Tutto ebbe inizio alcuni anni fa quando incontrammo la musica di Luar Na Lubre, un gruppo galiziano che sa fondere la musica celtica con qualche melodia di lontano sapore latino, poi nel giro dei Pirenei del 2009 ci trovammo al Passo di Roncisvalle, dove inizia il più ufficiale dei percorsi di Santiago.

Questa volta iniziamo però il nostro itinerario da sud, ovvero da Porto, risaliamo verso nord per raggiungere proprio Santiago e spingerci verso le coste della Galizia, costeggiando gli aspri luoghi dove l'Atlantico si scaglia contro le rive spagnole. La costa portoghese appare invece più morbida: facciamo tappa ad Aveiro, ci spingiamo verso l'interno in un bagno di storia mista ad una spiritualità talvolta intensa talvolta di comodo. Basiliche, monasteri, conventi, fino ad arrivare al suggello della religiosità insita in Fatima. A questo punto restano da vedere i maestosi faraglioni che sembrano sfidare le onde dell'Atlantico a Cabo Carvoeiro e Cabo da Roca, infine Lisbona con gli splendidi palazzi in una posizione invidiabile nel suo saliscendi urbano.

E’ interessante notare come la posizione periferica del Portogallo rispetto al resto dell’Europa abbia giocato positivamente nei secoli a favore dell’arte. La sua lunga storia è rimasta particolarmente intatta grazie alle limitate invasioni subite ed alle conseguenti razzie. E’ vero che ci sono state guerre e che nel Paese, dopo i romani, si sono alternati i barbari (soprattutto visigoti), mori e spagnoli, ma rispetto ad altre aree del continente la situazione si presenta assai migliore. A parte le distruzioni napoleoniche si vedono ancora molte vestigia dei secoli passati.

 


 

 

Day 1 : ven. 25 aprile 2014

Porto: nel giorno del 40° anniversario della rivoluzione, il ritratto di una città vivace e viva.

PORTO: il viaggio lungo la parte più occidentale del nostro continente inizia proprio dalla città che i più identificano con l’omonimo vino. In realtà non mancano gli aspetti storici e monumentali di grande considerazione ed andremo a vedere anche quelli. Sbarchiamo proprio nel giorno in cui si celebra il 40° anniversario della rivoluzione dei garofani. Il 25 aprile del 1974 vedeva infatti la fine del lungo periodo dittatoriale condotto da Salazar e l’apertura verso una Repubblica parlamentare che nel giro di un decennio consentirà al Paese di entrare nell’Unione Europea. Quando ci avviamo per le vie centrali il corteo è appena terminato, vediamo scorrere persone ormai attempate con un garofano all’occhiello mentre nell’ampia Avenida dos Aliados un gruppo simile agli Inti Illimani si esibisce in un concerto al quale assistono alcune centinaia di residui manifestanti. Le canzoni sono un inno alla giustizia, pescando dal passato per proiettare i concetti nel futuro. A margine della piazza resistono sparuti banchetti con esposti i simboli di falce e martello, slogan anti Euro, anti sistema e anti tutto nell’indifferenza dei passanti. I giovani ascoltano i ritmi gradevoli del concerto, quelli più attempati prestano orecchio alla musica ma formano capannelli di persone: forse rivivono insieme i tempi in cui la speranza non era vanificata dalla disoccupazione e dal tramonto degli ideali. La giornata grigia che ogni tanto lascia cadere un po’ di pioggia completa il quadro.

Dalla splendida sistemazione dell’Hotel Castelo de Santa Catarina scendiamo a piedi verso il Mercato coperto di Bolhão (oggi chiuso) dopo essere passati di fronte alla Igreja (chiesa) das Almas. Qui veniamo subito a contatto con quella che si può considerare la peculiarità artistica del Paese: gli azulejos, piastrelle in ceramica decorate e dipinte come quadri usate per ricoprire anche intere pareti, sia interne che esterne.

Entriamo nell’Avenida dos Aliados e sostiamo brevemente per vedere l’imponente municipio su lato alto e ascoltare alcune note del concerto in corso.

A seguire

  • la Chiesa do Carmo
  • la Chiesa dos Clerigos  con la Torre,
  • Libreria Lello e Irmão (chiusa per la festività) al cui interno s’intravede la splendida scala in legno, 
  • Estação de São Bento (stazione ferroviaria) al cui interno si ammirano splendide scene di vita popolare e storici ritratti dipinti con azulejos. La stazione sorge alla base di una collina, tant’è che i treni dopo pochi metri di percorrenza entrano in un tunnel.
  • Palacio da Bolsa: al cui interno si trova una sala biblioteca con splendido soffitto a cassettoni decorato e un mappamondo in legno.
  • Sé: la cattedrale posta in posizione dominante con ottima vista sulla parte bassa e sul fiume
  • Ponte Dom Luis I che attraversiamo al livello superiore destinato al transito di pedoni e tram. Quello inferiore è invece dedicato ai veicoli, oltre ad uno stretto passaggio pedonale. E’ in ferro e richiama lo stile francese che ha ispirato la Torre Eiffel

Ci portiamo così sulla sponda opposta del fiume Douro, quella che tradizionalmente va nota per le cantine ed i locali dediti al famoso vino. Un tempo i rabelos, caratteristiche imbarcazioni dal fondo piatto usate per trasportare i barili discendevano il fiume dalle terre di produzione per stoccarlo in questa parte della città. Un lavoro difficile quello di portare le imbarcazioni lungo in fiume con i suoi alterni umori, ma una volta giunto a destinazione il prezioso liquido rappresentava una fonte di ricchezza. Ancora oggi si vedono vari rabelos ormeggiati lungo la riva, ormai solo più a beneficio delle fotografie turistiche, così come lo sono i ristoranti e bar che si susseguono insieme alle cantine visitabili dal pubblico.

Va da se che mangiamo pesce e beviamo il vinho verde, un vino leggero (compatibilmente con i quantitativi consumati) da bere fresco, proveniente dalla regione più settentrionale del Portogallo. Quando usciamo un’intensa pioggerella atlantica si scaglia su di noi, attraversiamo il ponte e percorriamo il quartiere basso lungo il fiume, detto Ribeira, ormai deserto a causa della fastidiosa precipitazione. Da qui prendiamo un taxi ed andiamo a cercare ristoro nel nostro hotel, con le sue stanze piccole ma con i suoi 130 anni di vita ed un arredamento che ha un tocco nobiliare.

Pernotamento: PORTO 



 

Day 2 : sab. 26 aprile 2014

Santiago de Compostela, la mistica meta del Cammino. Le coste galiziane, dove terra e oceano si scontrano creando onde maestose.

Una intensa nebbia mattutina accompagnata dalla solita pioggia fine quanto fitta ci dà il risveglio. Oggi il programma prevedrebbe la visita di alcune città poste nel nord del Portogallo, ma viste le previsioni meteo puntiamo direttamente verso la Galizia, e precisamente a Santiago de Compostela, dove invece è previsto perfino il sole. Arriviamo in tarda mattinata ed abbiamo il primo contatto veramente toccante del nostro viaggio: la Cattedrale (Foto2, Foto3) in sé è bella ed il complesso di edifici che la contorna non risulta essere da meno. Se poi si considerano gli aspetti religiosi e si vuole credere che al suo interno vi siano le spoglie dell’apostolo Giacomo (altre città contendono lo stesso privilegio) il tutto assume anche valore mistico. Quello che invece incide il nostro animo è la presenza dei pellegrini giunti qui al temine del loro Cammino: gruppetti arrivati a piedi o in bici si abbracciano scambiandosi foto nelle quali ostentano giustamente i timbri dei luoghi dove sono passati, in una sorta di conferma scritta di quanto hanno compiuto. Scambiamo due parole con una coppia di ragazzi spagnoli: l’hanno percorso interamente in tre tappe in anni diversi ed adesso si godono il meritato momento di gloria. Si può tranquillamente confondere escursionismo e spiritualità, in ogni caso ci sentiamo inferiori a loro, e lo siamo. Noi siamo arrivati comodamente in macchina mentre loro hanno affrontato le fatiche di un percorso magari non difficile ma di certo impegnativo, almeno in quanto al meteo (in zona i giorni con pioggia sono superiori a quelli senza) e a sforzo fisico. Accarezzare il sogno di compierlo interamente non ha senso se lavori, a meno di non farlo a tappe in anni successivi. Abbiamo infine la fortuna di entrare in chiesa proprio nel momento in cui la celebrazione sta per finire ed assistiamo al rito che vede un enorme turibolo (Foto2) pesante oltre 50 kg oscillare lungo la navata centrale per spandere incenso sui fedeli. A parte i 33 mt. di corda da cui pende, è di enorme impatto vedere questo oggetto pendolare fino a quasi toccare il soffitto. Rappresenta per il pellegrini il suggello e la fine del loro cammino, da qui inizia la festa ed il ricordo di quanto hanno appena compiuto. E’ ormai ora di pranzo, cerchiamo così un locale dove assaggiare il famoso polipo alla feira, altro nome di quello che nel resto della Spagna viene definito alla “gallega”, e ci dirigiamo verso nord per raggiungere La Coruña. La città è una piacevole sorpresa: chi si attendeva il solito nucleo grigio tutto industrie e pesca rimane invece favorevolmente colpito dall’ordine e dai grandi lavori che sono stati fatti recentemente. Lavori che non sono ancora del tutto ultimati, tant’è che molti spazi pubblici sono tutt’ora un cantiere. Il porto è un assaggio in grande di quanto andremo a vedere nei prossimi giorni, mentre il reticolato di viuzze della città vecchia ci trasporta indietro di qualche secolo. Quanto colpisce di più sono comunque le verande (Foto2) che si ergono come un muro di vetro davanti al porto, con decorazioni che rendono il waterfront una enorme vetrina a specchio sulle imbarcazioni. Fra queste ultime spiccano ancora molti natanti da pesca in mezzo a qualche opulento yacht. Poco più distante, sul capo settentrionale si delinea la forma della Torre di Ercole, monumentale quanto antica di 2000 anni, nell’epoca in cui il sole girava ancora intorno alla terra e proprio qui finiva il mondo.

Usciamo dalla città per affrontare le verdi campagne dell’entroterra ed incontriamo i primi horreos, depositi di granoturco in pietra, studiati per consentire ai cereali di essiccare in una zona dove la pioggia è di casa, impedendo nel contempo l’accesso ai roditori. Nelle forme tondeggianti delle pietre poste fra i pilastri di sostegno vediamo una similitudine coi rascard valdostani.  Ritorniamo verso la costa per visitare Malpica, un grosso villaggio stretto fra il porto ed una collina. Vediamo ancora i pescatori intenti a preparare le reti, in un rituale che va indietro di millenni, pronti per una nuova avventura nell’oceano, in quanto affrontare questo mare altro non può essere anche ai giorni nostri. Tappa a Corme per vedere il faro alloggiato al culmine della Punta do Rocundo: le nuvole in cielo mostrano il loro impeto come il mare, le cui onde lambiscono ferocemente le scogliere nebulizzandosi sui dintorni. Sembrano alleati per far sentire piccoli gli uomini e ci riescono perfettamente. Alcuni fasci di sole vanno ad illuminare le croci poste a ricordo di chi al largo di queste coste ha perso la vita. Del resto, se si chiama Costa da Morte un perché ci sarà e non ci vuole tanta fantasia per scoprirlo. Andare per mare qui richiede un coraggio che solo la disperazione di dover sfamare le proprie famiglie può portare. Per questa sera decidiamo che può bastare e prenotiamo in uno splendido hotel A De Lolo a Muxìa. Avevamo letto parecchio di questo orgoglioso quanto sfortunato villaggio. Sembra una dannazione, nel 2002 la Prestige, la famigerata petroliera riversò il suo prezioso quanto malefico carico lungo le coste rendendole impraticabili per molti anni ed uccidendo la ricca ecofauna in esso contenuta. A Natale dello scorso anno un colpo di fulmine neanche tanto raro in queste zone in cui i venti provenienti dal mare si scontrano con quelli in arrivo dall'interno, ha distrutto un santuario piazzato proprio una costa rocciosa e che la tradizione fa coincidere con il punto in cui Maria sbarcò per andare ad aiutare Santiago (San Giacomo). Come se non fosse sufficiente il flagello di causa umana viene ad aggiungersi anche quello della natura. Ancora una volta la gente sferzata dalla malora alza la testa e prosegue, anche se molti sono emigrati per sempre. Restaurare il monastero richiederà del tempo, averlo come prima sarà impossibile in quanto alcune opere d’arte sono andate perse per sempre. Il flusso di turisti e pellegrini sarà ridotto, su questo che era e rimane una delle ultime tappe sulla via di Santiago de Compostela. E’ incredibile la commistione fra fede e sofferenza, misticità e dannazione. Questo spiega tra l’altro perché la Galizia sia la regione in cui storicamente risultano esserci state più streghe: ghiotto pasto per l’Inquisizione e i più recenti epigoni.

Mancano ancora un paio d’ore a cena, sul promontorio sta per andare in onda uno spettacolo che solo la Natura può interpretare: lo si potrebbe intitolare il Tramonto sull’Oceano. A rendere il luogo ancora più suggestivo ci sono il faro e la Chiesa di Santa Maria de la Barca (Foto2). La tradizione vuole che la Madonna sbarcò su questa costa per andare in aiuto a San Giacomo, che predicava da queste parti. Proprio davanti alla chiesa si trova una pietra, larga ma sottile quanto basta per tenerla integra. Sembra che questa fosse stata la vela della barca. Diventa difficile se non impossibile cercare un compromesso fra fede, leggenda, storia e credulità. Non stiamo a porci molte domande, anche se è difficile restare muti di fronte alla chiesa, che il giorno di Natale dello scorso anno un fulmine incendiò portando via con sé il tetto e quanto vi era contenuto all’interno.  Un luogo di culto millenario, pilastro del Cammino di Santiago, ridotto ad uno scheletro in attesa dei restauri. Il simpatico ragazzo con cui parleremo dopo in hotel ci mostra un filmato che ha caricato su youtube (https://www.youtube.com/watch?v=kkkJ61-rCYU) ripreso nel giorno dell’Epifania di quest’anno, dove si vedono le onde di una mareggiata andare a lambire la chiesa, quasi come se il mare volesse accarezzare le storiche mura chiedendo perdono di quanto il fulmine ha inflitto pochi giorni prima. Se si vuole pensarla più prosaicamente, non si può non pensare alla forza delle onde che si sospingono di parecchi metri scavalcando ogni cosa. Saliamo fino alla sommità  del promontorio, mentre in un punto lontano ad occidente il sole s’inabissa nell’Atlantico (Foto2). L’orizzonte si tinge di una tavolozza che va dal giallo al rosso intenso, le onde incessanti assumono un riflesso vitreo iscurendo a poco a poco. Le costruzioni intorno a noi tendono al giallastro mentre la croce sulla punta allunga la sua ombra a ricordo e monito per le popolazioni sottostanti. Rientriamo scendendo lungo un sentiero roccioso, a malapena tracciato da alcuni segni. Giungiamo nel punto in cui si trova il cimitero, con chiesetta annessa. E’ in posizione più elevata, quasi per consentire a chi vi riposa uno sguardo eterno sull’oceano, che ha sovente rappresentato la vita ma anche la morte.  Il porto sta per essere inghiottito dall’ombra, i marinai sono rincasati. Facciamo lo stesso anche noi per gustare le specialità marinare (Foto2) offerte dal ristorante. Al termine chiacchieriamo con il ragazzo tuttofare, dal cameriere al receptionist a quant'altro si renda necessario. Parla un italiano discreto e ci racconta come la vita sia dura da quelle parti. Ma è la sua terra e non vuole lasciare la patria materna. Del resto che si chiami Costa da Morte la dice lunga su quelle che possono essere le difficoltà che incontrano i marinai nel prendere il largo alla ricerca del pesce, lungo le coste punteggiate da croci che ricordano naufragi e incidenti in mare. Nel centro dei villaggi dove si elevano alte stele a ricordo sembra di essere distanti ma siamo in un angolo neanche poi tanto remoto dell'Unione Europea dove la civiltà è arrivata ma soltanto fino a metà e sembra che ci si sia dimenticati di questo angolo di fronte all'Atlantico che ruggisce come un leone e manda le sue onde simili ad artigli. Ancora una passeggiata mentre rapide nuvole si sono addensate e, per quanto sottili, lasciano scendere una pioggia fitta che non tarda ad inumidire gli indumenti. Turismo non ce n’è, alcuni pescatori parlano allegramente nei bar/taverne lungo la strada principale; anche in questo lembo di costa nell’estremo nordovest della Spagna è sabato sera.

Pernotamento: MUXIA 




Day 3 : dom. 27 aprile 2014

Contornando il litorale gallego fino al confine con il Portogallo con le sue città d'arte. Aveiro: una Venzia in miniatura sull'Atlantico.

La mattinata si presenta velata , noi ripartiamo verso l’interno per attraversare uno dei bracci di terra che penetrano il mare, divisi fra loro dalle rias, fiordi nei quali trovano ospitalità ogni genere di molluschi e allevamenti di cozze. Il paesaggio è molto verde, si vedono gli essiccatoi per cereali (horreos) e piante a noi talvolta sconosciute. Giungiamo a Fisterra (che i romani avevano chiamato con questo nome in quanto all’epoca rappresentava la fine delle terre conosciute). Sul Capo Turiñan ha sede l’immancabile faro ed alcuni piccoli ricordi a significare il fatto che il Camino passa proprio di lì. Con una tradizione che può far discutere, alcuni pellegrini usano lasciare indumenti, scarpe o quant’altro legati ad un palo. Il vento slegherà i panni per trascinarli ovunque in un’immagine poco edificante d’immondizie disperse in un posto che sa invece d’incanto. La scarpa monumento lascia invece capire quanto nei secoli questo punto abbia significato per i viandanti. Il paese è gradevole, tranquillo in una domenica mattina primaverile. Alcuni anziani siedono al bar e discorrono animatamente in galiziano, lingua ufficiale spagnola molto simile al portoghese. Si scende ancora a Ezaro dove, non senza un certo rimarco turistico nel concetto, si trova l’unica cascata proveniente da un lago che getta le sue acque in mare. In realtà di tratta si una diga per lo sfruttamento idroelettrico, una bella cascata ed il mare distante qualche centinaio di metri, che probabilmente risale con l’alta marea. Vale sicuramente la pena inerpicarsi con l’auto lungo le ripide stradine che portano al belvedere sulla baia. Muros va famosa per i mariscos, con un bel porto prospicente al centro urbano. Al fondo della Ria de Muros e Noia si trova proprio quest’ultima cittadina. Più grande e, quando passiamo noi, intensamente trafficata a causa di una manifestazione con annesso mercatino. Le vie affollate ci consigliano di andare altrove per la pausa pranzo. Cosa che facciamo a Pontecesures. In un’osteria tappa del Camino sembra di tornare indietro negli anni: è un andirivieni di locali e pellegrini (perlopiù in bici) che si scambiano informazioni, si fanno mettere il timbro comprovante il passaggio e ripartono incuranti delle condizioni atmosferiche. Noi invece riprendiamo l’autostrada in direzione sud per rientrare in Portogallo. La prima tappa è Ponte de Lima per una breve visita al piccolo ma variegato centro e  soprattutto al ponte romano a 31 arcate sopra il fiume Lima. A poca distanza una curiosa serie di sagome stà a mimare le legioni romane intente ad attraversare il fiume (prima che il ponte fosse costruito) con la leggenda che vuole i soldati titubanti in quanto si pensava si trattasse del Lete, ovvero il fiume dell’oblio, il cui attraversamento avrebbe fatto scordare tutto a tutti. L’autostrada attraversa gli ordinati vigneti che producono il Vinho Verde, profumata bevanda da bere fresca, responsabile della mezza sbronza di soli due giorni fa in quel di Porto e vero liquido (questo sì) dell’oblio. Braga, la terza città del Portogallo, ci accoglie con la sua cattedrale e in verità poco altro. Restiamo stupiti come in pieno centro storico si trovino case signorili e fatiscenti al contempo. Sembra incredibile che nessuna mano, privata o pubblica, abbia ristrutturato immobili di sicuro valore. Caratteristica comune in tutto il Portogallo visitato, le sementi vengono portate dal vento sui tetti e lungo i cornicioni, così che le erbacce crescono ad ogni altezza evidenziando le case degne di manutenzione. Aveiro è la tappa finale del giorno: l’oceano in questo caso sfuma le sue onde su una spiaggia ampia e pianeggiante. I faraglioni della costa da Morte sono ormai lontani, ma non è distante il legame che accomuna le genti con il mare. Anche questa cittadina ha un ricco passato legato alla navigazione, mentre nel centro si trovano i moliceiros, imbarcazioni simili a gondole, un tempo usate per la raccolta delle alghe. Anche qui il punteggio sul desinare a base di pesce raggiunge livelli elevati. La passeggiata nelle vie del centro rende un’immagine splendida, illuminate da lampioni che diffondono una luce giallo antico e lastricate di porfido marmoreo lucido,  tranquille come si conviene ad una domenica sera, salvo poi animarsi in prossimità dei canali (il paragone di Venezia del Portogallo è affascinante quanto esagerato) dove una cerimonia di universitari irrompe con i suoi canti locali ed i discorsi. Ascoltiamo qualcosa ma poi prevale il desiderio di un meritato riposo. La giornata di bel tempo ci ha invogliato a frustare i cavalli, nei prossimi giorni il bello è previsto stabile pertanto non dovremo essere da meno.

Pernotamento: AVEIRO 

 


 

Day 4 : lun. 28 aprile 2014

Monasteri e città storiche, luoghi dove il tempo ha avuto una battuta d'arresto. Fatima: dove la storia c'entra ben poco.

La prima tappa odierna è Coimbra, bella la Cattedrale e ancor più bello il centro storico, con viuzze degradanti verso il fiume. Che sia una città universitaria lo si riconosce immediatamente dagli studenti che iniziano la settimana indossando i tipici mantelli neri. La Rua Ferreira Borges con le sue vetrine è la via dello shopping e come sovente accade in questo Paese, presenta una pavimentazione di porfido bianco lucido con decorazioni tendenti al grigio. Il tutto porta alla sensazione che la strada sia bagnata e scivolosa, in realtà si tratta solo di riflessi. Si ha l’impressione di trovarsi in un salotto.

Resta il fatto che azulejos sulle pareti e porfido bianco nella pavimentazione delle vie pedonali rappresentano in generale un bel tratto ornamentale di questo Paese.

Seguono alcuni siti storici e religiosi di grande rilievo che inanelliamo fra la tarda mattinata ed il pomeriggio:

  • Tomar – alla fine non si è capito se i circa 30 km fra l’uscita dell’autostrada e la cittadina di Tomar siano realmente la via più breve, resta il fatto che la linea d’asfalto si snoda per i pendii di morbide quanto verdi colline coltivate a ulivi e vigneti, fino a giungere alla maestosa base di quella che per secoli è stata fra le più importanti sedi dei Templari, il Convento do Cristo (Foto2). Perfettamente conservato lungo i secoli, offre al visitatore uno spaccato di come viveva il clero in epoca medievale: l’accoglienza verso i pellegrini e l’autorevole architettura di quella che sembra essere stata una piccola città ben protetta. Il mistero che avvolge l’Ordine dei Templari contribuisce a far funzionare l’immaginazione. Belli anche il refettorio e la cucina, che doveva sfamare quanti vivevano chi era di passaggio. Parecchi chiostri (Foto2) sono contornati da arcate con stucchi e quant’altro quanto potevano offrire le tecniche dell’epoca.
  • Fatima – come dice giustamente la guida, ciò che si vede dipende da cosa si è venuti a cercare. Per i turisti in effetti non c’è molto da vedere: due basiliche (vecchia, nuova, nuova2), l’una ad accontentare chi ama lo stile ricco ma nel contempo raccolto e l’altra per chi invece predilige l’architettura moderna. Il tutto è diviso da un’enorme piazza asfaltata su un lato della quale si trova la Cappella dell’Apparizione, esattamente nel luogo in cui la Madonna apparve ai tre pastorelli. Lì vicino apposite strutture coperte ospitano le candele accese dai pellegrini. Appena oltre i luoghi sacri si concentrano i negozi di souvenir e di arte sacra, nonché ristoranti, hotels e quanto possa essere di utilità ai visitatori. Si conferma pertanto come Fatima vada visitata unicamente partendo dall’angolazione religiosa, come meta di un pellegrinaggio. Considerarla tappa di un giro turistico rischia di perdere di significato, andarci appositamente richiede tuttavia una propensione e una devozione forti, che possono anche non trovarsi in altri modi di concepire il mistero religioso.
  • Monastero de Batalha (Foto1, Foto2)– costruito in seguito al voto fatto da João de Castillo prima di una  impari ma vittoriosa  guerra contro gli spagnoli, merita un tributo per i suoi archi, i merletti, gli splendidi esterni e un interno illuminato dai colori che filtrano dalle vetrate. Lo stile gotico con pilastri simili ad alberi di cui quasi non si vede l’innesto con il soffitto rendono il visitatore ancora più piccolo al cospetto di tale slancio.
  • Monastero de Alcobaça (Foto1) – anche qui, seppur per ragioni diverse e con altra origine ci si ritrova di fronte ad un monastero gotico, il cui sguardo si eleva verso l’alto quasi a perdita d’occhio. Molto più semplice e meno decorato, in uno stile che potrebbe tranquillamente trovarsi in una città protestante,  non mancano i fasci di luce che le alte vetrate lasciano filtrare. La storia di Dom Pedro e della moglie qui sepolti fa riflettere su come doveva essere triste la vita dei regnanti in materia di matrimoni pilotati. Non osiamo immaginare come dovesse invece vivere il resto della popolazione. All’interno della chiesa vediamo gli sfregi perpetrati dalle armate napoleoniche, fortunatamente fra i pochi danni causati dalle guerre in questo Paese, che per certi versi ha la sorte di essere localizzato geograficamente alla periferia dell’Europa. Resta il fatto che il giorno della resurrezione re e regina si troveranno a guardarsi negli occhi l’un l’altra per effetto di come sono state posizionate le loro tombe.

L’intera giornata dedicata alla cultura ci induce a cercare ospitalità presso la cittadina balneare di Nazaré. Visitiamo la parte alta (Foto2) (Quartiere del Sitio) con splendida vista verso il litorale in cui spiccano i colori blu dell’oceano, il beige della spiaggia e, oltre, il rosso dei tetti delle case. Un dedalo di viuzze, le cui pareti sono decorate con azulejos rappresentanti la vita quotidiana, consentono d’immergersi  in questo borgo di pescatori. Scendiamo in quello che è il paese vero e proprio: in questo periodo fuori stagione si transita a malapena nelle le strette vie che adducono alla passeggiata, riesce difficile immaginare come sia il traffico nei mesi più caldi. Anche oggi approfittiamo del tramonto (Foto2) per fissare sulla scheda SD, ma prima ancora nella nostra mente, le immagini del disco di fuoco mentre scompare dove la linea dell’orizzonte unisce l’oceano con il cielo. Tutto assume tinte ocra, mentre i merluzzi messi ad essiccare (Foto2) vengono coperti in vista della notte. Inutile dire come la cucina di pesce sia eccellente, specialmente se accompagnata dai vini bianchi della zona. Occorre a questo punto fare una segnalazione che vuole anche essere un avvertimento per chi si reca in vacanza nelle zone turistiche del Portogallo: sarà stata una casualità ma in almeno tre occasioni ci siamo visiti presentare un conto più elevato del previsto (sconti non applicati, extra non consumati, ecc.). Il tutto è sempre stato chiarito con modalità civile e riconosciuto con tante scuse. Ma resta forte la sensazione che molti esercenti ci provino con gli sprovveduti turisti i quali abbassano la guardia in virtù del fatto che si trovano in vacanza.

Pernotamento: NAZARE'

 


 

Day 5 : mar. 29 aprile 2014

Ancora paesi incantevoli (Obidos), faraglioni atlantici e ricche cittadine intorno alla capitale.

Obidos è una di quelle città dove il tempo sembra essersi scordato di trascorrere. Raccolta fra le mura percorribili a piedi in un periplo che permette di osservare la quotidianità da un punto d’osservazione privilegiato, i locali sono ormai abituati a questa violazione di privacy e proseguono come attori di un film. Le case bianche iniziano ad essere inondate dal sole, i bordi azzurri fanno da sfondo ai fiori, conferendo un’aura speciale alle facciate. I vicoli s’intrecciano aprendosi di tanto in tanto su una piazza (Foto2) dove sorge una delle tante chiese. Il tutto infonde una sensazione di armonia, la primavera ed i suoi colori fanno il resto.

Da lì alla penisola di Peniche ci saranno una ventina di km. Il paesaggio cambia: le morbide colline lasciano spazio all’Atlantico, il suo ondeggiare irrequieto, sempre alla ricerca di conquistare ed erodere le falesie che vi si immergono. Prima però vediamo la Fortaleza, una fortezza appunto, posta a difesa delle coste portoghesi ma al tempo stesso infelice centro di detenzioni degli oppositori del regime di Salazar, la cui caduta vede ricorrere in questi giorni il suo quarantesimo anniversario.  Il Cabo Carvoeiro presenta il solito, splendido, faro e le onde a dividere la terraferma dall’arcipelago delle Berlengas. In mezzo i pescherecci svelano il loro carico inseguiti da famelici gabbiani. Anche questa terra ci narra di naufragi ed incidenti provocati dal mare in tempesta in un triste comune denominatore che parte dal nord della Galizia. E’ certo però che lo sguardo agli occhi del turista non può che suscitare il piacere visivo. Abbandonata la costa si torna alle verdi aree coltivate e ai villaggi agricoli. Proprio uno di questi siti riveste un ruolo nobile per il suo passato e le sue architetture: siamo a Sintra, ormai a pochi km da Lisbona. Un luogo dove vegetazione lussureggiante e la ricchezza dei suoi abitanti rappresentano il binomio dominante. Con esse anche le splendide vedute delle colline, la  storia e l’arte. In verità occorre aggiungere anche i dolci ed in particolare i travesseiros, che significa cuscino, ripieni e serviti tiepidi. La sfida persa in partenza è quella di mangiarne solo uno. Risaliamo l’erto sentiero che conduce al castello, ma non vi entriamo, cercando solo delle vedute panoramiche. I molti visitatori la rendono caotica ma questo non ne riduce il fascino impregnato di romanticismo ottocentesco.

A questo punto, anziché convergere su Lisbona, puntiamo ancora verso ovest per raggiungere la località più occidentale d’Europa, il luogo dove il sole da sempre saluta il vecchio continente per andare ad illuminare l’America.

Cabo da Roca (Foto2) è selvaggio, un grosso faro campeggia sulle scogliere che, alte oltre 140 mt., si gettano nell’Atlantico. Il vento non conosce tregua, le piante grasse spuntano curiose coi loro fiori proprio sul limite del precipizio quasi a voler ammirare il paesaggio.  Camminare lungo il bordo offre l’emozione di trovarsi su un confine a perdita d’occhio in qualunque direzione lo si guardi. Poiché verso ovest si può andare solo via acqua, non resta che ritornare sui nostri passi in direzione est. Breve tappa a Cascais (Foto2), dove la vita scorre al ritmo lento dei ricchi villeggianti provenienti da ogni parte d’Europa per svernare o per abbronzarsi. La nostra attrazione, invero deludente, è invece rappresentata dal mercato del pesce che ha luogo in un locale vicino al centro. Al posto dell’atteso colorito andirivieni di pescatori e commercianti ci troviamo di fronte alla compravendita di alcune casse di pesci e dopo 5 minuti le negoziazioni sono già terminate. Ci spiegheranno che il pesce scarseggia e le contrattazioni seguono accordi consuetudinari. Ormai non resta che fare l’ingresso nella nostra ultima meta: Lisbona. Parcheggiate le valigie in hotel e acquistati i biglietti che consentono di viaggiare per le prossime 24 ore su tutti i mezzi urbani, ci inabissiamo nella metro per riemergere nella sontuosa Praça do Comercio (Foto2). E’ dal cuore storico e turistico della capitale che iniziamo il nostro tour. Da un lato il centro storico adagiato sulle colline, dall’altro il fiume Tago. A fare da trait d’union lo storico punto d’attracco che ha testimoniato in qualche modo il passaggio dall’Europa medievale a quella aperta sul mondo, alla scoperta  ed alla conquista di nuovi territori. Passando sotto il monumentale Arco da Victoria e percorrendo la Rua Augusta sembra di passeggiare in un salotto. I lucidi cubetti di porfido bianco risaltano e rendono un’immagine di classe quasi fossero stati passati con la cera. A seguire vediamo

Chiudiamo la giornata in un ristorante dove ancora una volta non può mancare il pescado (Foto2) con la specialità bacalhao do bras. Nel frattempo, insieme alla bottiglia di vino bianco, scende la notte e ne approfittiamo per un giro in tram a vedere qualcosa di Lisbona by night perdendoci in mezzo al dedalo di vicoli moreschi che portano al Castelo de Sao Jorge, nel quartiere Alfama. Sotto la luce dei lampioni il lastricato sembra risplendere di luce propria conferendo un carattere unico alla capitale.

Pernotamento: LISBONA 



 

Day 6 : mer. 30 aprile 2014

Lisbona: patria dei migliori navigatori e la capitale ricca di fascino.

Se il mattino ha l’oro bocca è il caso di goderne appieno andando in centro a prendere il tram nr. 15 e recarci nel quartiere di Belem, un tempo borgo di pescatori, adesso meta turistica dove si possono ammirare il Padrão do Descobrimentos, la Torre de Belém e il Mosteiro dos Jeronimos. Il monastero è un’opera d’arte che ci accontentiamo di ammirare dall’esterno, mentre gli altri due monumenti ci dimostrano come l’Europa abbia incominciato ad aprirsi al mondo proprio da questa città. L’apertura delle rotte verso l’Asia e l’America hanno eclissato quelle terrestri conferendo potere e ricchezza alle nazioni che si affacciavano sull’Atlantico. Il Padrão do Descobrimentos vuole proprio rendere omaggio a Vasco da Gama, Magellano e ad altri navigatori che hanno dato lustro alla nazione. Un pò più lontano il ponte 25 de Abril collega le due rive del Tago, ormai prossimo a gettarsi nell’oceano. Si rientra per cambiare linea di tram e risalire la collina verso la Sé, splendida Cattedrale che riporta ad una dimensione più raccolta. Poco oltre si trova il Miradouro de Santa Luzia, la cui vista è purtroppo disturbata da antenne e cantieri. Resta comunque un ottimo colpo d’occhio sui tetti della città vecchia e sul fiume. Dal punto di osservazione saliamo sul 28, lo storico tram che percorre il centro cittadino: ha la peculiarità di possedere tutti gli interni in legno come si conviene ad un tram d’epoca, nonché quella di sfidare le leggi di gravità, sferragliando, fermandosi e ripartendo lungo le irte strade delle colline lusitane. Si scende a Praça do Comercio e si risale il quartiere di Estrela dove visitiamo la  Basilica da Estrela, Jardim da Estrela e l’esterno del Palacio da Assembleia da Republica. Riprendiamo lo stesso mezzo per rientrare nella zona centrale. Il tempo ci consente solo più un’ultima vista dal Parque Eduardo VII.

Si risale in auto e si punta verso sud, superando il Ponte 25 de Abril, per salire alla base del Cristo Rey, l’enorme monumento alto 110 mt eretto nel 1959 a ringraziamento per aver risparmiato il Portogallo dalla seconda guerra mondiale. A volte trovarsi in una posizione periferica finisce per essere utile. La vista dalla piattaforma che si raggiunge con l’ascensore è un pò come lo scorrere dei titoli di coda su quanto visto finora in città ed in generale della settimana. Sotto di noi il Ponte 25 de Abril, copia del più famoso Golden Gate di San Francisco, sull’altra riva il centro cittadino con le numerose cupole di chiese, mentre a distanza s’intravedono i monumenti di Belem.

Il nostro Portogallo si chiude in questo modo: fra gli sfarzi regalati dall’impero in epoca coloniale e le ristrettezze odierne. Ancora una volta: la posizione periferica talvolta paga, altre no. La sorte tocca una zona geografica in un dato momento della storia, è nel destino di ognuno viverci al momento opportuno o meno. A costruirne la struttura storica ci hanno pensato prima i celti, poi i romani, quindi gli invasori barbarici, mori e spagnoli, per arrivare in un’indipendenza orgogliosa appena mitigata dall’appartenenza ai colori dell’Unione Europea, che ha qui il proprio termine ultimo (il finis terrea se vogliamo usare un latinismo) sudoccidentale, oltre il quale l’unico azzurro risulta essere quello dell’Atlantico.

Resta ancora il tempo per un’ultima occhiata al mare aperto in quel di Sesimbra, località balneare che fuori stagione offre un’atmosfera rilassante. L’ideale prima del rientro.