Day 3 : 26 – 12 - 099


In treno verso il nordest. La Cina a due passi, nel territorio delle minoranze etniche.


Nonostante lo sferragliare e la cuccetta più dimensionata alle taglie vietnamite che non ai turisti occidentali, riusciamo a riposarci bene per arrivare a destinazione alle 5,30 del mattino successivo. Il fuso orario da recuperare aiuta non poco a conciliare il sonno. Andiamo a consumare la colazione in un ristorantino a poca distanza dalla stazione quando è ancora buio fitto, apprezzando una spremuta di deliziose arance. Alle 6,30 ci troviamo con un autista locale ed in auto si parte risalendo una vallata alla volta di Bac Ha, dove la domenica si tiene un mercato popolato da 14 gruppi di montagnard, con le loro mercanzie. Dal momento che è sabato ci rechiamo a Can Cao , 20 km da Bac Ha, solo 9 km a sud del confine cinese, per vedere il mercato che si tiene il sabato mattina passando per bei paesaggi di risaie a terrazza. Il Mercato di Can Cao è uno dei più affascinanti fra quelli che si tengono all’aperto nella regione e vi si vende di tutto. Le donne affollano i banchi di vestiti e attrezzi utili per la casa, mentre gli uomini si ritrovano nel settore dedicato al bestiame e su una collina dove sugli alberi vengono appese delle gabbie con uccelli selvatici catturati. Si rincontrano poi in uno dei tanti “bar-ristorante”, dove vengono serviti i pasti di cucina prettamente locale. La bellezza del posto è data dallo sfondo delle risaie a terrazza, dai variopinti vestiti indossati dalle donne appartenenti all’etnia degli ‘Hmong fioriti, nonché dalla varietà delle merci esposte. E’ curioso vedere come venga venduto dell’alcol in taniche, ottenuto dalla fermentazione di riso o mais. Più tardi, in una cascina isolata, ne vedremo il processo di produzione con wok per la cottura ed alambicchi per la distillazione. La quasi totale assenza di turisti rendo il tutto più genuino. La vicinanza alla Cina attira molti commercianti dal Paese vicino e questo è testimoniato anche dal commercio dei cani.

Per recarsi in Cina occorre di regola un visto che non è ottenibile al posto di frontiera. Per i locali esistono invece delle deroghe che consentono lo sconfinamento reciproco, anche perché le stesse minoranze si vengono a trovare sovente sul territorio di entrambi i Paesi. Il viaggio per Bac Ha richiede un’ora e mezza da Lao Cai su una strada molto bella, poi occorre aggiungere un’altra ora per Can Cao e qui il fondo diventa più sconnesso.

Lungo il ritorno verso Bac Ha, scendiamo per percorrere un sentiero che ci porta a visitare alcune case isolate in mezzo alle risaie. In tutte troviamo delle ragazze che cuciono a macchina borse o abiti in colori sgargianti che venderanno poi ai mercati settimanali. Le case sono costruite con muri in terra e presentano sovente delle crepe, ma ci dicono non essere a rischio. Giungiamo a Bac Ha poco prima di mezzogiorno, nel momento in cui due sposi stanno per offrire il pranzo nuziale ad un bel numero di invitati. Osserviamo incuriositi e gli portiamo i nostri auguri, posando per una foto con loro. Apprezziamo la civiltà dimostrata da queste popolazioni nell’offrire un pranzo che non dura oltre i tre quarti d’ora. La laboriosità ed il rispetto del popolo vietnamita si vede anche da questi dettagli, anche nelle zone più remote come questa. Dopo pranzo una provvidenziale passeggiata al mercato locale, anche se di dimensioni ridotte. Domani ci sarà quello importante, con grande affluenza di turisti. E’ curioso come le macellerie espongano la carne all’esterno senza protezione con sale o tenendola al fresco. Viene depositata sui dei banconi di legno, sui quali viene semplicemente messo del cartone. Ci viene detto che il bestiame viene ucciso, sezionato e poi esposto in modo da farlo fuori il più rapidamente possibile, nella mezza giornata.

Si riparte quindi in direzione di Lao Cai, che si trova al confine con la Cina, in passato città carovaniera percorsa per secoli da nomadi e mercanti. Nel 1979, durante l’invasione cinese la città fu rasa al suolo e oggi quasi tutti gli edifici sono nuovi. Il confine, chiuso a causa della guerra, fu riaperto solo nel 1993. Sotto un sole caldo e non ancora abituati a queste temperature andiamo a bere una bibita in un bar proprio sul confine cinese. A separarci dall’impero Celeste vi è solo un fiume, che si potrebbe attraversare anche a piedi. Un ponte unisce i due Stati, ornato da entrambe le parti con una grande porta a rappresentare l’ingresso nei rispettivi Paesi. Anche gli edifici che si possono vedere da oltre confine sembrano voler dimostrare l’opulenza del vicino. E’ un modo come un altro di mostrare i muscoli e far vedere la propria potenza, per fortuna senza il corredo delle armi. Anche se ormai c’è piena collaborazione economica, fra i due Paesi continua ad esserci reciproco sospetto e le ferite dell’ultima guerra, sebbene rimarginate, hanno lasciato delle cicatrici. Inoltre per i vietnamiti vale la regola per la quale diffidare di un tale gigante che pesa sui confini settentrionali sia una regola di saggezza. Fin da tempi remoti i cinesi hanno considerato il Vietnam come una loro provincia meridionale, e lo stesso nome Viet Nam richiama in qualche modo questo concetto. Del resto non ne hanno mai fatto mistero, dal momento che hanno dominato il Vietnam per oltre mille anni e successivamente hanno cercato a più riprese di riappropriarsene. Solo la tenacia vietnamita è riuscita a ricacciare il vicino oltre i propri confini, seppure a costo di enormi sacrifici umani. L’ultima volta è successo proprio in queste regioni negli anni 70, quando i khmer rossi cambogiani, appoggiati dai cinesi, hanno effettuato delle incursioni sempre più insistenti in Vietnam, che a sua volta ha reagito invadendo la Cambogia e ponendo fine al regime di Pol Pot.

Con sorpresa apprendiamo che il Vietnam è grande importatore di prodotti cinesi. Ciò non è dovuto a ragioni di basso costo della manodopera, dal momento che qui potrebbe costare ancor meno. Il tutto va però a discapito della qualità. La ragione è da imputare alla maggior organizzazione delle fabbriche cinesi, che producono in massa e pertanto riescono ad essere più competitive, mentre qui la base è di solito artigianale. In direzione opposta fluiscono soltanto prodotti alimentari, ma lo sbilancio nei confronti della Cina resta un problema per il governo di Hanoi. Lungo il ponte passano in continuazione camion carichi di ogni genere di merce e dei carri a trazione umana stipati all’inverosimile. Non occorre essere dei doganieri scafati per intendere che il contrabbando rappresenti una regola, piuttosto che un’eccezione, nonostante la presenza di guardie doganali evidentemente ben oliate ed integrate e nel sistema. Le merci passano sotto i loro occhi compiacenti a tal punto da apparire come affari legali.

E’ interessante notare come i vietnamiti coi quali ci siamo intrattenuti raccontino i fatti di storia recente o antica con un’enfasi tale quasi stessero narrando degli eventi epici. Allo stesso tempo usano sempre il pronome noi con accento ricco di orgoglio quando raccontano fatti storici o di guerra. Orgogliosi epigoni di un popolo che ha sempre dovuto combattere per difendere il proprio territorio, riuscendo peraltro tutte le volte vincitore.

Prendiamo la strada che sale verso i massicci del Vietnam, per giungere a Sa Pa. E’ una vecchia stazione climatica montana che sorge a 1600 mt. di altitudine, situata in una bella valle ai margini di un’oasi naturale di ca. 30 kmq., caratterizzata da un clima fresco che permette la coltivazione di alberi da frutto e lo sviluppo di rigogliosi giardini, con palme e piantagioni di tè. Visto il clima più temperato si possono trovare qui delle varietà che altrimenti non crescerebbero in Vietnam. Risulta persino ci siano degli inverni in cui la neve riesce ad imbiancare la città.

E’ questo uno dei luoghi più incantevoli dell’incontaminata area del Vietnam settentrionale. Il paesaggio montano di questi luoghi è dominato dalla Catena del Hoang Lien Son. Attorno alla cittadina circondata da alte montagne si trovano cascate gorgoglianti e il “ponte delle nuvole” sospeso sul fiume Muong Hoa. Sa Pa ha origine francese ed il suo nome deriva da sap, ovvero abete.

La temperatura si fa più fresca fino a raggiungere i 10° e la notte si rivelerà più rigida di quanto possa far pensare un Paese a clima tropicale. Abbiamo ancora qualche ora di tempo e ne approfittiamo per salire sulla montagna del Dragone, dalla cui cima si apre una splendida vista sulle vallate sottostanti, nonché sulla cittadina di Sapa. Splendido scenario reso soffuso dall’alternato incontro fra nuvole e foschia proveniente dal basso. Nel frattempo iniziano a riempirsi le bancarelle del mercato che si tiene il sabato sera ed iniziamo a raccogliere alcune idee per lo shopping “etnico”. Dopo una fugace visita all’hotel Victoria, tanto lussuoso quanto in contrasto con la semplicità dell’ambiente circostante, si cena nel vicino ristorante Fansipan. Ancora un giro al mercato per acquistare dei manufatti artigianali e rientro in hotel per una nottata corroborante e fresca, nonostante l’utilizzo di una provvidenziale stufa tirata fuori dall’armadio della stanza.

 

Sapa - (Royal View SP)