Day 6 : 2 settembre 2010

L'isola di Skye: il sole insinua i suoi raggi fra terra e mare


Una delle belle notizie apprese ieri sera era proprio che le previsioni davano bel tempo per il giorno successivo. La verifica di quanto udito è la prima cosa da fare appena aperti gli occhi e la conferma non si fa attendere. Il cielo è di un cobalto che solo le latitudini più settentrionali sanno offrire. Non c’è tempo da perdere, non fosse che abbiamo ancora un’abbondante colazione fra noi e l’isola di Skye. Con la signora avevamo contrattato l’orario della colazione per le 8, prima assolutamente non si può. Oggi ci tocca anche il black sausage (una sorta di insaccato non lontano dai nostri sanguinacci) cotti al forno, oltre alla tradizionale dotazione di serie. E’ curioso notare che la marmellata classica che incontriamo in Scozia sia quella di arance, di certo un frutto non autoctono. La signora, pur essendo aiutata da una lady che viene qualche ora al giorno, vuole ancora cucinare tutto in prima persona e cura personalmente ogni dettaglio della casa. Partiamo ben sazi per KYLE OF LOCALISH e l’arcuato ponte che un decennio fa ha mandato in pensione i traghetti che facevano la spola con SKYE, la più grande delle Isole Ebridi Interne. Grazie ai numerosi fiordi, in qualunque punto dell’isola non si è mai più distanti di 8 km dal mare. Lungo la strada, sotto il primo sole mattutino, restiamo ammirati a vedere un gruppo di bovini delle Highlands, dal caratteristico colore marroncini ed i lunghi “capelli” che cascano sugli occhi. Ci spostiamo a  KYLERHEA per vedere le lontre emergere dalle fredde acque del fiordo, in quanto abitano alla foce dei ruscelli nei dintorni. Il punto di avvistamento offre un ottimo panorama sul Firth e binocoli per l’osservazione, di lontre ne vediamo una a distanza. Staranno facendo colazione anche loro! Un traghetto collega Kylerhea con GLENEGL, un punto più a sud sulla “terraferma”, fra non poche difficoltà create dall’andamento delle maree. Puntiamo verso nord e raggiungiamo il capoluogo, PORTREE, opulento villaggio pieno di turisti senza meta. Ancora più a nord nella penisola di TROTTERNISH per raggiungere the Old Man of Storr, un pinnacolo che si erge da una catena montuosa, e il Kilt Rock (Foto2), uno splendido paesaggio di faraglioni aggettanti nel mare. Il tutto suggellato dalle note della cornamusa di un suonatore in kilt. L’acqua, i prati, le rocce, il cielo e la musica sono una miscellanea di emozioni che sembrano non avere confini. Alcune delle attrazioni di Skye rappresentano già una meta per il turismo di massa, non siamo molto distanti da Edimburgo ed i pullman sono ormai presenti.
La punta più settentrionale riserva le rovine di un castello e l’ennesimo paesaggio da cartolina. Poco dopo c’è la ricostruzione di un museo-villaggio con tetti in paglia, dedicato alla vita locale (dalle case esce un forte profumo di torba che brucia) e poco oltre un cimitero dove riposa Flora McDonald, eroina irredentista scozzese. Una giornata come questa in questi luoghi deve avere poche ripetizioni durante l’anno. Il villaggio di UIG offre un’altra angolatura spettacolare, incassato in una splendida baia contornata da salti di roccia. Al porto alcune navi sono in partenza per le Ebridi esterne. Il pranzo, dopo tanta abbondanza, si limita ad un frugale gelato a Portree, durante il rientro. La giornata prosegue ritornando sulla Scozia continentale e puntando verso sud. Alcune foto all’Elean Donan Castle, che si specchia sulle azzurre acque di un lago ed ancora tanti divallamenti, al fondo dei quali si trovano i soliti, splendidi, laghi scozzesi, lunghi e stretti. Lungo la strada c’è il Commando Memorial, un monumento eretto in onore dei militi appartenenti alle truppe speciali britanniche, che proprio qui ha avuto la sua sede originaria. All’inizio della seconda guerra mondiale, quando l’armata tedesca sembrava poter avere il sopravvento su tutta l’Europa e si temeva un’imminente invasione dell’isola, Churchill creò un corpo di soldati ben addestrati, pronti a tutto, per fare incursioni in terra nemica e difendere così la patria. In effetti i Commando ebbero grande successo ed il termine è nato proprio da questo corpo, finendo poi in tutti i vocabolari del mondo come gruppi armati da impiegare in operazioni speciali.
Arriviamo a FORT WILLIAMS ma prima decidiamo di vedere le Neptune’s Stairways, una serie di 8 dighe costruite per consentire di superare un dislivello di 20 mt sul Caledonian Canal, il canale artificiale, che taglia in due la Scozia da sudovest a nordest, sfruttando in massima parte il Loch Ness, altri laghi e i fiumi di collegamento, in quello che si chiama il Great Glen, la valle che taglia di netto il Paese. Ci trasferiamo di pochi km verso Corpach per fare le prime foto al nostro oggetto del desiderio: il Ben Nevis, che ci saluta in un’ora prossima al tramonto, ricca di colori caldi. Il cielo terso fa impazzire la macchina fotografica mentre il Ben ci dà appuntamento per domattina. Sempre a Corpach cerchiamo di stabilire il nostro campo base. La fortuna vuole che troviamo un bel B&B con vista sulla nostra Montagna ed i padroni siano degli appassionati di alte quote. Sono inglesi e fino a 4 anni fa abitavano a Aberdeen, dove Martin lavorava nel settore petrolifero. Per essere più vicini alle montagne e nel contempo ad un aeroporto dal quale lui può viaggiare, hanno scelto di trasferirsi a Corpach. Continua a lavorare nello stesso settore ma riesce a farlo da casa, pertanto questo sembra essere il luogo ideale. In realtà sembra che la zona sia la più piovosa di tutta la Gran Bretagna (ed è già un bel dire!) dal momento che le precipitazioni superano i  4000 mm all’anno. Con loro facciamo quattro chiacchiere per ottenere informazioni circa l’escursione. La loro casa è tutta adornata di foto e poster di montagne famose. Scopriamo che sono stati anche loro nelle Rockies e ci sentiamo come fossimo a casa nostra. Per cena ci consigliano di andare al Ben Nevis Inn, un locale posto in prossimità del punto di partenza del sentiero (così impariamo già la strada e studiamo la tattica per l’indomani). Il ristorante assomiglia ad un rifugio e ci sono lunghe tavolate e molti avventori. Per contro il servizio è buono, la cameriera è bella e la qualità del cibo non ha nulla da inviare a locali molto più chic di questo. Il sentiero parte proprio da questo punto, dopo pochi minuti si congiunge a quello in arrivo dal centro visitatori, mentre più avanti converge anche quello dall’Youth Hotel.