Day 8 : sab. 27 aprile 2013

Nel giorno che immagini di arrivare nel cuore del Tibet, a Lhasa, il destino ti dirotta nello stomaco della Cina, a Chengdu.

Quella che ci apprestiamo a vivere sarà una giornata particolare, con l’unico fuori programma non positivo di tutto il viaggio. Ma andiamo per ordine: prima di essere prelevati all’hotel destinazione aeroporto di Tribhuvan, andiamo a fare un giro per le vie di Thamel e vedere cosa ci può portare lo shopping. Il volo per Lhasa appare in orario e (come sempre) le operazioni di controllo sono improntate ad un carattere di semplicità, ma ad un certo punto veniamo divisi in due colonne separate secondo i sessi e sottoposti ad una ulteriore perquisizione sommaria. Insieme a noi c’è una prevalente rappresentanza di russi destinati ad un trekking al Kailash. Tutto fila liscio fino ad un’ora dopo il decollo, quando il pilota del volo Air China ci annuncia che a causa di una tormenta di sabbia in corso su Lhasa il nostro volo andrà direttamente a Chengdu, ad oltre 2000 km di distanza via terra. Sembra che il mondo ci crolli improvvisamente addosso: la meta sognata da anni è sotto di noi e non possiamo atterrare, come se il destino non ci volesse in questa terra mitica e disgraziata allo stesso tempo. Due ore dopo ci troviamo così nella capitale del Sichuan, una megalopoli che supera di gran lunga i 10 milioni di abitanti, in mezzo a una pianura afosa e industrializzata all’estremo. Trovarci nella quinta città più popolosa della Cina non costituisce per noi caratteristica di particolare ambizione, per di più dal momento che non volevamo andarci; anzi ci pare l’opposto di quanto dev’essere Lhasa (con lo smog come unico comune denominatore). Ma ormai siamo qui e dobbiamo fare buon viso a cattiva sorte. L’aereo viene parcheggiato in una zona fuori da ogni contatto, ci sbarcano con i pullman e ci fanno compiere tutto il giro di questo immenso scalo. Le informazioni sono ridotte all’essenziale ma tutto sommato sono corrette. Quando è ormai pomeriggio inoltrato, subiamo i controlli di rito, meno peggio di quanto pensavamo, e dopo qualche minuto di attesa ci dicono che dobbiamo prendere le valigie e verremo portati in un hotel in attesa di ripartire domattina con il volo delle 7.40 h. Seguiamo quanto ci dicono nella speranza che la promessa venga mantenuta, visto che le informazioni sono sempre improntate al risparmio comunicativo. L’hotel è di quelli per grandi gruppi ma dotato di ogni comfort. Alle 19 ci presentiamo nel ristorante dove facciamo comitiva con due cinesi, due australiani e cinque italiani (strano per noi trovarci allo stesso tavolo con dei connazionali) e ci rifocilliamo in abbondanza. A seguire lasciamo l’hotel e ci dirigiamo a piedi verso una zona popolata per visitare il locale mercato coperto. Siamo nel cuore della Cina, in un luogo dove nessuno ci rivendicherebbe qualora sparissimo, con della gente che non conosce una sola parola d’inglese. Ma non ci troviamo a disagio, la gente comune non è molto diversa a tutte le latitudini e se non cerchi guai è anche difficile trovarli. La notte sarà breve ma intensa e non possiamo che sognare Lhasa.

Pernotamento: CHENGDU