Day 5 : 1 settembre 2010

Coste frastagliate e fiordi profondi nella discesa lungo la costa atlantica (nord ovest)

 


Il mattino si presenta velato di nuvole alte e lattiginose che mai cedono all’idea di far scendere pioggia, ma nasconderanno il sole per buona parte della giornata. I paesaggi che vediamo sono semplicemente maestosi e le strade che percorriamo hanno la caratteristica di essere solitamente ad una sola corsia con frequenti passing places, piazzole messe lì per consentire l’incrocio fra veicoli. Il tutto complicato dalla frequente presenza di pecore sull’asfalto. Non è facile guidare in queste condizioni: bisogna sempre prevedere l’arrivo di qualcuno in una zona poco antropizzata e pertanto potenzialmente libera. Al momento dell’incrocio si è costretti a repentine frenate per accostare senza perdere troppa velocità e ripartire subito dopo. I km da percorre sono tanti e la strada non consente alte velocità, oltre a richiedere una concentrazione costante.
L’apice della giornata lo vediamo nei pressi di DURNESS, a Coldbackie, una spiaggia che se non fosse per le fresche temperature si potrebbe tranquillamente definire tropicale. Un’insenatura fra due alte colline che degrada verso il mare è stata riempita di sabbia durante i millenni, l’acqua che arriva a lambirla consente la visione del fondale per decine di metri. Visivamente parlando, solo le abbondanti fioriture di erica sulle colline confermano che non siamo ai caraibi. Visitiamo la Smoo Cave, una grotta che accede ad un fiordo ben riparato, abitata nell’antichità da tutte le popolazioni che hanno vissuto o occupato la zona, inclusi i vichinghi. All’altezza di ULLAPOOL, cercando in mezzo alle nuvole riusciamo persino a vedere un po’ di sole, pronto a rendere più vivi i colori, ma torna ad eclissarsi poco dopo. Mentre scendiamo gli occhi si posano su un cartello che indica la vendita di salmone affumicato. Come due gatti affamati ci mettiamo in cerca della preda, che riusciamo a trovare presso il B&B gestito da un’anziana signora, la quale ci assicura che lo affumicano sul posto. Il profumo che c’è intorno lascia pochi dubbi. A pranzo daremo fondo alle 7 oz. del pregiato pesce in un’area di servizio lungo uno dei tanti torrenti che scorrono dalle Highland verso l’Atlantico.
Si passa per GAIRLOCH, TORRIDON e SHIELDAIG. Vediamo anche le Victoria Falls, ma non sono di certo indimenticabili.
Scendiamo a LOCHARRON, villaggio di case bianche che si estende lungo il porto. La sua struttura è semplice e scorre in parallelo: case, giardinetto, strada, striscia di giardino pubblico, passeggiata e fiordo. Rade gocce di pioggia scendono per inumidire la strada e rendere il tutto più scozzese. Per nostra fortuna si tratta solo di pochi minuti e l’orizzonte torna ad alzarsi.
In generale la costa occidentale è più attraente. Mentre l’altro versante degrada lentamente verso il mare con pendii a limitata inclinazione, coperti da verdi pascoli ed inurbazione in qualche modo accettabile, a ovest è la montagna che si getta nel mare, lasciando poco spazio per strade e ogni genere di insediamento umano. Solo le pecore oziano brucando lungo i ripidi saliscendi. Questa parte è sicuramente più interessante dal punto di vista turistico, con numerosi fiordi che penetrano come spade nella terraferma. Alcuni di essi sono particolarmente profondi e nella II guerra mondiale hanno ospitato le navi da guerra inglesi e sovietiche, che qui si riparavano al sicuro. In alcuni casi i fiordi necessitano una lenta ma bellissima circumnavigazione, mentre su pochi altri  sono stati costruiti dei ponti. Le strade sono ovviamente ad una sola corsia, con le cautele che le sono dovute. Il traffico è scarso anche se ci attendevamo perfino qualcosa in meno, vista la splendida solitudine dei luoghi. Costeggiando alcuni fiordi vediamo allevamenti di salmoni.
La sera ci vede arrivare a PLOCKTON, piccolo villaggio di case imbiancate a calce che sembra essere assai frequentato dai turisti, anche se nessuno pare capirne la ragione. Per 50£ un’anziana signora ci mette a disposizione un’ottima sistemazione. La casa è ben arredata e torniamo ad avere la giusta idea di cosa sia un B&B. Plockton dispone di 4 ristoranti, al limite del tutto esaurito. Troviamo un tavolo al secondo tentativo, ma il risultato è più che apprezzabile. Smoked haddock e trota con le mandorle, dove una cremosa birra (la Best) porta la votazione ai massimi livelli.
Verso le 21 la nostra signora ci attende per un tè (vista la qualità delle birre locali avrei preferito un paio di queste ultime, ma noblesse oblige). E’ l’occasione per fare due chiacchiere con lei, assaggiando una fetta di torta alla banana che gentilmente ci offre. Chiacchieriamo diffusamente e veniamo a sapere che in zona il lavoro scarseggia, così che i giovani sono costretti ad andare a studiare altrove, per poi restarci. Proprio come quello che è successo a tre dei suoi 4 figli (si trovano a Dundee, Glasgow e in Irlanda). Lei, che è vedova da ormai tre decenni, integra la pensione con l’attività di hosting. E’ comunque abitudine diffusa quella di utilizzare le stanze lasciate libere dai figli per dare ospitalità e arrotondare così lo stipendio o la pensione. La vita in inverno a Plockton non è propriamente facile. I pochi abitanti se ne stanno rintanati in casa, mentre la neve scende copiosamente. Lo scorso anno hanno dovuto verricellare alcuni passeggeri di un treno rimasto bloccato per le abbondanti nevicate. Anche se può sembrare strano, il paesino è collegato al mondo esterno con 6 treni giornalieri, che indirettamente permettono di raggiungere Glasgow, Aberdeen e Dundee, dove hanno sede le università e ci sono maggiori possibilità di trovare un impiego. Grazie alla corrente del golfo il fiordo non ghiaccia particolarmente, almeno non abbastanza da poterci camminare o pattinare sopra. Nonostante la casa sia elegante e ben arredata, sembra che la nostra signora non appartenga alla classe dei ricchi. Resta in ogni caso un atteggiamento di ospitalità rimarchevole. La stanchezza della lunga giornata al volante si fa sentire e non servono canzoni per conciliare il sonno.