Day 7. - 29 agosto 2009

 

Miracolo di Natura nel Parco di Aiguestortes, miracolo commerciale ad Andorra, infine Girona.

Anche il mattino è costellato da basse nubi. Facciamo colazione e rifornimento di benzina a La Velha, finalmente in una versione tranquilla, senza più auto e schiamazzi. Attraversiamo una serie di piccoli paesi che non sono stati travolti dall’orda speculativa del turismo ed è un incanto ammirarne l’ordine e la coerenza con l’ambiente circostante (Escounhau, Arties, Salardu, ecc.) alla volta del Port de Bonaigua passando per Baquera-Berets (a ca. 1500 mt.), una sorta di Sestriere pirenaica. Qui siamo ormai dentro la nebbia più fitta, ma è destinata a durare poco. Appena dopo il colle le nubi si squarciano lasciando via libera ad un cielo che più azzurro non potrebbe essere. E’ con questo benvenuto che entriamo nella VALLS D’ANEU, in terra catalana. Scendiamo verso Espot per entrare nel P.N. D’AIGUESTORTES, l’unico parco nazionale esistente in Catalunya. Proseguiamo ancora per 3,5 km fino al parcheggio situato all’ingresso del parco stesso. Prendiamo alcune informazioni a Espot e rileviamo come ci siano parcheggiate una ventina di Land Rover Defender. Sono dei taxi addetti a portare su i turisti più anziani o semplicemente più pigri. Saliamo, ovviamente a piedi, per andare al lago di Maurici (Foto2 - Foto3) dal colore smeraldino, un invaso chiuso da una diga. Anche se ci sono pozzanghere recenti il destino del cielo per oggi non è un’opinione. Con una bella passerella iniziale accessibile anche alle sedie a rotelle e bel sentiero a seguire, in ¾ d’ora siamo al lago. Prendiamo per la cascada de la Ratera e quindi all’omonimo lago (Foto2) in altri ¾ d’ora su ripido sentiero. Questo lago naturale rispecchia le alte vette circostanti ed ha anch’esso dei colori indimenticabili. Rientro alla base per cercare un luogo atto al pranzo, che troviamo in un’area della VALLS DE LA NOGUERA PALLARESA. E’ questa una valle la cui attività principale è rappresentata da rafting e sport collegati, il centro principale è Llavorsì. Prendiamo a sinistra e in una cinquantina di km arriviamo a la SEU D’URGELL. E’ curioso rilevare come quasi tutti i tetti delle case dei Pirenei siano in ardesia, talvolta in vere e proprie lose o con scandole a forte spiovenza. Rare volte abbiamo trovato le scandole in legno, mentre molto più rari sono i tetti in lamiera, caratteristica delle coperture delle case francesi nelle Alpi. Le lose in pietra sono pressoché assenti per evidente mancanza del materiale adatto. Tanto le case vecchie che quelle nuove sono normalmente costruite in pietra. Anche se sovrapposte al mattone è raro non trovare almeno una fila di pietre sugli spigolo delle case che parte dalla base ed arriva al tetto.

Arriviamo infine ad ANDORRA, il regno del più bieco consumismo illegalizzato dietro pretesto dell’immunità fiscale andorrana. A prescindere dai negozi, la città di La Vella non ha nulla che la faccia sembrare ad una centro di montagna. La stessa quota e le stesse elevazioni circostanti la rendono un ambiente verde ma privo di identità rilevante. Alte gru dominano il centro in evidente espansione. Non che fosse nostra intenzione comprarlo, ma se mai avessimo cercato un souvenir di Andorra probabilmente non l’avremmo nemmeno trovato. E’ tutto un susseguirsi di gioiellerie, profumerie, farmacie e negozi di tecnologia (computer, fotocamere, ecc.) neanche poi a prezzi tanto convenienti. Con difficoltà riusciamo ad identificare un centro storico tra le vie commerciali. Per rientrare al parcheggio percorriamo una via parallela a quella principale: sporcizia e disordine dominano assolute. Lasciamo La Vella tra il deluso ed il disgustato per salire nello spettacolo di un’ampia valle al Port d’Envalira sui 2000 mt. Passiamo in Francia e scopriamo che al peggio non c’è limite. Non sazi dei crimini architettonici provocati al La Mongie, ecco di fronte allo spettro (vero e proprio) di Pas de la Casa. A parte i condomini più consoni a Manhattan che ad un villaggio pirenaico, spicca un parcheggio che a definirlo moderno riabilita e nobilita solo il più triste oscurantismo costruttivo. Non basta che un folle concepisca tale scempio in cui dominano il vetro ed i colori più vivaci, è necessaria una vera e propria associazione a delinquere per approvarne il progetto e procedere alla costruzione. Chi lo utilizza è da ritenersi complice della banda. Resta solo da chiedersi cosa facciano in tali situazioni le associazioni ambientaliste, ma la risposta è fin troppo sotto gli occhi. E’ con queste due tristi note che chiudiamo il cerchio e ci ricongiungiamo al punto dove eravamo passati una settimana prima, al Colle di Puymorens. Tanto per non ricalcare le nostre orme passiamo da MONT LOUIS, che meriterebbe una visita per il suo castello, e scendiamo nella Valle del Tet in un ambiente selvatico, lungo una strada intagliata nella roccia. E sono perfino riusciti a trovare lo spazio per costruire una piccola ferrovia in cui arditi trenini a cremagliera risalgono la valle. Mentre il sole sta calando giungiamo a Perpignan e di qui prendiamo l’autostrada per GIRONA. Quando sono ormai passate le 21 ci concediamo una cena degna di questo nome (seppie e calamari à la plancha). Una passeggiata di sabato sera ad ammirare i fasti della cattedrale illuminata e della Esglesia St. Feliu. E’ una città che da sola non vale il viaggio, ma vale di certo la pena di una visita, stante anche i diversi ponti che dividono il centro storico dalla parte vecchia ma più commerciale. Poche ore di sonno ci consentiranno di recuperare almeno alcune delle forze dispensate oggi.