Day 2 : 25 – 12 - 099

Hanoi: austera città del nord. Attiva e laboriosa, ma sotto l'occhio vigile dello Zio Ho

La sveglia suona alle 7,30 ed un’ora dopo abbiamo appuntamento con Hn. Parte così l’avventura iniziando dalla visita di HANOI. Capitale del Vietnam, in vietnamita significa “al di qua del fiume” ed è adagiata lungo le sponde del Fiume Rosso con verdi giardini e belle pagode.Grazie ad un sonno profondo abbiamo assorbito bene le 6 ore di fuso orario, saliamo in auto e in mezzo ad un traffico infernale lasciamo la zona centrale dove si trova il nostro hotel in direzione nord per la Pagoda Tran Quoc, la più antica di Hanoi, che sorge sul West Lake . Intanto iniziamo a conoscere la differenza tra una pagoda ed un tempio: la prima presenta sempre delle statue di Buddha ed è sempre dedicata a questo Dio, pertanto si tratta di professione della fede buddhista. Nel secondo si pratica invece la fede taoista o il confucianesimo e vi si trovano immagini o statue di santi e venerabili, i quali possono anche essere dei nobili, generali o saggi del passato che abbiano acquisito grandi meriti nelle loro discipline. La prima religione ad arrivare in Vietnam è stata quella taoista, almeno nella parte nord, portata dai cinesi. A seguito della loro caduta verso l’anno 1000 si è resa possibile la penetrazione del confucianesimo e del buddhismo mahayana.

Nella capitale si vedono ovunque dei lavori in corso per restaurare opere d’arte: nel 2010 ricorre il millesimo anniversario della fondazione di Hanoi e precisamente nel mese di ottobre.

Ci spostiamo nel tempio taoista di Quan Thanh, che si trova poco distante dal West Lake. Lungo il corso che ci conduce al tempio incontriamo una signora con l’immancabile cappello a cono ed il Gành (una barra di bambù posta sulla spalla che regge due ceste), col quale le donne riescono a trasportare anche pesi di 80 kg. ben bilanciati fra parte anteriore e posteriore. Con abile mossa ci passa gli strumenti di lavoro per consentirci di farle una foto e per conseguenza venderci un casco di banane ed un ananas sbucciato e tagliato, il tutto a poco meno di 1,5 €. Paghiamo con questo un simpatico dazio il nostro noviziato all’abile arte commerciale vietnamita e ci addentriamo nell’oscuro quanto misterioso tempio, dove i volti severi delle statue osservano gli stranieri che si aggirano in casa loro.

Attraversiamo la strada a piedi, in quello che è e rimarrà un vero e proprio segno di fede (in chi sta in cielo e in chi deve evitare due puntini che avanzano attraversando un fiume su due ruote). Proseguiamo ancora per qualche centinaio di metri e ci troviamo nel quartiere politico della capitale. Passiamo davanti al Palazzo Residenziale (che sarebbe vietato fotografare) e alla spianata del Mausoleo di Ho Chi Minh (Lang Chu Tich), imponente costruzione in marmo e granito che custodisce la salma del celeberrimo politico in una suggestiva bara di vetro. Il mausoleo rimane chiuso per tre mesi ogni anno al fine di permettere alle spoglie imbalsamate di Ho Chi Minh di subire in Russia la dovuta manutenzione. Oggi è comunque chiuso, altrimenti ci sono lunghe file di vietnamiti che portano il loro saluto al padre della patria. Il personale di guardia al mausoleo non può essere fotografato, come in generale tutti quelli che vestono una divisa. Si arriva infine alla Pagoda ad un solo pilastro (Chua Mot Cot).

A fianco si trova il Museo di Ho Chi Minh in stile comunista moderno. Riprendiamo l’auto e ci dirigiamo verso nord est per passare a regolare i conti con l’Asiatica Travel, dove conosciamo la sig.ra Nguyen Than, per proseguire in direzione del Museo di Etnologia, dove si trova tutta una serie di reperti legati alle varie etnie e minoranze che popolano il Vietnam. Queste ultime sono 53 (più quella kenh, stabilitasi nelle zone pianeggianti e dunque più fertili) e rappresentano il 15% della popolazione.

Spiccano le case i cui tetti in paglia arrivano a raggiungere anche i 16 mt. molto spioventi. Vengono costruite nel centro e servono da casa comune. Altre case su palafitta sono invece molto lunghe: ogni volta che la famiglia si amplia ne aggiungono un pezzo in lunghezza, fino ad raggiungere qualche decina di metri, con diversi focolai in funzione di quante famiglie vi abitano. Hanno tutte dei bracieri, che servono ovviamente per cucinare, dal momento che il riscaldamento viene solo usato in alcune regioni montagnose del nord-ovest. La tipologia costruttiva su palafitta nasce da ragioni di difesa e soprattutto per ripararsi dalle frequenti inondazioni che colpiscono quasi ovunque. Vi sono inoltre esposti i costumi delle etnie, come scopriremo nei giorni a venire sono indossati quotidianamente e non solo in occasione di feste folkloristiche. I Viet hanno occupato le zone più basse e fertili, mentre le immigrazioni di etnie minoritarie si sono dovute accontentare degli altipiani o delle zone montane, in quello che si può definire un vero processo di sedimentazione umana legato alle linee altimetriche. Tali minoranze non hanno mai avuto la forza per ottenere delle posizioni migliori e vivono tutt’ora in condizioni di inferiorità economica rispetto a quella dominante, in un conflitto che talvolta ha assunto anche connotati violenti. I francesi, facendo leva sul malcontento delle minoranze cercarono di fomentare il questo risentimento per dividere e sottomettere il Paese. Vediamo anche quella che viene chiamata la casa funeraria: a distanza di alcuni anni dalla sepoltura, i defunti vengono messi in case comuni circondate da statue in legno, che servono per il culto dei morti. A questo punto non vengono più venerati in quanto si ritiene che abbiano raggiunto la pace celeste. Viene messa in mezzo alla casa una grande quantità di cibo e si ritiene che con questo i defunti possano mantenersi fino al momento della rinascita. In genere, in tutto il Vietnam esiste un grande rispetto dei defunti.

In alcune case dove si trova il pavimento in legno si può entrare con le scarpe, in altre con pavimento in bambù occorre toglierle. Ciò non ha radici religiose, ma vuole solo evitare che la sabbia finisca tra le canne formanti il pavimento.

Nel settore pubblico si lavora di solito per cinque giorni e mezzo. Un dipendente pubblico guadagna circa 100 $ al mese, coi quali è molto difficile vivere e si rende pertanto necessario integrare con altri lavori o facendo leva sul proprio mestiere e con la corruzione. Nel lavoro privato si lavora anche su 7 giorni in quanto si viene pagati alla giornata ed un operaio specializzato può anche arrivare a 300 $.

E’ curioso notare come i negozi che vendono gli stessi prodotti siano di solito disposti in serie, con esposizioni pressoché uguali gli uni accanto agli altri, in una concorrenza che più perfetta non potrebbe essere (mobili, mattoni, legno, macellerie, ecc.). Lo stesso accade per i barbieri.

Ci spostiamo di nuovo verso il centro per vedere il Museo dei B52, curioso anche se piccolo. L’attrattiva principale è un B52 colpito dai Viet Cong, pertanto risulta spezzato in diversi tronconi. E’ stato rimontato rispettando esattamente le dimensioni reali e questo fornisce un’idea di quanto venisse giustamente chiamato la fortezza volante. E’ curioso rilevare come la retorica di Stato esponga negli stessi musei tanto armamenti vietnamiti (di produzione sovietica o cinese) che americani. Non è difficile riconoscerli, i primi sono verniciati ed in buone condizioni, mentre i secondi sono invece lasciati arrugginire ed in evidente stato d’abbandono, a dimostrare anche esteticamente l’inferiorità del nemico.

Passiamo davanti alla Hanoi Tower, un moderno quanto discusso centro, costruito abbattendo buona parte dell’ex prigione Hoa Hoi, detto anche Maison Centrale o Hanoi Hilton. Pausa per il pranzo in un ristorante che persegue scopi benefici, impiegando ragazzi di strada ed educandoli ad un lavoro e ad una vita nuova. Un buon esempio di grande rigore e di uguale efficienza. Andiamo al Tempio della Letteratura (Pagoda Van Mieu) antica università costruita nel 1070 in onore di Confucio, divenuto scuola mandarinale. E’ diviso in 5 cortili. Significativa la parte delle stele, dove venivano scolpiti i nomi di coloro i quali ottenevano il dottorato, a seguito di studi lunghissimi ed esami di incredibile severità. Chi veniva promosso aveva però una carriera assicurata, che poteva arrivare fino a quella di mandarino. Confucio è stato il patrocinatore degli studi e della scienza in generale ed in questo le società che hanno fatto propria la sua filosofia di vita attribuiscono grande valore a questi principi. Il cammino che si fa per raggiungere il tempio vuole rappresentare per il pellegrino che vi cammina la stessa strada che faceva l’esaminando nel passare i vari esami, si superano delle porte e si entra in un nuovo cortile, dal quale si accede al successivo, sempre più importante.

Ci distacchiamo da quella che fino ad un secolo fa è stata la sede della cultura vietnamita per immergerci nuovamente nel traffico, che diventa più caotico man mano che ci si avvicina al centro, in un nugolo di scooter e qualche bici sempre più rara. Ci sono anche delle auto di bella cilindrata. Per le 17 siamo al Museo delle Marionette, dove ha inizio uno spettacolo teatrale di marionette sull’acqua. Rappresentazione che riproduce storie di vita di tutti i giorni e leggende popolari, in cui gli attori sono marionette di legno e lo scenario è creato sull’acqua. E’ una tipicità vietnamita, nata dai contadini che usavano le risaie come palcoscenico per rappresentare scene di storia e società. Nel nostro caso sono 17 atti a rappresentare la vita quotidiana, il ritorno a casa dei mandarini appena nominati, una serie di scene di caccia e pesca, nonché di mitologia locale. Al termine ci incamminiamo da soli nel dedalo del quartiere vecchio, delle 36 Strade/corporazioni, un autentico labirinto di stradine con negozi e artigiani di ogni genere. Una caratteristica sono le case a galleria o a corridoio, il cui fronte è molto stretto (si dice che in passato l’imposizione fiscale fosse basata sulla larghezza del fronte della casa) ma che possono arrivare ad una lunghezza di 40 mt. Questo sistema crea differenze di pressione favorendo la ventilazione nei giorni più afosi, che nella stagione estiva assillano la capitale. Nelle strade vediamo molti agenti di polizia che non esitano a fermare la gente per dei controlli. Scopriamo che gli agenti con divisa verde scuro sono preposti alla sicurezza di palazzi, ambasciate, ecc., mentre quelli con divisa a tinta kaki si occupano del il controllo stradale. Attraversare le strade.  Come in altri Paesi asiatici la moda che va per la maggiore è quella di suonare il clacson in continuazione. Si suona non tanto per intimare a qualcuno di spostarsi, bensì per segnalare la propria presenza. Pertanto ognuno suona in continuazione solo in quanto sta viaggiando. Chi subisce la strombazzata, lungi dall’adirarsi imprecando e replicando con gestacci come avviene da noi, prende atto di chi gli sta nelle vicinanze ed eventualmente si sposta. Nonostante la caoticità del traffico vietnamita non capita mai di vedere litigi stradali. E ai nostri occhi ci sarebbero ben validi motivi. Allo stesso modo il diritto di precedenza non è una priorità contemplata dal codice stradale. Ci viene addirittura detto che non ne esiste uno e non sappiamo se chi ce l’ha detto stesse scherzando, solo prendendo atto di un dato di fatto: se fosse veramente così non abbiamo problemi a crederlo. Non ci poniamo grandi problemi poiché non fa molta differenza. Chi si inserisce in una strada lo fa e gli altri consentono l’inserimento senza grandi frastuoni. Tutto si svolge lentamente ma senza indugi, come per tacito accordo.

Ci viene inoltre raccontato di come, appena ottenuta una provvisoria indipendenza il 2 settembre 1945, delle forti alluvioni hanno distrutto il raccolto di riso ed ha ucciso direttamente ed indirettamente circa due milioni di persone, tante quante non sono morte per mano militare durante le guerre d’indipendenza. E’ strano come di questo argomento non ne parli nessun libro e si dia invece enfasi solo alle vicende belliche. La storiografia attuale ammette che la storia dell’ultimo secolo vietnamita è stata anche costellata di errori da parte del partito comunista, soprattutto dopo l’unificazione, quando venne creato un vero e proprio regime di terrore, dove la gente scappava impaurita dal sud, nonché per la triste vicenda dei boat people. Dopo la catastrofe economica degli anni ottanta, in cui è stato applicato un comunismo di stampo ferreo, ci si è resi conto che il popolo vietnamita è nella media molto laborioso e pertanto risulta retrivo ad ogni forma di dirigismo centralizzato e pianificato di stile sovietico. L’abilità tardiva è stata quella di capire tale indole e puntare il timone su un capitalismo, seppure centralizzato. Lasciare iniziativa all’impresa privata, anche se individuale o di piccole dimensioni, può essere l’unico sbocco ad un costante progresso economico. La normalizzazione delle relazioni con gli Stati Uniti ha contribuito a portare notevoli investimenti, anche se il riconoscimento per l’aiuto durante la guerra antiamericana va tributato all’Unione Sovietica la quale, pur con grandi interessi, ha aiutato il Vietnam con armamenti e formazione militare a combattere il nemico. La stessa Cina ha dato manforte in occasione della guerra antifrancese, in nome della solidarietà fra Paesi comunisti, prima che i rapporti si rovinassero nell’ambito della tensione che ha caratterizzato gli anni settanta fra URSS e Cina.

Se il Vietnam può vantare l’indipendenza è anche grazie ad una serie di concause talvolta fortunose. Dopo la seconda guerra mondiale la Cina aveva ormai occupato il Vietnam del nord. Dovette tuttavia recedere a causa dei disordini interni creati dai comunisti di Mao contro il regime di Chang Khai Schek, il quale fu costretto a ripiegare per curare i problemi di casa. Successivamente, la rivoluzione che ha portato Mao al potere ha fatto sì che il potente vicino dovesse prestare maggior attenzione alle questioni di politica interna e pertanto ha lasciato mano libera alla Francia. Ho Chi Minh ha sapientemente agevolato il ritorno del dominio francese, ben sapendo che di questo si sarebbe disfatto più facilmente, anche se ciò richiese ulteriori nove anni di guerra, fino alla vittoria storica di Dien Bien Phu nel 1954.

Il Vietnam segue il calendario cinese, ossia quello lunare.

Il caffè vietnamita che troviamo particolarmente buono, ha un retrogusto di cacao. In realtà viene proprio addizionato da fave di cacao verde sminuzzato, che non ne cambia il colore ma lo rende più denso e profumato.

Una differenza tra Hanoi è Saigon sta nel relazionarsi nei confronti delle spese. Nella capitale gli abitanti sono più parsimoniosi e cercano di risparmiare una parte consistente delle entrate per i periodi di magra, che comunque arriveranno nell’epoca dei tifoni. Nella metropoli del sud si tende invece a spendere l’intero stipendio, confidando che i tempi critici non arriveranno. In effetti la natura è più benigna nei confronti dei saigonesi e di norma si riescono ad avere dei raccolti soddisfacenti per sfamare la famiglia durante tutto l’anno. Va anche ricordato come la dominazione prima francese e poi americana abbia lasciato un costume maggiormente consumista nel sud rispetto al nord abituato a cinesi e sovietici. Gli affitti di Hanoi sono molto cari, possono raggiungere facilmente i 300 $, senza dover andare in residenze di lusso. Ciò è dovuto al fatto che la domanda di alloggi è in costante crescita e la città non ha più lo spazio per espandersi. Le famiglie cercano di fare tutti gli sforzi possibili per mandare i figli all’università per farli uscire dalla condizione di relativa povertà in cui la maggioranza delle persone si trova. Di conseguenza i ragazzi di solito vivono ad Hanoi in gruppi. La coltivazione del riso può dare due raccolti nella zona di Hanoi, uno sulle fresche montagne più a nord e fino a tre nel fertile delta del Mekong. La semina del riso avviene in campi di dimensioni ridotte, poi viene trapiantato, mentre nel frattempo il campo viene arato quando è asciutto, quindi riempito d’acqua ed erpicato o fresato quando è inondato. A seguire avviene il trapianto. Energia: il 60% delle fonti energetiche è di derivazione idroelettrica, grazie ad alcune grandi centrali costruite col supporto sovietico, mentre il rimanente è di origine termica. In particolare il carbone, di cui la zona intorno ad Halong è assai ricca, o ancora il petrolio che si estrae al largo delle coste vietnamite. Si sta anche parlando di costruire delle centrali nucleari. Attualmente, non disponendo di raffinerie, esportano il petrolio grezzo e lo reimportano raffinato. Durante la guerra gli americani avevano portato delle erbe rampicanti che attecchiscono molto facilmente, chi passava sotto non poteva non farle muovere e veniva così scoperto. Altre rampicanti infestavano invece le foreste fino ad asfissiare gli alberi e farli morire. Sembra che dopo molti sforzi siano riusciti finalmente a limitarne la proliferazione.

Nella tradizione vietnamita, ma in generale in tutto l’Estremo Oriente, ci sono quattro animali mitologici: il dragone, l’unicorno, la fenice e il leone.

Si cena al Little Hanoi, quindi segue una passeggiata nelle vie centrali per un’occhiata ai mercati serali di Hang Be e Dong Xuan e fino al lago Han Kien, di fronte al quale abbiamo l’appuntamento con Han. Ci trasferiamo alla Hanoi Station, affollata di gente in attesa del treno. Attraversando i binari come non sarebbe possibile fare altrove, fra il rumore delle locomotive a gasolio, al buio andiamo a cercare il nostro treno previsto partire alle 21,10 per Lao Cai. Qui troviamo il vagone letto e finalmente le cuccette prenotate per noi. Lo scompartimento letto è da quattro cuccette, infatti oltre ad Han, abbiamo un vietnamita che vive in Francia da alcuni decenni e torna per fare il turista nel proprio Paese d’origine. Puntuale il treno lascia la stazione per attraversare il centro e rendere ancora più caotico il traffico. Sembra un elefante che col suo passaggio solleva un vespaio tutt’intorno. Attraversa il Long Bien bridge sul Fiume Rosso e si dirige verso le campagne. Impiega più di 8 ore per percorrere 320 km., ma è costretto a lunghe fermate onde permettere lo scambio con altri convogli. La ferrovia che va verso nord ovest è ad un solo binario e l’incremento degli scambi commerciali degli ultimi anni con la Cina ha notevolmente intensificato il traffico, soprattutto quello merci.

 

Treno Hanoi – Lao Cai - (ET Pumkin)