorme parcheggio a pagamento rappresenta la più probabile fonte di business ma il paese è ordinato e gradevole. Da qui parte il sentiero che sale lentamente verso l’omonimo Circo glaciale per giungere in 1h ¼ alla base della splendida Gran Cascade (Foto2 - Foto3 - Foto4), alta 422 mt. Si raggiunge dapprima l’hotel du cirque et de la cascade, dove si fermano tutti quelli che sono saliti a cavallo o su muli(!) e si affronta l’ultimo pezzo su sentiero di pietre scivolose fino allo splendido risalto d’acqua. Il cielo resta sereno con ampie velature, anche se la temperatura è calda. Insieme a quelli che si trovano sul lato meridionale nel Parco dell’Ordesa, sono 5 circhi glaciali o anfiteatri che scendono con ampi salti verso il fondovalle, mentre alle quote superiori si aprono pendii più morbidi.

Mentre scendiamo il cielo si fa più coperto. Una costante della vegetazione dei Pirenei è il sorbo. I boschi sono infatti pieni di questi alberi facilmente riconoscibili dalle bacche rosse. A fianco delle strade si trovano molte more.

Arriviamo LOURDES poco dopo le 18 e troviamo posto all’hotel Ocean. Cena alle 19 e si va all’Esplanade verso il Santuario (Foto2) dove alle 21 ha luogo la processione. Le nuvole basse lasciano scendere una pioggerella che si fa sempre più insistente, fino a smettere poco prima che la processione abbia termine. Molto toccante la fiumana di fedeli con candela in mano preceduta da coloro i quali sono costretti su sedia a rotelle, molto di meno lo sono i negozi che vendono ogni genere di chincaglieria religiosa, ivi comprese le taniche vuote da 5 o 10 lt. da riempire con l’acqua santa. Sul sagrato della Basilica si trattiene un gruppo corale polacco e ci fermiamo ad ascoltarli incantati. Passiamo a fare il giro della chiesa sotterranea S.Pio X, capace di contenere 200.000 persone. E’ una struttura stilisticamente non apprezzabile ma utile in caso di pioggia persistente. Rientriamo quando è ormai mezzanotte.

 



Day 3. - 25 agosto 2009

 

Dove i Pirenei incontrano l'Atlantico e la cultura basca: Bayonne e Biarritz

Sveglia di buon’ora ed alle 7,30 siamo già all’esplanade che si sta riempiendo di fedeli. Andiamo a vedere la Grotte de Massabielle, luogo dove sono avvenute le apparizioni e dove è in corso una messa in tedesco. Proseguiamo nella zona dove vengono situate le bancarelle che reggono le candele ed i ceri, alcuni dei quali hanno diametri superiori al tronco di un albero. Degli operai stanno spostando grosse bacinelle piene di cera solida in una vasca, nella speranza che possa venire recuperata. Al fondo si trovano le piscine per le abluzioni. C’è una quantità incredibile di donne già in coda mentre gli uomini arrivano ad essere una cinquantina. Visitiamo la Basilica del Rosario, la cripta e la Basilica Superiore. Lo stile più bizantino che gotico lascia alquanto sorpresi. Saliamo lungo il Chamin de la Croix superando a fatica i vari gruppi organizzati di italiani che sostano davanti alle varie stazioni. Il cielo è quello di ieri sera, con nuvole molto basse, ma almeno non piove.

Proseguiamo verso est per St. Pé de Bigorre ed arriviamo nella Vallee d’Ossau poco prima di Laruns per andare al Colle Marie Branque a 1035 mt., totalmente immersi nella nebbia, che ci porta nella Vallee d’Aspe.

Risaliamo fino a Bedous e Accous, dove compriamo del locale formaggio di capra e mucca presso un centro di produzione e lavorazione. Riscendiamo per andare a PAU dove facciamo una passeggiata sulla Promenade des Pirénées, anche se la vista è molto limitata dalle nubi. Bella anche la Vielle Ville.

Imbocchiamo l’autostrada che porta all’Atlantico per visitare BAYONNE sotto una pioggia battente. La cittadina si presenta vivace nonostante il cielo nuvoloso grazie ai colori rossoverde che contraddistinguono l’identità basca. Le strette viuzze sono molto frequentate da turisti cui il meteo oggi impedisce le attività balneari. Spiccano le gioiellerie, simbolo d’un turismo d’elite, vista la vicinanza alla rinomata Biarritz. Visitiamo la Cattedrale Ste Marie, gotica, che necessiterebbe di un bel restauro nonostante risulti già assai piacevole, completiamo il tour con un giro lungo i bastioni che contornano la città. Tanto ad uscire che ad entrare incontriamo molto traffico, segno che ci sono ancora molti turisti e che oggi non resta loro alternativa alle visite culturali e di shopping. Percorriamo quindi lentamente i 7 km che la separano da BIARRITZ dove incontriamo un vento che la sferza portando con sé goccioline dal mare. Non si tratta di una vera e propria pioggia ma di una nebulizzazione dell’acqua dell’Oceano ma è più che sufficiente per inumidire i capelli. Vediamo il Rocher de la Vierge e da fuori la chiesa di St.Eugenie, il port de pecheurs e la grande plage. Se il tempo fosse bello la si potrebbe ammirare in tutto il suo splendore, con i faraglioni che si gettano nel mare e la vasta spiaggia a semicerchio che la delimita. Purtroppo non mancano gli hotel in stile caserma. Usciamo da Biarritz incontrando il solito traffico e ci spostiamo verso la Spagna. Passiamo senza fermarci a ST-JEAN DE LUZ, nota per aver ospitato il re Luigi XIV negli ultimi giorni prima del suo matrimonio. Anziché restare sulla costa, da Irun ci spostiamo di una decina di km verso l’interno per raggiungere Bera, una delle 5 Villas situate nella Valle Bidasoa. Qui troviamo una Casa Rural (sorta di B&B) poco fuori dal paese che ci ospita in un ambiente di lusso. Il bagno sembra da hotel a 5 stelle, mentre la stessa villa non manca di nulla. Facciamo una passeggiata verso il centro del paese per trovare un semplice ma buon ristorante dove iniziamo a gustare alcune specialità locali (jamon, chorizo, confit de canard, ecc.). Purtroppo in non tutti i ristoranti è vietato fumare, sembra che sia a discrezione del gestore apporre il cartello e stasera ci va male. Il cielo resta imbronciato anche se non piove. La signora ci dice che è stata una stagione secca e avrebbero bisogno di pioggia.



 


Day 4. - 26 agosto 2009

 

San Sebastian e Pamplona: città ricche d'orgoglio. Si comincia coi Pirenei spagnoli al Passo di Roncisvalle.

Il riposo viene solo “disturbato” verso il mattino dalle campane degli armenti al pascolo. Dal momento che la signora non offre il servizio di colazione e che noi intendiamo partire presto, almeno per le abitudini spagnole, andiamo a rifocillarci in un bel bar nel centro di SAN SEBASTIAN, che si trova ad una ventina di km. Il cielo è fin da subito sereno. Visitiamo la Cattedrale gotica (Foto2)e la chiesa di Sta Maria del Coro, caratteristica per la sua entrata laterale. Saliamo sul monte Urgull, dal quale si ha una splendida immagine della città bassa e della spiaggia, dopo aver fatto una passeggiata lungo l’Atlantico che infrange i suoi flutti contro la massicciata. Bella anche la Plaza della Costitucion, con i balconi numerati, dal momento che un tempo in questa piazza si teneva la corrida.

Nel primo pomeriggio siamo a PAMPLONA, diversamente da quanto ci si attendeva presenta un centro (casco antiguo) piacevole e caratterizzato da stette viuzze, quasi dei carugi, con alte case ben allineate per mantenere il più possibile fresco l’ambiente. Lì si trova l’Encierro, il percorso che durante la festa di San Firmin porta i tori ad inseguire gli ardimentosi che si cimentano a farsi inseguire e talvolta abbattere dalla furia degli animali. Il tratto è lungo circa 300 mt. e prosegue fin verso la Plaza de Toros. Bella anche la Plaza del Castillo (che un tempo fungeva da Plaza de Toros), il Palazzo dell’Ayuntamiento e la Cattedrale. Nel centro si vede molta gente e negozi pieni.

Saliamo al Passo di Roncisvalle – 1050 mt., si trova poco sotto il colle de Ibañeta, che dà verso la Francia. Sono zone montane ma situate assai in basso e le vette intorno sono relativamente poco elevate.

Facciamo un giro nel bosco di Irati, con un lago dal vivo colore blu, ricavato dalla chiusura di una diga, e contornato da belle foreste di faggi e querce. Percorriamo una parte della strada che conduce al periplo del lago, salendo anche per un certo tratto nel tentativo di avere una panoramica più elevata.

Arriviamo a cercare la sistemazione per la notte nella valle di Salazar nel paesino di Ochagavia, una splendido, quanto orgoglioso villaggio situato nella vicinanza di altri simili. Pernottiamo a Escaroz, due km prima, dove troviamo una stanza presso una Casa Rural. Si cena all’aperto e alla grande con merluzzo alla plancha e filetto di vitello con patatine, il tutto con un antipasto di riso con pomodori e uovo.

In generale le case sono ben ristrutturate e spiccano molti vasi di fiori, in particolare gerani. Bei viali acciottolati in un urbanistica molto curata, il torrente che vi scorre in mezzo viene scavalcato da ponti romanici in pietra e le vie hanno qualcosa in comune con i nostri paesi dell’entroterra ligure.

Si vedono giovani e molti bambini, frutto di un’emigrazione che non c’è stata. L’estate porta tutti fuori in un gioioso vociare serale. Sembra che vivano soprattutto di allevamento e dello sfruttamento del legname, oltre al turismo nelle stagioni in cui c’è.



 


Day 5. - 27 agosto 2009

 

Ansò e Hecho:valli dove il tempo si è fermato. Monastero S.Juan de la Peña e Parco di Ordesa fra splendide rocce.

Poco dopo le 7,30 siamo pronti a partire senza colazione al fine di evitare una “levataccia” alla signora che ci ha ospitati. Percorriamo un’ora di strada e ci consoliamo in un bar che finalmente troviamo aperto.

Una nota di cronaca: in questi giorni in Francia hanno trovato una decina di depositi di armi nascosti dall’ETA nei Pirenei. A tale scopo nella valle di Salazar (Navarra) abbiamo incontrato diversi posti di blocco della Guardia Civil, uno dei poteva essere particolarmente pericoloso per noi: dopo aver bevuto una bottiglia di Rioja nel ristorante di Escaroz siamo andati in auto a Ochagavia per una passeggiata digestiva. Al ritorno una pattuglia della Guardia che stava facendo un posto di blocco fortunatamente non ci ha fermati. Armi a bordo non ne avevamo, ma alcool, quello sì.

Scendiamo nella VALLE DEL RONCAL (a Isaba), per trasferirci in quella di ANSO’ (Anso) ed infine nella VALLE DE HECHO (Hecho). In quest’ultimo paesino ci fermiamo per una passeggiata, ammirandone l’ordine e la vera competizione fra i residenti nello sfruttare ogni spazio disponibile per metterci dei vasi. Viuzze lastricate in pietra e case dello stesso materiale, ma nel contempo verdi e fiorite grazie alla vegetazione raccolta nei vasi. Ne ricaviamo un’ottima impressione di tranquillità, che ci viene confermata quando entriamo nella drogheria del paese. Il tempo sembra di essersi fermato: al posto dei consueti minimarket, c’è una drogheria d’antan con prodotti locali dove spiccano due barili di vermut di produzione propria venduto sciolto ai clienti che si presentano con le bottiglie vuote. Acquistiamo del formaggio locale e facciamo due parole col proprietario. Ci racconta come vivano essenzialmente di turismo e allevamento. La stagione inizia nella settimana santa e continua nei week end fino a luglio-agosto, quando i turisti si fermano in permanenza. In inverno nevica molto, pur essendo solo sugli 850 mt. e l’ultima stagione è stata particolarmente abbondante. Si ha infatti l’impressione di essere più un luogo di relax che non di grandi imprese alpinistiche. Le vette intorno sono relativamente basse e possono andare bene per passeggiate utili a stimolare gli inappetenti. Saliamo ancora fino a Siresa, per ritrarre la bella chiesa ma non indugiamo oltre, anche se probabilmente varrebbe la pena.

Scendiamo decisamente verso sud a Puente de la Reina e di qui a Sta Cruz de la Seros, che ci porta al MONASTERIO DE SAN JUAN DE LA PEÑA (Foto2 - Foto3), che visitiamo. E’ situato in posizione rocambolesca sotto una roccia per sfuggire dagli attacchi dei Mori, che all’epoca (sec. IX) avevano sostanzialmente in mano la Spagna. Poco sopra c’è un Monastero più recente (comunque risalente al 1500) e restaurato nel 2005 con i fondi della Comunità Europea. In sostanza è stato rovinato dai corridoi coperti che corrono all’esterno delle navate. Palchetti in legno e decorazioni moderne che fanno da cornice al museo non si confanno all’austerità del luogo. Si pranza ad un tavolo situato in prossimità del Monastero e torniamo nell’ampia valle principale per raggiungere JACA. Sotto un sole lucente e caldo, facciamo il giro intorno alla Ciudadela pentagonale (pare essere una delle due sole rimaste in Europa). Alcuni cervi cercano rifugio nell’ombra del fossato in cui sono costretti a vivere. Un’attrazione, per quanto discutibile. Facciamo il giro della città in auto e decidiamo di ripartire subito, stante il caldo sui 30°. Si va a Biescas e di qui a BROTO, che è anticamera della rinomata TORLA, a sua volta la porta del PARQUE NACIONAL DE ORDESA. Siamo lì alle 16,45. Prendiamo il bus delle 17 che porta alla Pradera de Ordesa lungo una strada di 7 km e 15 min. di percorrenza. Una distesa d’erba disseminata di alberi rappresenta il luogo di partenza per le varie escursioni nel Parco. Questo è uno dei cinque Circhi che si trovano nel gruppo del Monte Perdido 3355 mt. Il tempo è limitato nonostante in Spagna si tenda a tirare tardi e partiamo di corsa verso la Cascata Cola de Caballo, ben sapendo di non poterci arrivare perché la danno per 3 ore di cammino. Pur arrivando quasi a dimezzare i tempi raggiungiamo un punto panoramico, per poi tornare indietro. Riusciamo in questo modo ad inserire nell’obbiettivo dei nostri occhi e di quelli delle apparecchiature fotografiche alcune cascate (Foto2)e il lungo pianoro con le vette di sfondo (Foto2). Scendiamo sul lato opposto del torrente e dopo quasi un’ora di coda, alle 20 riprendiamo il bus per scendere. A Broto troviamo una sistemazione ottima quanto insperata, vista l’ora. Ci sarebbe persino il locale cucina ed un computer con accesso a internet, ma siamo ancora digiuni. Cena nel dehor di un ristorante lungo il viale principale di Broto (insalata, pulpo a la gallega e paella valenciana). Accettiamo di dividere un tavolo da quattro con una simpatica coppia di giovani di Barcelona, coi quali trascorriamo la serata a chiacchierare. E’ quasi mezzanotte quando ci salutiamo ed il sonno ristoratore ha la meglio su di noi.



 

Day 6. - 28 agosto 2009

 

Storia ben conservata a Ainsa, Benasque con l'occhio sul Pico de Aneto e orgoglio occiatano in Val d'Aran.

 

Il mattino si apre nuovamente con una bella giornata. Partiamo verso le 7,45 ancora senza colazione in direzione sud-ovest per Fanlo. Giungiamo in prossimità di Laspuña in 1h10’ su una strada tortuosa e poco bella. Proseguiamo verso la parte alta della vallata, a BIELSA. Qui la strada migliora notevolmente perché sconfina in Francia per raggiungere Arreau, più in giù a Tarbes. Ci riforniamo di viveri per il pranzo in quel di Bielsa ed andiamo al Parador de la Pineta (da cui il nome dell’omonimo circo) partendo dal grande parcheggio per andare alla cascata de Cinca (Foto2) in una cinquantina di minuti. Pranzo di ritorno al parcheggio. In occasione del caffè in bar veniamo sconsigliati di tagliare subito verso est in direzione di BENASQUE, in quanto la strada è solo adatta a 4WD. Torniamo in direzione sud verso AINSA (Foto2), che visitiamo e ne restiamo positivamente impressionati. Una cittadina che potrebbe essere paragonata a qualche borgo appenninico, con un centro restauratissimo e dei dettagli architettonici incantevoli. I negozi sono soprattutto dediti ad un pubblico di turisti, ma risultano molto ben integrati nell’antico delle strette vie urbane.

Vediamo i Congosto del Vermillo, un canyon stretto e alto. Giungiamo infine a Benasque, in un contesto più simile a quello delle vallate alpine. Questa zona, del gruppo Aneto-Maladeta, non più caratterizzata dai circhi visti nell’Ordesa, ma i massicci si distendono sul lati. E’ una zona molto frequentata, oltre per le cure termali, per l’ascensione del Pico de Aneto, che coi suoi 3404 mt. è la vetta più alta dei Pirenei, interamente in territorio spagnolo. In realtà Benasque ne è la base, ma i sentieri partono più in su. Per ragioni panoramiche saliamo per una mezz’ora rapidi su un sentiero a forte pendenza sul lato destro orografico (300 mt. dislivello) sfruttando per quanto possibile la visibilità, che in alto viene limitata dalle nuvole pomeridiane. Di fronte a noi si trova anche l’ampio vallone che conduce oltre confine all’Hospice de France, vicino a Bagneres le Luchon. Proseguiamo ancora una volta su una strada panoramica in direzione sud-est di congiungimento fra due valli. Sono zone collinari, verdi, ma non paragonabili a quanto si vede più in alto. In auto risaliamo fino al punto più elevato della valle successiva, dove un tunnel lungo 5 km ci inghiotte e sbuchiamo dall’altro lato in VALL DE ARAN. Stupisce perché orograficamente siamo in Francia, in quanto qui nasce il fiume Garonna che andrà sfociare a Bordeaux, ma politicamente siamo in Spagna. Culturalmente né l’uno né l’altro: siamo in Occitania. Quella di Aran è infatti l’unica valle spagnola ad appartenere a questa entità culturale. Raggiungiamo Vielha, che a nostro modo di vedere ha concesso troppo alle lusinghe del turismo e le vie sono piene di villeggianti a passeggio. L’opulenza portata dagli sport invernali le ha tolto la personalità di bel paese di montagna. Ci rechiamo nel locale Ufficio Informazioni per avere la mappa delle possibilità di pernottamento e ci avviamo verso lidi più tranquilli, non prima di aver acquistato salumi locali da gente che conosce le nostre valli per averle visitate nell’ambito di scambi culturali fra occitani. In qualche modo ci sentiamo a casa e ben accolti. Un luogo tranquillo lo incontriamo già nel paese successivo. Si chiama Escounhau. Una simpatica pensionata ci accoglie in una Casa Rural e ci consiglia un ristorante d’hoc sapientemente antichizzato e ornato con oggettistica artigianale. Il cielo è coperto da nubi basse. Facciamo due chiacchiere con la padrona e scopriamo come alcune parole siano molto simili al nostro patois. Assaggiamo la Olla de Aragona (un minestrone che contiene anche fette di sanguinaccio, salumi cotti e pezzi di tonno), la Longaniza (composta da un salsicciotto ed un sanguinaccio, che qui si chiama proprio “builn”, quasi come da noi) e coniglio à la plancha. Al rientro facciamo una lunga chiacchierata con la signora che ci ospita, la quale ci conferma l’enorme quantità di neve scesa nell’inverno scorso, mentre l’estate è stata asciutta. Scopriamo che anche qui la montagna non rende quando non è legata al turismo, ma c’è stata meno emigrazione, forse perché mancavano gli sbocchi di grandi città nelle vicinanze. Resta il fatto che le case si svuotano solo per ragioni naturali, anche se ad acquistarle sono ormai solo i forestieri dal momento che i locali non possono permettersi gli alti costi degli immobili, saliti notevolmente a causa dell’attrazione turistica. Ci esprime il suo rammarico nel vedere che case un tempo abitate e vivaci adesso mostrano le imposte chiuse per buona parte dell’anno e riaprono solo nei quindici giorni sotto Natale o d’estate. A differenza della Francia, dove la lingua occitana non viene più usata ed anzi i giovani quasi se ne vergognano, in Val d’Aran ne fanno una ragione di orgoglio e distinzione, tale da studiare l’aranes come prima lingua nelle scuole elementari (ci sono ben 4 esami in proposito). La seconda è il catalano, la terza è lo spagnolo, poi si può scegliere una lingua “straniera” fra il francese e l’inglese. Questo viene visto positivamente in quanto offre ai ragazzini la possibilità d’imparare e parlare contemporaneamente diverse lingue, aumentandone la loro elasticità mentale. Durante la dittatura franchista, alle minoranza non solo veniva impedito l’insegnamento a scuola delle lingue locali (catalano, basco, ecc.) ma addirittura era vietato parlarle in famiglia. Vista la perifericità di questa valle i locali sono sempre riusciti a comunicare con lingua locale senza grossi impedimenti, fermo restando che a scuola l’unica lingua ammessa era lo spagnolo. Da qui l’orgoglio ininterrotto per l’occitano che ha saputo resistere anche alla pressione e alla censura del regime autoritario. Curioso rilevare come sia in catalano che in Aranes “la valle” sia maschile.



 

 

Day 7. - 29 agosto 2009

 

Miracolo di Natura nel Parco di Aiguestortes, miracolo commerciale ad Andorra, infine Girona.

Anche il mattino è costellato da basse nubi. Facciamo colazione e rifornimento di benzina a La Velha, finalmente in una versione tranquilla, senza più auto e schiamazzi. Attraversiamo una serie di piccoli paesi che non sono stati travolti dall’orda speculativa del turismo ed è un incanto ammirarne l’ordine e la coerenza con l’ambiente circostante (Escounhau, Arties, Salardu, ecc.) alla volta del Port de Bonaigua passando per Baquera-Berets (a ca. 1500 mt.), una sorta di Sestriere pirenaica. Qui siamo ormai dentro la nebbia più fitta, ma è destinata a durare poco. Appena dopo il colle le nubi si squarciano lasciando via libera ad un cielo che più azzurro non potrebbe essere. E’ con questo benvenuto che entriamo nella VALLS D’ANEU, in terra catalana. Scendiamo verso Espot per entrare nel P.N. D’AIGUESTORTES, l’unico parco nazionale esistente in Catalunya. Proseguiamo ancora per 3,5 km fino al parcheggio situato all’ingresso del parco stesso. Prendiamo alcune informazioni a Espot e rileviamo come ci siano parcheggiate una ventina di Land Rover Defender. Sono dei taxi addetti a portare su i turisti più anziani o semplicemente più pigri. Saliamo, ovviamente a piedi, per andare al lago di Maurici (Foto2 - Foto3) dal colore smeraldino, un invaso chiuso da una diga. Anche se ci sono pozzanghere recenti il destino del cielo per oggi non è un’opinione. Con una bella passerella iniziale accessibile anche alle sedie a rotelle e bel sentiero a seguire, in ¾ d’ora siamo al lago. Prendiamo per la cascada de la Ratera e quindi all’omonimo lago (Foto2) in altri ¾ d’ora su ripido sentiero. Questo lago naturale rispecchia le alte vette circostanti ed ha anch’esso dei colori indimenticabili. Rientro alla base per cercare un luogo atto al pranzo, che troviamo in un’area della VALLS DE LA NOGUERA PALLARESA. E’ questa una valle la cui attività principale è rappresentata da rafting e sport collegati, il centro principale è Llavorsì. Prendiamo a sinistra e in una cinquantina di km arriviamo a la SEU D’URGELL. E’ curioso rilevare come quasi tutti i tetti delle case dei Pirenei siano in ardesia, talvolta in vere e proprie lose o con scandole a forte spiovenza. Rare volte abbiamo trovato le scandole in legno, mentre molto più rari sono i tetti in lamiera, caratteristica delle coperture delle case francesi nelle Alpi. Le lose in pietra sono pressoché assenti per evidente mancanza del materiale adatto. Tanto le case vecchie che quelle nuove sono normalmente costruite in pietra. Anche se sovrapposte al mattone è raro non trovare almeno una fila di pietre sugli spigolo delle case che parte dalla base ed arriva al tetto.

Arriviamo infine ad ANDORRA, il regno del più bieco consumismo illegalizzato dietro pretesto dell’immunità fiscale andorrana. A prescindere dai negozi, la città di La Vella non ha nulla che la faccia sembrare ad una centro di montagna. La stessa quota e le stesse elevazioni circostanti la rendono un ambiente verde ma privo di identità rilevante. Alte gru dominano il centro in evidente espansione. Non che fosse nostra intenzione comprarlo, ma se mai avessimo cercato un souvenir di Andorra probabilmente non l’avremmo nemmeno trovato. E’ tutto un susseguirsi di gioiellerie, profumerie, farmacie e negozi di tecnologia (computer, fotocamere, ecc.) neanche poi a prezzi tanto convenienti. Con difficoltà riusciamo ad identificare un centro storico tra le vie commerciali. Per rientrare al parcheggio percorriamo una via parallela a quella principale: sporcizia e disordine dominano assolute. Lasciamo La Vella tra il deluso ed il disgustato per salire nello spettacolo di un’ampia valle al Port d’Envalira sui 2000 mt. Passiamo in Francia e scopriamo che al peggio non c’è limite. Non sazi dei crimini architettonici provocati al La Mongie, ecco di fronte allo spettro (vero e proprio) di Pas de la Casa. A parte i condomini più consoni a Manhattan che ad un villaggio pirenaico, spicca un parcheggio che a definirlo moderno riabilita e nobilita solo il più triste oscurantismo costruttivo. Non basta che un folle concepisca tale scempio in cui dominano il vetro ed i colori più vivaci, è necessaria una vera e propria associazione a delinquere per approvarne il progetto e procedere alla costruzione. Chi lo utilizza è da ritenersi complice della banda. Resta solo da chiedersi cosa facciano in tali situazioni le associazioni ambientaliste, ma la risposta è fin troppo sotto gli occhi. E’ con queste due tristi note che chiudiamo il cerchio e ci ricongiungiamo al punto dove eravamo passati una settimana prima, al Colle di Puymorens. Tanto per non ricalcare le nostre orme passiamo da MONT LOUIS, che meriterebbe una visita per il suo castello, e scendiamo nella Valle del Tet in un ambiente selvatico, lungo una strada intagliata nella roccia. E sono perfino riusciti a trovare lo spazio per costruire una piccola ferrovia in cui arditi trenini a cremagliera risalgono la valle. Mentre il sole sta calando giungiamo a Perpignan e di qui prendiamo l’autostrada per GIRONA. Quando sono ormai passate le 21 ci concediamo una cena degna di questo nome (seppie e calamari à la plancha). Una passeggiata di sabato sera ad ammirare i fasti della cattedrale illuminata e della Esglesia St. Feliu. E’ una città che da sola non vale il viaggio, ma vale di certo la pena di una visita, stante anche i diversi ponti che dividono il centro storico dalla parte vecchia ma più commerciale. Poche ore di sonno ci consentiranno di recuperare almeno alcune delle forze dispensate oggi.



 

 

Day 8. - 30 agosto 2009

 

Il volo della Ryan Air ci riporta a Torino.

La sveglia alle 5 ci dice che abiamo già oziato fin troppo ed è ora di partire. Una colazione al volo e via per l’aeroporto, dove tutto è in orario.

Ripartiamo dopo una settimana vissuta intensamente, che ci ha visti visitare città e compiere escursioni, queste ultime fatte nell’unico modo che si potevano effettuare: rapidamente, senza destinare tempo alla contemplazione, ma cercando di acquisire il più possibile. Sarebbe probabilmente sbagliato cercare di identificare il carattere montanaro dei luoghi visitati con il corrispettivo dei francesi o degli spagnoli delle zone metropolitane. Le diversità sarebbero tali e tante da non consentirne un raffronto equo. E’ ben presente invece il paragone che si può fare con le nostre Alpi ed è sempre latente la tentazione che l’erba del vicino sia più verde, particolare calzante quando si parla di montagna. L’impressione è che la parte spagnola sia geograficamente più gradevole di quella francese ma il comune denominatore è la mancata opulenza (non la povertà) delle popolazioni che abitano quelle vallate, fatte salve alcune eccezioni. Ciò rende la gente più accogliente e disponibile a vedere il turista come una fonte di reddito pulita, piuttosto che un rompiscatole venuto a disturbare la quiete e l’isolamento. Altra costante è la presenza di uno Stato, che ha contribuito a non lasciare isolati gli insediamenti e continua a creare infrastrutture tese a manterere le popolazioni nei luoghi dove sono vissute finora. Ci saranno sicuramente anche degli aspetti negativi, ma il poco tempo a disposizone ci avrà impedito di rilevarli.

 

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