Day 12 : 04 – 01 - 109

Mercati galleggianti sul Mekong e via verso il confine con la Cambogia.

Sveglia alle 5,45 per essere pronti un quarto d’ora dopo ed andare con il nostro ospitante a fare la spesa al vicino mercato. Facciamo 400 mt. a piedi ed attraversiamo il canale con un sampano che non offre garanzie di equilibrio, ma il viaggio dura un paio di minuti al massimo. La laboriosità vietnamita vuole che i mercati locali abbiano luogo molto presto, poi ognuno torna alle sue occupazioni e dà inizio alla giornata lavorativa. E’ molto interessante vedere le merci esposte e come sempre è la carne ad attirare il nostro interesse. In particolare questa volta ben esposti in una cesta ci sono pesci d’acqua dolce, rane e degli animaletti squartati pronti per essere cucinati che ci dicono essere topi delle risaie. Come se non avessimo capito bene di cosa si tratta ci viene mostrato un topaccio legato con il filo ad un palo. Se presi vivi, la carne risulta più fresca e prelibata, pertanto i clienti sono disposti a pagare il topo più caro. Vengono catturati con delle trappole e il ragionamento di per se non fa una grinza! Rientriamo alle 6,45 per la colazione, onde imbarcarci ed andare a vedere il mercato galleggiante di Cai Rang. Alla confluenza del nostro canale con il ramo del Mekong veniamo trasbordati su una altra barca e ci avventuriamo per il mercato. Il mercato galleggiante di Cai Rang si trova ad appena 6 km da Can Tho in direzione Soc Trang ed è il più grande mercato galleggiante del delta del Mekong. Si tratta di un mercato all’ingrosso, dove i produttori vengono a portare le loro merci ai commercianti che le venderanno poi al mercato. Si tratta essenzialmente di frutta e verdura, dove le grandi quantità rendono ulteriormente vivi i colori. I trasferimenti da una barca all’altra avvengono passandosi la merce come fossero dei palloni, talvolta anche a due per volta. In mezzo al traffico circolano alcuni natanti di turisti ed una barca-caffè modificata per contenere un pentolone con l’immancabile minestra detta pho ed altre delizie locali per soddisfare i mercanti. Si tratterebbe di scene del tutto normali, non fosse che si svolgono su un fiume. E’ interessante notare come un campione dei prodotti in vendita venga appeso a delle pertiche per richiamare i potenziali acquirenti. Lasciato il mercato risaliamo per via fluviale fino a Can Tho, dove scendiamo e troviamo ad attenderci il nostro autista. Can Tho, città di 150.000 abitanti, cuore economico e culturale del delta del Mekong, collegata da canali e fiumi con i centri principali di questa fertilissima regione. Lungo il fiume incontriamo stabilimenti di produzione delle bevande, trattamento del legname (bambù) ed un seminario cattolico la cui ricca costruzione ci induce a pensare che le elemosine non vengano interamente distribuite rispettando i canoni evangelici. Si dice che circa il 20% della popolazione sia cattolica. Prendiamo la strada verso Chau Doc, passando per Long Xuyen, un tempo roccaforte della setta Hao Hao. Raggiungiamo Chau Doc proprio per l’ora di pranzo, che consumiamo in un ristorante del centro. Non offre grandi aspettative dall’esterno e per la verità i servizi che danno direttamente sulla cucina, non presentano particolarmente bene. La cucina è invece superlativa e ci rifocilliamo a dovere. A questo punto decidiamo di occupare la mezza giornata in modo proficuo. Visitiamo il tempio Caodaista, religione che riprende qualcosa da tutte le principali religioni esistenti, compreso il cattolicesimo. All’interno si fa grande uso di luci al neon e sembra quasi di entrare in un locale di spettacoli. In realtà, al di là dell’aspetto eccentrico il luogo attira rispetto. Al fondo del tempio c’è un quadro con un grande occhio dipinto, si usa sempre quello destro perché si dice sia quello che ci vede meglio. Come in altri templi, all’ingresso si trovano due statue: una a rappresentare il bene, l’altra il male. L’architettura esterna è assai kitsch con colori sgargianti, per niente comuni ad altri luoghi di culto. Ci spostiamo in taxi alla pagoda Tay An, anche questa dipinta a tinte molto vive, con particolare evidenza del colore arancio. E’ un tempio buddhista Teheravada, in cui spiccano i monaci vestiti con tuniche arancioni e la svastica in un’ottica puramente religiosa, origine da cui è nata. L’uso di simboli religiosi per altri fini è assolutamente vietato e punito dalle divinità stesse. Il nazismo si è appropriato del simbolo della svastica e l’ha girato al contrario, doppio oltraggio, ed ha finito per soccombere. Peccato però che molte vite abbiano prima dovute soccombere a causa del nazismo stesso. I bonzi sono vegetariani. Lungo la strada passiamo in mezzo a maleodoranti negozi che vendono pesce essiccato, dai quali risale il nauseabondo odore del mam tom, una salsa di pesce dal carattere molto marcato. Con poco spostamento a piedi ci troviamo nel tempio Chua Xu, dedicato alla Signora Xu, luogo di pellegrinaggio molto frequentato. E’ d’uso che i fedeli, una volta esaudita la richiesta, portino dei doni in segno di ringraziamento. Questi possono essere di vario tipo: dagli omaggi floreali al porcello arrostito (ne vediamo uno di fronte alla statua ed apprendiamo che verrà consumato dai guardiani) fino ad arrivare a veri e propri tesori custoditi nel museo a fianco. Qui spiccano i vestiti , in quanto la dea viene lavata una volta all’anno e vestita con abiti di gran lusso, quindi portata in processione. Si finisce con ori di vario genere, veri tesori dal peso considerevole, per arrivare a perle inanellate in ricchi colliers. A fianco del tempio si trovano due calderoni in bronzo, nei quali vengono bruciate carte e decori usati insieme ai regali per la Dea. E’ lecito chiedere alla divinità di esaudire richieste quali il successo lavorativo o la ricchezza. Torniamo sui nostri passi ed intraprendiamo la salita che porta alla collina Nui Sam, raggiungibile in 400 mt. di dislivello. Dall’alto si ammirano le vaste pianure coltivate a risaia fino alla frontiera cambogiana. La zona è uno dei più ambiti luoghi di sepoltura ed acquistare una proprietà per avere una tomba proprio qui può costare una fortuna. Ma chi può permetterselo fa sicuramente un passo verso la serenità eterna, almeno fino alla prossima reincarnazione. Chi non ha i soldi viene invece cremato e questo costa l’equivalente di 300 $. I ricchi imbastiscono un funerale all’altezza del loro rango: la cassa viene colmata di tè verde e banconote di dollari false, mentre il morto viene vestito con abiti da festa. Tutto questo sommato alla bara, il costo del terreno e a quello della tomba porta le spese anche a 15.000 $. Un funerale spartano non costa meno di 3/4000 $. Sotto la collina ci sono anche parecchie ville che non disdegnano di mostrare la loro ricchezza. Si tratta perlopiù di esuli che hanno avuto successo all’estero ed ora vengono a fare vita da nababbi in questo Paese low cost. Sulla collina si trova inoltre un hotel a 4 stelle in stato d’abbandono, che non ha avuto successo perché troppo distante dal centro città.  Per contro ci viene detto che il tasso di povertà è abbastanza alto e la scuola pare essere stata privatizzata. Pertanto chi vuole studiare deve andare in istituti privati, anche se si tratta di scuole di basso livello. Tutto questo ci appare particolarmente strano, trattandosi di un Paese a trazione socialista. Per giunta la scuola non è più obbligatoria. La signora che ci ha ospitato ieri sera nel delta del Mekong diceva che per far studiare i due bambini deve spendere l’equivalente di 120 $ al mese. Molti frequentano la scuola primaria, alcuni nemmeno quella, dopodiché quasi tutti smettono per andare a lavorare. Le classi di solito sono miste ma gli alunni portano sempre una divisa, particolarmente belle le ragazze che vestono eleganti ao dai bianchi. I più meritevoli hanno invece il diritto di portare una sciarpetta rossa al collo. Un modo come un altro per distinguere i secchioni.

 Ci viene inoltre anticipato che la Cambogia è il Paese più povero dell’Indocina, anche rispetto all’agricolo Laos. Attualmente le relazioni tra Cambogia e Vietnam sono pacifiche, pur essendoci state delle guerre, anche in tempi recenti. Nel 1978 i khmer rossi hanno invaso la zona dove ci troviamo, uccidendo più di mille persone. Dal canto loro i vietnamiti hanno risposto invadendo la Cambogia alla fine dello stesso anno. Ci dicono che la polizia è molto meno fiscale di quella vietnamita, lo vedremo domani. Mentre passeggiamo con la nostra guida per ritornare alla base sentiamo il gracchiare degli altoparlanti diffusi ovunque. Diffondono notizie e riportano di un incidente, affinché serva da esempio per ridurre la velocità. Lezioni di educazione civica diffuse con mezzi inusuali…

 Alle 19 andiamo a cena nello stesso posto dove abbiamo fatto pranzo, stavolta gustiamo le rane locali. Passeggiata sul lungofiume e rientro in hotel a piedi con un’ulteriore camminata defatigante.

Nella zona si incontrano i tipici villaggi galleggianti del Delta con i loro ricchi allevamenti di gamberi.  La più alta concentrazione di “case galleggianti”, con le gabbie per l’allevamento dei pesci, si trova proprio sulle sponde del fiume Bassac a Chau Doc, vicino alla confluenza con il grande Mekong. Queste costruzioni che galleggiano su bidoni in metallo vuoti non servono solo da abitazione ma sono anche una fonte di sostentamento per i residenti. Al di sotto di ogni casa vengono infatti sospese delle reti metalliche nelle quali si allevano i pesci, che in questo modo crescono nel loro habitat naturale. La famiglia li nutre con qualsiasi cosa passi tra le mani, per poi pescarli con facilità. Gli allevamenti forniscono il 15% della produzione ittica complessiva del Vietnam e quest’attività è molto diffusa nella provincia di An Giang, al confine con la Cambogia.

Vi sono tre Buddha maschili e 4 femminili. Questa è la ragione per cui normalmente le pagode hanno sette piani. Il terzo Buddha, quello del futuro, è solitamente rappresentato dal bambino pingue che ride. Distinguere i templi sembra essere molto semplice: il rosso e il giallo stanno per il buddhismo, il rosso puro per il confucianesimo, il blu invece per il taoismo. Infatti il Caodaismo recepisce tutti i tre colori, dove il giallo viene attribuito al buddhismo, rosso al confucianesimo e blu al taoismo. Avalokitheshvara è una divinità femminile induista ed ha tante mani all’interno delle quali si trovano tanti occhi che stanno a dimostrare che lei può fare e vedere tutto. Ha sacrificato un braccio ed un occhio per darli al padre, tant’è che ha tre teste verticali che vanno moltiplicate per altre tre teste orizzontali. In cima sta il padre. Questo perché un po’ tutte le religioni presenti in Vietnam hanno mutuato dalle credenze preesistenti la venerazione degli antenati, collegato ad un grande rispetto verso gli anziani. Infatti non vengono abbandonati a se stessi una volta impossibilitati a condurre una vita autonoma (non esiste la pensione) e nemmeno possono essere messi in un ospizio. Non occuparsi di loro sarebbe assolutamente contro la morale e pare essere anche contro la legge. Esistono 5 tipi di amore: quello paterno, fraterno, coniugale, materno e quello filiale. Quest’ultimo viene considerato il più importante in quanto i figli devono obbedienza assoluta agli anziani. Il taoismo in particolare si basa proprio su questo concetto.

 

Chau Doc - (Chau Pho)