Day 14 : 06 – 01 – 109

 Verso nord fino alle porte di Angkor. Il sito di Roluos e Siem Reap, turismo chic.

 Alle 4,30 i galli iniziano il loro concerto, con il nostro rammarico di non averli messi in pentola la sera prima. Il riposo è piacevole ma non particolarmente rilassante visto l’esile materassino che sta fra la nostra schiena e il pavimento in bambù. Alle 6.30 abbiamo appuntamento con la guida per recarci alla colazione. Da lì partiamo alla volta di Siem Reap, non prima di aver visto il rilievo di Phnom Santuk, luogo sacro per i Cambogiani che eressero una venerata pagoda dalla quale si gode un’ampia vista sulla pianura circostante. Sono 809 gradini (200 mt. di dislivello) che si salgono velocemente su una scalinata che porta direttamente alla cima, contornata su entrambi i lati da naga (serpenti mitologici) sorretti da personaggi appartenenti anch’essi alla mitologia religiosa. Sopra si trova un tempio in ristrutturazione e un’ottima vista verso le campagne sottostanti.

 Vediamo esserci molto fervore religioso, confermato dalla presenza di molti monaci in giovane età e la ricostruzione di parecchi templi e pagode. La nostra guida è stato per 5 anni monaco buddhista. Ci spiega alcune differenze fra il Tehravada e il Mahayana. Sembra che il primo discenda dall‘Himayana. Entrambe le correnti si sentono detentrici della verità buddhista anche se per sua stessa ammissione il Tehravada ha maggiori influenze induiste. Esistono comunque forti influenze animiste, per esempio nella venerazione di grandi alberi. Questo spiega gli incensi messi a bruciare alla base o sul tronco di alcuni alberi. Vengono anche venerati dei fiumi o altri soggetti inanimati di grandi dimensioni fisiche. Lungo l’antica “via Reale” si passa sul famoso ponte di pietra costruito dal re Jayavarman VII, in realtà oggi stato sostituito da uno più moderno su cui scorre la statale NH6, ma il vecchio ponte in laterizi continua a far bella mostra di sé ancora dopo mille anni.

Poco prima di mezzogiorno arriviamo a Siem Reap, facciamo conoscenza della guida, pausa pranzo e, sotto un sole cocente ci avviamo a conoscere quello che si potrebbe definire l’antesignano di Angkor. Infatti, tornando indietro sulla NH6 per 13 km ci troviamo nel Roluos Group composto da Preah Ko, Bakong e Lolei, templi del 9° sec. Si tratta di un sito archeologico fondato prima di Angkor: il primo è composto da poco più di quattro pietre ammucchiate, il secondo ha la parvenza e anche la maestosità di un tempio su 5 livelli. All’interno dei templi si trovavano un linga e un yoni. Si vedono anche mancorrenti formati dai naga, i serpenti mitologici. Di fronte ai templi si trovano anche molti nandin, statue in pietra di tori, anch’essi provenienti dalla mitologia indiana. Lo stesso vale per gli uccelli posti sopra delle colonne. La temperatura è di 35° con umidità fortunatamente bassa. Comunque non è semplice girare sotto il sole. Alle 15,45 siamo in hotel per andare a fare un giro in centro. SIEM REAP è una città che si è sviluppata unicamente grazie al tesoro di Angkor e presenta un’opulenza inusitata per quella che è una delle regioni più povere della Cambogia. Ci dicono esistere 10 hotel a cinque stelle e comunque tutto si basa sul turismo. Il centro è formato da due vie piene di ristoranti, ma riesce ancora a dare una buona immagine di spirito orientale. Ceniamo al Cambodian Barbecue, dove ci cimentiamo con serpente e calamari, su un originale barbecue poggiato sul tavolo già predisposto Il sistema per cucinare è molto semplice quanto intelligente. Sopra un vaso di terracotta ricolmo di tizzoni ardenti viene messa una base leggermente conica, nella cui parte bassa si mettono le verdure crude con aggiunta di acqua per lessarle. Nella parte superiore si mette la carne che cuoce direttamente sulla piastra lasciando cadere il sugo sull’acqua della verdura, insaporendola.

 E’ curioso notare come i diritti di fare da guida vengano dati come licenza e, chi come la nostra guida può esercitare nella capitale, non lo può fare invece ad Angkor, salvo prendere un’altra licenza. Così assistiamo allo spettacolino di guide che si scambiano i clienti, salvo tornare a riprenderseli una volta rientrati nel loro “territorio”. Sotto la parvenza di una miglior specializzazione c’è da vedere invece una sorta di lottizzazione per dividere fra tutti i soldi provenienti dai turisti. Prima di recarci a Roluos andiamo a prendere i biglietti per la visita di Angkor prevista domani, il cui costo è di 40$. Non sarebbe niente se non venissimo poi a sapere che solo il 10% di questi va a finire per spese di restauro dei siti. Il resto viene ingerito dalle casse statali, ma soprattutto da chi tali casse le gestisce. Tanto ai restauri ci pensano gli enti di cultura provenienti da altri Paesi, come vedremo in seguito.

 

Siem Reap - (Angkor Way)