Day 10 : 02 – 01 - 109

 

Salto nel glorioso passato Champa di Myson e volo a Saigon per il sabato sera.

Oggi il programma prevede la visita del sito archeologico di My Son, situato a 45 km verso l’interno. E’ è il sito Cham più importante del Vietnam, centro religioso ed intellettuale del regno Champa, risalente al IV secolo. Vi si trova la più pregevole concentrazione di torri cham. Dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità, ospita i resti di alcuni santuari ed edifici, molti dei quali distrutti dai bombardamenti americani. Il regno Cham intratteneva intensi rapporti commerciali e culturali con Giava, dove andavano a formarsi gli eruditi. Purtroppo il presente non offre uno spettacolo di continuità con l’illustre storia del sito. Le erbacce si stanno via via impossessando dei templi e le torri versano in condizioni di declino ormai avviato, al quale la guerra ha sicuramente fornito il suo contributo. Va detto comunque che i Cham erano un popolo assai primitivo e poco incline all’estetica. Basti ricordare che, nell’epoca in cui in Europa fioriva il romanico, qui gli archi venivano creati mettendo una pietra che fungesse da architrave. Gli edifici sembrano più degli ammassi di mattoni in rovina che non un luogo dove si è fatta una parte importante della storia vietnamita. Le montagne che circondano il luogo sono ammantate di nuvole che ne tratteggiano le creste, rendendo l’ambiente assai suggestivo. Assistiamo ad un’interessante spettacolo di danze locali e ci avviamo per il ritorno, passando lungo belle risaie e campi di manioca. Vediamo indirettamente anche un funerale: alcune persone vestite con costumi stanno facendo delle sobrie danze di cordoglio. Ad Hoi An noleggiamo una bici e ci avviamo per la spiaggia di Cua Dai, dove facciamo una passeggiata fra i bagnanti. Non avendo il costume ci limitiamo a toccare l’acqua con le mani. Lungo la via del ritorno ci fermiamo in un locale per il pranzo e via per Hoi An in bicicletta, che visitiamo in lungo e in largo usando questo mezzo. La giornata è calda ma non eccessivamente umida. Restituiamo le bici e ci troviamo puntuali per l’incontro con l’autista ed il proseguimento verso Danang, ritornando quindi indietro di 30 km. L’aeroporto è piccolo e non ci sono simboli sulla segnaletica stradale che possano portare allo scalo. Bisogna tassativamente conoscere il vietnamita o avere un autista. Fortunatamente abbiamo il secondo. L’aeroporto consta di due soli gates, ma la puntualità è una certezza, così come lo sono il servizio e la cortesia a bordo dell’aereo.

 V o l o D A N A N G -   S A I G O N : 18,10 – 19,20 – volo VN 327

 Arriviamo a SAIGON dove ci sono 28° e facciamo conoscenza con la nostra guida, una signora di 46 anni mal portati. Fin dalle prime battute ci rendiamo conto come sia già un ambiente molto più caotico o cosmopolita a seconda delle interpretazioni. Cena in un ristorante fin troppo lussuoso per i nostri gusti, dove soffriamo il freddo in virtù di un condizionatore troppo efficiente. Del resto, un locale di un Paese povero e caldo se vuole dimostrare opulenza deve avere dei condizionatori molto potenti per dissipare molte frigorie anche a costo di ammalare i clienti.

 Il menu è buono come in ogni altro ristorante incontrato finora. Si va in hotel per depositare le valigie ed usciamo per scoprire il fascino della città nel sabato sera. Si respira un piacevole aspetto coloniale con ampi viali alberati, tranquilli quartieri residenziali e palazzine neoclassiche. Attualmente rappresenta il cuore industriale e commerciale del Vietnam ed i suoi abitanti sono rinomati per il loro spiccato senso commerciale, nonché per la gioia di vivere, un po’ in antitesi con l’austera Hanoi. Saigon ha un’intensa storia recente ma non trae radici molto lontane, essendo stata costruita negli ultimi secoli dove un tempo sorgeva un’antica città khmer. A prescindere dal giorno della settimana le vie del centro, e non solo, sono dei fiumi dove scorre a ritmo costante un’orda di moto e scooter di ogni genere. Le poche auto sembrano delle barche in mezzo alla corrente delle moto. Anche qui attraversare la strada rappresenta un vero e proprio segno di fede: si avanza lentamente nella speranza di essere evitati. E così di norma accade, fino a diventare quasi un gioco. Il centro città è ancora riccamente decorato per le festività natalizie in un gioco di neon inimmaginabile perfino a noi. Una sorta di Las Vegas impiantata nell’estremo oriente. La religione non ha nulla a che vedere, prendono il pretesto del Natale e del Capodanno solare per emulare il ricco mondo occidentale, quasi fosse un modo per entrare nel club dei Paesi ad economia avanzata. Sia come sia è una bella coreografia che restituisce un carattere allegro ad una città altrimenti divenuta famosa per la tragicità di una guerra. A piedi passiamo davanti all’ex Municipio, attualmente sede dell’amministrazione di tutto il sud del Vietnam. L’illuminazione a giorno lo rende ancora più bello e dicono che sia l’edificio più fotografato del VN. Passiamo di fronte ad un ristorante in cui si ritrovano i rimpatriati che hanno fatto fortuna all’estero. Pare che una piccola percentuale di vietnamiti del sud, sfuggiti alle vendette comuniste dopo la fine della guerra contro gli americani, scappati con quello che avevano addosso con il nome tristemente famoso di “boat people”, abbia fatto successo all’estero ed ora sia rientrata investendo nel proprio Paese natale, senza trascurare di far notare in pubblico il proprio successo. Resta il fatto che la più parte dei fuggitivi è annegata in mare o ha trovato la propria fine fra le malattie e la povertà dei campi profughi allestiti un po’ ovunque. E’ questa l’altra faccia della guerra del Vietnam, quando i vincitori hanno fatto pulizia nel sud del Paese, i cui abitanti avevano l’unico torto di vivere dalla parte sbagliata. Una vendetta cieca contro una fetta del proprio popolo che in molti casi si è conclusa in veri e propri campi di concentramento, in altri in fughe della disperazione e nella migliore delle ipotesi in un ostracismo nei confronti di coloro i quali sono stati in un certo senso conquistati. Ancora oggi fra gli abitanti del nord e il sud del Vietnam non corrono relazioni particolarmente buone, ognuno cercando di mettere in risalto gli aspetti negativi dell’altro. Il fatto stesso che sia stata imboccata una via capitalistica allo sviluppo ha fatto rialzare la testa a Saigon, che per molti anni ha dovuto subire i diktat provenienti dalla capitale. A riprova di ciò sta il fatto che dall’inizio degli anni ’90 la città si può nuovamente chiamare Saigon, prima era proibito nominarla e l’unico nome pronunciabile era quello di Ho Chi Minh City, che comunque resta anche adesso quello ufficiale. Attualmente l’orgoglio sta rinascendo con uno sviluppo che punta più al sud, dove la mentalità è più aperta e filoccidentale. Sembra in ogni caso che le ferite del passato siano state rimarginate, anche se non dimenticate, e l’unità del Paese non sia più minimamente in discussione.

 Dall’illuminazione del Municipio passiamo a quelle dell’Opera per fermarci un istante di fronte all’Hotel Continental. La memoria sembra tornare indietro, immaginando quando questo hotel era una vera e propria pietra miliare per il Vietnam del Sud. Era la base dei corrispondenti di guerra e la storia della guerra è sostanzialmente passata di qui, con i suoi numerosi interpreti. Raggiungiamo la chiesa di Notre Dame, ben illuminata, con un gruppo di fedeli inginocchiati di fronte ad una statua marmorea della Madonna. Non deve stupire questo fermento religioso, poiché sono popolazioni molto legate agli aspetti mistici ed il modo in cui lo dimostrano può anche non rispecchiare quello che osservano i fedeli della stessa religione in un’altra parte del mondo. Le strade si fanno via via meno illuminate e proseguiamo verso il Palazzo Presidenziale, anch’esso carico di storia, in quanto la foto del carro armato che ne sfonda i cancelli è passata alla storia come il simbolo della vittoria vietnamita. Rientriamo un po’ trafelati, ben sapendo che Saigon è una città in cui conviene prestare attenzione ai valori, e ci godiamo un meritato riposo.

 Saigon - (Lan Lan 2)