Day 4 : 31 agosto 2010

Le isole Orcadi: archeologia dal passato e pecore dal presente.


Dopo una cena per la quale l’aggettivo frugale ci sembra essere il più appropriato, la colazione nel B&B delle Orcadi ci appare come un pasto sontuoso. Il cielo è grigio e non sembra disponibile ad intavolare trattative. Non invidiamo i due ciclisti che hanno pernottato nella stessa abitazione e ci precedono ad uscire di casa sotto una pioggerella antipatica. Si parte verso le 8 per il Mainland, attraversando le Churchill Barriers, costituite da blocchi di cemento immersi per collegare le isole nel sud delle Orcadi, ma soprattutto per impedire ai sottomarini tedeschi di penetrare nella baia di Scapa Flow ed affondare le navi inglesi, di stanza proprio in quel luogo. Si dà il caso che tali barriere vennero costruite proprio da prigionieri italiani, catturati dopo le sconfitte in Africa Settentrionale. In 800 avevano il compito di costruire le difese della British Navy. In mezzo a tali prigionieri alcuni eccellevano nelle arti pittoriche e architettoniche, tant’è che sono riusciti a farsi fornire il materiale necessario dai loro carcerieri ed hanno costruito la Italian Chapel, una splendida chiesetta originata da due container dell’epoca ed un frontale creato da mani artiste. Alla fine l’edificio è diventato una delle opere più rappresentative delle isole, oltre a rappresentare un monito di come la guerra possa talvolta essere sminuita per non dire ridicolizzata da atteggiamenti umani sensati. Di certo a quei prigionieri è andata molto meglio dei loro commilitoni partiti per la Russia . Visitiamo il capoluogo, KIRKWALL, dove spicca la splendida cattedrale in arenaria, il cui gotico slanciato  (Foto2) la rende semplicemente maestosa. Passeggiata in un paese la cui vita procede al ritmo pigro delle sue grigie giornate ed andiamo a HOUTON, dove inizia  a scendere una pioggerella fine, quasi tropicale, ma fredda e penetrante. In realtà non c’è niente da vedere se non l’imbarco per l’isola di Hoy, che appariva fra le opzioni del viaggio. Inutile intraprendere la pur breve crociera per trovarsi sull’altra sponda e non avere miglior vista di quanta ne abbiamo adesso. Si decide così di continuare il giro dell’isola principale e la nostra attenzione va ad alcuni menhir che si trovano lì da qualche millennio ed al Ring of Brodgar, una serie circolare di menhir la cui altezza raggiunge anche i 5 mt., posizionati da non si sa ben e quale popolo dell’antichità e per quale ragione. Sembra incredibile ma le Orcadi sono un vero paradiso per gli amanti del neolitico. Per varie ragioni si sono perfettamente conservati siti con abitazioni, tombe e altre curiosità, delle quali né gli studiosi né gli archeologi sono ancora riusciti a fornire una spiegazione attendibile. Nel frattempo finisce l’unica ora e mezza di pioggia che incontriamo nell’intero viaggio. Resta una nuvolosità alta da impedire al sole di illuminare il verde che ci circonda, ma nel contempo non ci priva del panorama. Ci portiamo sulla costa atlantica per vedere Yesnaby, un’alta scogliera che di punto in bianco compie un salto nel mare. Il tutto è molto bello, anche se col sole sarebbe altra cosa. Passiamo per una rapida occhiata al sito archeologico di Skara Brae. Raggiungiamo così il punto più a nord del viaggio, superando il 59° parallelo. Rientriamo verso Kirkwall, dove avevamo osservato un locale che a pranzo fornisce alimenti per celiaci. Spinti più dalla curiosità che dall’appetito andiamo ad assaggiare un paio di toasts locali. Andando nella parte orientale dell’isola percorriamo un sentiero sul filo del dirupo (Foto2) che si distende lungo la costa per raggiungere i resti di un’antica abitazione di pastori, datata XI sec. Il panorama che ci circonda è decisamente più interessante e vale l’escursione di un’ora. Rientriamo per alcune foto con un tempo migliorato sulle Barriers ed arriva l’ora dell’imbarco, che avviene puntualmente alle 18,30. Il mare è calmo, mentre di fianco a noi scorrono alcune delle 67 isole che formano l’arcipelago delle Orcadi. Poco oltre un’ora per arrivare sulla Scozia continentale e via verso THURSO, la cittadina che stabiliamo come sede del nostro pernottamento. Troviamo un ristorante (il Bistro) con ottima cucina di pesce (smoked haddock e salmone), toffee di banana e meringa con frutti di bosco. Chiudiamo la serata in un pub per un’ultima birra e ci rintaniamo nel Waterfront B&B di 13 stanze. Non tutte per noi ovviamente, gradevole ed economico ma perde un po’ il fascino per il quale vanno famosi. Forse sarebbe meglio chiamarlo più semplicemente guesthouse.