Day 7 : 3 settembre 2010

L'ascensione del Ben Nevis, la più alta vetta britannica. Splendido castello a Inveraray


La giornata inizia verso le 6,30, colazione sostanziosa alle 7. Oggi il programma prevede meno km in auto ed una bella scarpinata fino sulla cima del BEN NEVIS, la vetta più elevata delle isole britanniche. Sono solo 1344 mt. di quota ma corrispondono a 1306 mt di dislivello ed è una montagna con una tetra fama di “divoratrice di uomini”. Scopriamo così che muoiono una decina di persone all’anno nel tentativo di salirla. Dopo aver visto quale genere di bestiame umano prova a salirla, ci convinciamo che ad essere pericolosa non è tanto la montagna bensì gli escursionisti che la tentano. Trattandosi della meta più ambita di tutto il Regno Unito, potenzialmente ogni suddito di Sua Maestà sarebbe tentato di ascendervi. Purtroppo, e questo è vero, il Ben Nevis conserva nebbia o maltempo per 9 giorni su 10 e l’orientamento con scarsa visibilità non è per niente facile. Sbagliare strada di pochi metri può condurre in ripidi canaloni che non lasciano via di scampo. In particolare, in occasione delle prime nevicate, quando il sentiero è ormai coperto e scende la nebbia, pare che il luogo diventi un vero inferno per chi non lo conosce. La nostra fortuna nel trovare bel tempo è pari alla  nostra rapidità di salita. Partiamo alle 8 dal Ben Nevis Inn ed alle 10 siamo su una pietrosa piazza d’armi che rappresenta la punta (Foto2 - Foto3). In cima troviamo il vecchio osservatorio e alcuni ruderi usati in passato come ricovero. Va ricordato che almeno 150.000 persone tentano l’ascensione ogni anno. Tutto il pietrame che vediamo in punta presenta parecchie intrusioni di muschio, segno evidente che le giornate asciutte in quel luogo devono essere veramente poche. Il clima è fresco ma splendidamente sereno, avremo sicuramente suscitato l’invidia di molti che l’avranno provata parecchie volte senza poter abbracciare una giornata così bella. Sarà la fortuna del principiante di scalate britanniche; in effetti un po’ novizi ci sentiamo, almeno nell’attrezzatura: mentre le scarpe hanno una suola conforme alle esigenze del territorio, non abbiamo zaini. Così io mi carico lo zainetto borsetta di Bruna, mentre lei ha nientemeno che una borsa di nylon. In ogni modo abbiamo tutto l’indispensabile per difenderci da un repentino arrivo del freddo anche se le previsioni meteo parlano chiaro come il cielo che sta sopra di noi. Non avevamo previsto grandi cose, sicuri come eravamo che il tempo sarebbe stato brutto. Scendendo vediamo che siamo ancora tra i meglio attrezzati. Fisicamente non ci sono problemi e l’ascesa è letteralmente una passeggiata, in tutto sono 16 km:  mancheranno quota e zavorre sulle spalle, ma oggi andiamo veramente veloci. Quando ormai la nostra discesa è oltre metà strada vediamo ancora gente salire con espressioni di fatica degne di un girone infernale. Del resto per molti di essi la zavorra è rappresentata da una notevole cotenna adiposa.
Il sentiero, nella prima parte passa su un tratto di vegetazione dove sono presenti alcune pecore. Circa a metà strada, dove si lambisce un lago, il terreno diventa sassoso ed il sentiero corre su un selciato di pietre sapientemente posizionato da mani umane o più probabilmente macchine operatrici guidate dalle stesse mani. La discesa ci impegna per 2h20min. dal momento che bisogna fare attenzione a dove si mettono i piedi. Le pietre tondeggianti rappresentano una costante e inducono allo scivolamento. Non vorremmo provare il Mountain Rescue. Al termine della discesa facciamo una digressione al Visitor Centre, in realtà si tratta prevalentemente di un negozio dove vengono venduti attrezzatura e gadgets legati al Ben, più che un vero e proprio centro informazioni.
Riprendiamo la vettura per cambiare qualche £ in banca e proseguiamo in direzione della smokehouse di INVERAWE, non prima però di passare da Connell (per vedere il saliscendi della marea). Qui vengono lavorati e affumicati i salmoni. Anche se l’attività dello stabilimento è chiusa dalle 16, riusciamo a sbirciare dai vetri, vedere l’interessante filmato e le molte schede messe a disposizione per spiegare la lavorazione. Sulla strada vediamo la chiesa di St.Conan (Foto2), una perla gotica incastonata sopra un lago azzurro, ed il castello di Kilchurn, quest’ultimo solo dall’esterno essendo praticamente impossibile arrivare nelle vicinanze. Venne abbandonato dopo essere stato colpito da un fulmine nel XVIII sec. Al tramonto siamo ad INVERARAY, dove il castello (uno dei più belli) (Foto2) viene illuminato dalle calde luci serali. Tutto è ormai chiuso ma l’esterno è la parte che ci interessava vedere. Il villaggio, con le sue case bianche, a specchio su uno dei tanti laghi della zona, appare il posto ideale per soggiornarvi la notte e la fortuna ci fa trovare un simpatico signore che ha proprio una stanza libera per noi. Il paese è stato costruito tre secoli fa per volere del duca di Argyll, il quale, dovendo ristrutturare il castello e necessitando mano d’opera, aveva fatto costruire le case per ospitare gli operai. Questa origine gli conferisce un’apparenza certo non ricca, ma nel contempo caratteristica e suggestiva. Per festeggiare la giornata diamo libero sfogo ai nostri appetiti gastronomici al George restaurant, in centro. L’apparenza vuole essere quella di un’antica taverna, ma la frequentazione è di gente ben vestita, mentre la qualità della cucina è in netta controtendenza con la famigeratezza di quella britannica. Gustiamo salmone e steak, mentre sul dessert si cade ancora una volta nelle tentazioni locali ed ordino uno steecky toffee pudding dal gusto dolcissimo e traboccante di burro. E con questo ho acquisito il pass per finire  direttamente nel girone dantesco dei golosi, quando ne verrà il momento. Nel frattempo conto di gustarne ancora altri per entrarci a pieno titolo dal portone principale. Assaggio diverse varietà di birra ale locale, così cremosa e gradevole al palato che scende come l’olio. In effetti si possono apprezzare alcune diversità nel profumo e nel colore, ma grandi differenze non si notano. Bere meno aiuterebbe comunque a discernere meglio i gusti. Con tre pinte a carico mi alzo bene dal tavolo ma mi sento stranamente allegro e vivace, forse anche per l’ascensione e la bella giornata. Di certo non solo per quello.