Day 5. - 27 agosto 2009

 

Ansò e Hecho:valli dove il tempo si è fermato. Monastero S.Juan de la Peña e Parco di Ordesa fra splendide rocce.

Poco dopo le 7,30 siamo pronti a partire senza colazione al fine di evitare una “levataccia” alla signora che ci ha ospitati. Percorriamo un’ora di strada e ci consoliamo in un bar che finalmente troviamo aperto.

Una nota di cronaca: in questi giorni in Francia hanno trovato una decina di depositi di armi nascosti dall’ETA nei Pirenei. A tale scopo nella valle di Salazar (Navarra) abbiamo incontrato diversi posti di blocco della Guardia Civil, uno dei poteva essere particolarmente pericoloso per noi: dopo aver bevuto una bottiglia di Rioja nel ristorante di Escaroz siamo andati in auto a Ochagavia per una passeggiata digestiva. Al ritorno una pattuglia della Guardia che stava facendo un posto di blocco fortunatamente non ci ha fermati. Armi a bordo non ne avevamo, ma alcool, quello sì.

Scendiamo nella VALLE DEL RONCAL (a Isaba), per trasferirci in quella di ANSO’ (Anso) ed infine nella VALLE DE HECHO (Hecho). In quest’ultimo paesino ci fermiamo per una passeggiata, ammirandone l’ordine e la vera competizione fra i residenti nello sfruttare ogni spazio disponibile per metterci dei vasi. Viuzze lastricate in pietra e case dello stesso materiale, ma nel contempo verdi e fiorite grazie alla vegetazione raccolta nei vasi. Ne ricaviamo un’ottima impressione di tranquillità, che ci viene confermata quando entriamo nella drogheria del paese. Il tempo sembra di essersi fermato: al posto dei consueti minimarket, c’è una drogheria d’antan con prodotti locali dove spiccano due barili di vermut di produzione propria venduto sciolto ai clienti che si presentano con le bottiglie vuote. Acquistiamo del formaggio locale e facciamo due parole col proprietario. Ci racconta come vivano essenzialmente di turismo e allevamento. La stagione inizia nella settimana santa e continua nei week end fino a luglio-agosto, quando i turisti si fermano in permanenza. In inverno nevica molto, pur essendo solo sugli 850 mt. e l’ultima stagione è stata particolarmente abbondante. Si ha infatti l’impressione di essere più un luogo di relax che non di grandi imprese alpinistiche. Le vette intorno sono relativamente basse e possono andare bene per passeggiate utili a stimolare gli inappetenti. Saliamo ancora fino a Siresa, per ritrarre la bella chiesa ma non indugiamo oltre, anche se probabilmente varrebbe la pena.

Scendiamo decisamente verso sud a Puente de la Reina e di qui a Sta Cruz de la Seros, che ci porta al MONASTERIO DE SAN JUAN DE LA PEÑA (Foto2 - Foto3), che visitiamo. E’ situato in posizione rocambolesca sotto una roccia per sfuggire dagli attacchi dei Mori, che all’epoca (sec. IX) avevano sostanzialmente in mano la Spagna. Poco sopra c’è un Monastero più recente (comunque risalente al 1500) e restaurato nel 2005 con i fondi della Comunità Europea. In sostanza è stato rovinato dai corridoi coperti che corrono all’esterno delle navate. Palchetti in legno e decorazioni moderne che fanno da cornice al museo non si confanno all’austerità del luogo. Si pranza ad un tavolo situato in prossimità del Monastero e torniamo nell’ampia valle principale per raggiungere JACA. Sotto un sole lucente e caldo, facciamo il giro intorno alla Ciudadela pentagonale (pare essere una delle due sole rimaste in Europa). Alcuni cervi cercano rifugio nell’ombra del fossato in cui sono costretti a vivere. Un’attrazione, per quanto discutibile. Facciamo il giro della città in auto e decidiamo di ripartire subito, stante il caldo sui 30°. Si va a Biescas e di qui a BROTO, che è anticamera della rinomata TORLA, a sua volta la porta del PARQUE NACIONAL DE ORDESA. Siamo lì alle 16,45. Prendiamo il bus delle 17 che porta alla Pradera de Ordesa lungo una strada di 7 km e 15 min. di percorrenza. Una distesa d’erba disseminata di alberi rappresenta il luogo di partenza per le varie escursioni nel Parco. Questo è uno dei cinque Circhi che si trovano nel gruppo del Monte Perdido 3355 mt. Il tempo è limitato nonostante in Spagna si tenda a tirare tardi e partiamo di corsa verso la Cascata Cola de Caballo, ben sapendo di non poterci arrivare perché la danno per 3 ore di cammino. Pur arrivando quasi a dimezzare i tempi raggiungiamo un punto panoramico, per poi tornare indietro. Riusciamo in questo modo ad inserire nell’obbiettivo dei nostri occhi e di quelli delle apparecchiature fotografiche alcune cascate (Foto2)e il lungo pianoro con le vette di sfondo (Foto2). Scendiamo sul lato opposto del torrente e dopo quasi un’ora di coda, alle 20 riprendiamo il bus per scendere. A Broto troviamo una sistemazione ottima quanto insperata, vista l’ora. Ci sarebbe persino il locale cucina ed un computer con accesso a internet, ma siamo ancora digiuni. Cena nel dehor di un ristorante lungo il viale principale di Broto (insalata, pulpo a la gallega e paella valenciana). Accettiamo di dividere un tavolo da quattro con una simpatica coppia di giovani di Barcelona, coi quali trascorriamo la serata a chiacchierare. E’ quasi mezzanotte quando ci salutiamo ed il sonno ristoratore ha la meglio su di noi.