Day 5 : 28 – 12 - 099


Ultima visita ad Hanoi e la magia di Tam Coc: dove il paesaggio diventa spirito.


Arriviamo ad Hanoi alle 5,40 h. mentre è ancora notte fonda ma la città sta iniziando ad animarsi. Anzi, attraversando una zona dove ha luogo il mercato, c’è già il brulicare delle ore di punta. Passiamo in hotel per una doccia senza cadere nella tentazione di un letto invitante e morbido, cosa che le cuccette del treno ben si guardavano dall’offrire. Nel giro di un’oretta siamo pronti e freschi per ripartire. Questa volta si recupera quanto non siamo riusciti a vedere durante la visita di Hanoi dell’altro giorno. Passando per un interessante mercato cittadino ci rechiamo infatti verso il Lago della Spada restituita (Hoan Kiem), legato ad una leggenda di spade, imperatori e tartarughe d’oro, circondato da alberi secolari. Visitiamo il Tempio di Ngoc Son, oasi di pace e tranquillità. Da qui si ha una bella veduta sulla Torre della Tartaruga (Thap Rua)

Con Hàn parliamo di religione e ci informa di come nella religione buddhista non esistano vere e proprie cerimonie. I fedeli si recano al tempio o alla pagoda per pregare o chiedere ai bonzi di pregare ed intercedere per loro. La religione taoista e il confucianesimo sono essenzialmente degli stili di vita che si ispirano rispettivamente a maestri venerabili e a dei filosofi. Questi fanno da leader spirituali ma non esistono veri e propri ministri di culto o cerimonie. Come sempre, in questo Paese le tre religioni si fondono fra di loro mutuando aspetti ora dell’una ora dell’altra, in una confusione spirituale giustificata solo dalla fede e che alla fine risulta essere complementare. Si parla poi della teoria dello yin e del yang, significa che esiste una compensazione ed un equilibrio in ogni cosa e che l’uomo deve perseguire proprio questo fine. Il simbolo del taosimo esprime perfettamente questo concetto: il cerchio al cui interno due colori equilibrati si compenetrano ma nello stesso tempo esiste un punto di un colore all’interno dell’altro e viceversa. Yin e Yang rappresentano le differenze, la conflittualità fra due sentimenti o cose materiali. Ma quello che è yin rispetto ad un determinato yang può diventare yang nei confronti di un altro elemento.

Per entrare nei templi e nelle pagode di solito le porte presentano un rialzo, un asse che si deve scavalcare. Questo costringe chi entra nel luogo sacro a prestare attenzione al passo che sta per compiere e quindi abbassare lo sguardo. Il risultato è di entrare a testa bassa e conseguentemente portare rispetto alle divinità. Questo stratagemma consente a chiunque di non dimenticare la buona abitudine di umiltà e prostrazione quando si entra in un tempio e ci si trova di fronte al divino.

Nel centro di Hanoi fervono i lavori per la preparazione dei festeggiamenti del millennio della città, previsti per il mese di ottobre 2010. Si ricorda con questo la fondazione dello Stato vietnamita. Nella periferia vediamo dei macellai che hanno degli animali cotti a sembrare delle grosse porchette in esposizione. Sulle prime pensiamo che si tratti di maialini. Ci rendiamo conto che sono dei cani quando vediamo che non hanno la coda arrotolata e soprattutto quando li vediamo appesi ad un gancio. Si tratta di animali piuttosto grossi che la nostra sensibilità nei confronti dell’amico per eccellenza dell’uomo ci porta a rabbrividire. Qui invece è del tutto naturale.

 Un'altra peculiarità è data dall’abilità di riuscire a trasportare di tutto sui motorini: solo di oggi abbiamo incontrato un motorino carico all’inverosimile di video di computer, un altro che trasportava maialini vivi dentro alle ceste, a volte sono anche dei maiali adulti che non si sa come siano stati fatti entrare dentro le ceste. Non vogliamo pensare che siano cresciuti proprio lì dentro. E’ incredibile inoltre vedere come gli autisti possano mantenere l’equilibrio nel procedere, soprattutto quando trasportano animali vivi ed impauriti, una maestria che ha ben pochi simili nel mondo. A Sapa abbiamo visto trasportare fascine e gruppi di tronchi di medie dimensioni.

Lasciamo Hanoi per puntare in auto verso sud in direzione dell’antica capitale Hoalu, cittadella collocata in un’interessante scenario ambientale e un tempo dimora della famiglia reale. Il primo tratto è di autostrada, dove ognuno fa quello che vuole. Si attraversa un paesaggio pianeggiante di risaie e l’attenzione viene attirata dalle tante tombe sparse nei campi in ordine sparso e senza un orientamento preciso. Alcune sono raggruppate in qualcosa che potrebbe sembrare un cimitero, altre si trovano nel mezzo di risaie o altre piantagioni. Ci spiegano che, chi se lo può permettere, si fa tumulare e costruire una tomba in un luogo previsto dalla geomanzia. Pertanto ogni tomba può avere un orientamento diverso dalle altre, anche se sono vicine. A Tam Coc vedremo un cimitero posizionato su un’isola in mezzo alla laguna. Alcune tombe sono state costruite addirittura conquistando terreno alla laguna per volere delle combinazioni astrali che ognuno di noi dovrebbe avere.

Che la spericolatezza del traffico non sia unicamente un’idea che ci portiamo dietro lo vediamo tristemente dalle rovine di un incidente fra due camion avvenuto la notte precedente. Purtroppo uno dei due autisti non è sopravvissuto .

Visitiamo due templi nei quali si venerano i due re che hanno fondato il Vietnam intorno al 980, sconfiggendo i cinesi. La prima dinastia che governò il Paese ebbe proprio qui la sua capitale intorno all’anno mille. La capitale venne localizzata in questo luogo per due ragioni essenziali: una è che i regnanti provenivano da questa zona, l’altra è il dedalo di faraglioni che serve da protezione contro eventuali invasioni nemiche. Ci viene segnalato una caratteristica atipica per la cultura vietnamita, tale per cui le vedove normalmente tendono a non risposarsi. In questo caso una regina, alla morte del proprio consorte prese in sposo il fratello di suo marito. L’origine di questa tradizione sta nel fatto che quella vietnamita è una società patriarcale e soprattutto il Confucianesimo prevede che la donna sia sottomessa all’uomo, ma nell’ambito di un matrimonio. Va detto che il confucianesimo è una dottrina di vita che detta rigide regole morali ed ha una visione molto gerarchica: i sudditi devono obbedienza al re, la moglie al marito, i figli ai genitori e così via. Una teoria che ha fatto comodo ai regnanti di ogni epoca per congelare la società ad un ordine di obbedienza ispirata a fini religiosi, ma che nel contempo è servita da collante per preservare l’orgoglio nazionale e l’unità famigliare. Con una scalinata di 260 gradini arriviamo sulla cima di una collina dove si trova la tomba del primo re. L’occasione è propizia per avere un’ampia visita dall’alto di questo sistema carsico, una zona pianeggiante nella quale si innestano delle colline ripide di roccia carsica e ricoperte di vegetazione. Ancora poco più a sud, attraverso un magnifico paesaggio di risaie per arrivare alla zona di Tam Coc. Passiamo nell’hotel che ci ospiterà per la notte ed affittiamo un paio di bici per un’escursione verso il tempio di Thai Vi. Davanti a noi compare un ambiente incantevole fra risaie, laghetti poco profondi ed i faraglioni che si elevano improvvisi dalla pianura, tali da far valere per questo luogo il nome di Halong terrestre. Visitiamo la pagoda in una posizione remota e che pertanto non è presa di mira dai turisti. Tramite la nostra guida ci intratteniamo col guardiano, un anziano dall’espressione ascetica che ispira simpatia, anche se non riusciamo a condividere con lui una sola parola. La semplice espressione pacifica e la cordialità del suo modo di fare sono impressionanti. Ci offre alcune banane che, come tutte quelle che si trovano da queste parti sono almeno la metà delle nostre, hanno una buccia molto sottile e sono dolci come non le abbiamo mai gustate finora.

Passando con la bici sugli stretti sentieri che delimitano le risaie ci incamminiamo verso il rientro, più precisamente al porticciolo, dal quale ci imbarchiamo per un giro sul sampan (tipica barca a remi dal fondo piatto) in quello è previsto essere il clou della giornata, ovvero per visitare le grotte di Tam Coc, scavate nel cuore della montagna, che racchiudono piccole pagode all’interno. A remare sono madre e figlia, alle quali per ragioni cavalleresche mi aggrego volentieri, e ci avviamo per un giro di due ore solcando in silenzio le acque poco profonde che formano la laguna. Col sampan attraversiamo tre grotte, sorta di tunnel naturali che nel loro punto più alto saranno un paio di metri. E’ curioso vedere come i locali, onde mantenere le mani libere per fare altro, abbiano affinato una capacità a remare coi piedi. Un’arte della quale pare che vadano fieri, per noi sembra già faticoso il solo pagaiare a forza di braccia. Mentre rientriamo il sole al tramonto ci appare tra due elevazioni rocciose e si riflette nell’acqua in una di quelle visioni che solitamente si dicono da poster.

Le abili rematrici ad un certo punto sfilano dal fondo della barca dei tessuti e tovaglie di ogni genere, fiore all’occhiello dell’artigianato locale. Resistiamo alla tentazione dello shopping acquatico e rientriamo al porticciolo, dove Hàn ci ha aspettato con le bici. Riprendiamo le due ruote e con una pedalata di un quarto d’ora andiamo in direzione opposta per la pagoda di Giada, detta anche Bich Dong. La pagoda si articola su tre livelli, tutti incastonati in una galleria nella roccia che si snoda verso l’alto. L’unico rammarico è che sono ormai le 17,30 e il crepuscolo sta spegnendo la luce naturale.

Rientriamo in hotel ed usciamo subito per la cena in una zona dove incontriamo diversi negozi che propongono tessuti. Incominciamo a farci un’idea precisa dei negozi vietnamiti. Le case hanno sostanzialmente tre pareti, il lato frontale è completamente aperto e funge da vetrina. La famiglia che lo gestisce abita lì e pertanto gli orari di apertura e chiusura del negozio coincidono con quelli della levata e dell’andare a dormire. Chi è meglio piazzato economicamente si ricava una stanza separata con dei vetri in modo da avere la vista sulla strada, mentre gli altri hanno un giaciglio sul fondo che possono smontare al mattino. Il soffitto è sempre molto alto per cercare di ridurre l’afa estiva e si cerca in tutti i modi di creare delle correnti d’aria per ridurre le temperature. L’insistenza dei commercianti mette a dura prova la nostra pazienza, anche se non sfociano mai nell’arroganza.

 

Tam Coc - (Yến Nhi)