Day 6 : 29 – 12 - 099

Baia di Halong dove l'incanto della Natura subisce l'invasione turistica.

Alle 8 lasciamo Tam Coc in direzione della Baia di Halong. Sono 4 ore di auto per un totale di 200 km. Il trasferimento avviene su strade in buone condizioni ma molto frequentate, soprattutto dal traffico pesante. Siamo comunque vicini ad Hanoi, nel delta del Fiume Rosso, una delle zone più fertili e nel contempo più popolate dell’intero Vietnam. Il nostro autista se la cava bene in uno slalom che dura quasi tutto il viaggio fra mezzi circolanti di ogni genere. Facciamo una sosta in un una sorta di area di servizio. Veniamo attratti da barattoli da 5 lt., all’interno dei quali ci sono grossi serpenti ed un organo animale indefinito che potrebbe contenere la bile dell’orso, delle cui proprietà si favoleggia molto. Il tutto è rigorosamente sotto spirito. Peccato non poterli portare con noi, sarebbero un souvenir originale. Passiamo senza sostare ad Hai Pong, uno dei principali porti del Paese. Lungo lo spostamento incontriamo un corteo di veicoli con bandiere vietnamite e militari motorizzati: probabilmente si dà sepoltura ad un caduto della guerra ritrovato recentemente. Il tutto offre un’idea di retorica nazionalista, oltre ad essere un doveroso omaggio verso chi è caduto per la Patria.

Verso le 12,15 siamo ad Halong per fare il check in ed iniziare così la crociera sull’omonima baia. La Baia di Halong é un nome poetico che significa “dove il drago s’inabissa nelle acque”. Secondo la leggenda, le centinaia d’isolotti sarebbero i resti della coda di un drago inabissatosi nelle acque del golfo. Veniamo dapprima caricati su instabili barchette e quindi trasferiti a bordo delle tipiche imbarcazioni, le giunche, per la visita della baia e delle sue grotte e vedere alcune delle 3000 isole che vi sono disseminate su un bacino di 1520 kmq. L'opera di erosione del vento e dell'acqua nel corso dei millenni ha modellato un incredibile paesaggio di isole, isolette e faraglioni, alcuni dei quali alti centinaia di metri. Alcune isole hanno formato anche un laghetto interno, accessibile attraverso un passaggio che sparisce del tutto durante l’alta marea. Durante le mezze stagioni, la foschia del mattino crea effetti ancor più suggestivi, facendo apparire e scomparire isole e rocce in lontananza. A bordo della giunca ci vengono assegnate le camere, di gusto raffinato con splendida vista, e ci avviamo per il pranzo. Il genere umano che incontriamo è ormai il turista di stampo signorile. Di quelli che si degnano solo per andare a visitare i luoghi più importanti e poco inclini alle sorprese che un viaggio d’avventura potrebbe loro riservare. Del resto se si vuole visitare la baia pare che non esistano altre soluzioni. Sfoderiamo tutto il nostro galateo e pranziamo insieme ad una coppia di tedeschi avvezzi alle località turistiche del far east ed un’anziana quanto simpatica coppia proveniente dall’America. In realtà lui è francese di origine ma ha vissuto la giovane età in Vietnam, prima che scoppiasse la guerra, mentre lei ha origini egiziane. In definitiva sono comunque due coppie simpatiche e leghiamo subito, parlando di viaggi vissuti o ancora nel cassetto. Le vivande sono di qualità sopraffina e vengono servite come se si trattasse di un pranzo di gala. Del resto la compagnia deve pure giustificare il costo ed impegnare in qualche modo il tempo dei clienti. A stomaco pieno facciamo rotta sulle grotte della Sorpresa. La vera sorpresa in realtà è l’ammasso di battelli che scaricano orde di turisti verso la grotta. Il clima poco ventilato trasforma la baia di attracco in un ambiente irrespirabile dalle esalazioni dei motori. E per fortuna che si tratta di un luogo protetto dall’Unesco, con regolamentazioni molto rigorose. Le grotte sono molto belle, come lo sono tutte le cavità carsiche, con stalattiti enormi. Il tutto è riccamente illuminato a formare un effetto scenico di rilievo. Resta ancora da vedere se tutte quelle luci colorate non possano nuocere al delicato ambiente naturale che si trova nella roccia. La grotta è stata abitata per 130 anni ed era rifugio della gente che viveva in zona, riparandosi dalle intemperie e dalle incursioni nemiche. Riprendiamo la nostra piccola barca ed andiamo sull’isola di Titop (un militare vincitore di qualche rimarchevole battaglia in una delle ultime due guerre), dove saliamo 220 ripidi gradini per godere della splendida vista sui faraglioni che la circondano ed i battelli all’ancora che illuminano l’arcipelago. Scenicamente lo spettacolo non è male, ma perde di fascino all’idea di come potrebbe essere se non ci fossero, dal punto di vista naturalistico. Il tempo non è soleggiato e la foschia che appare all’orizzonte offre una profondità migliore nella vista delle isole che si ergono dritte dal pelo dell’acqua. Rientriamo per la cena, che offre uno spettacolo pirotecnico addirittura superiore a quello del pranzo. Si spengono le luci e con forte rischio d’inciampo entrano in sala i camerieri con un piatto di ananas svuotato all’interno e illuminato da dentro con una serie di gamberetti che pendono dai fori fatti nella buccia. Il resto segue con coreografie simili. E chiamalo terzo mondo, per di più in un Paese dove vige come morale unica quella socialista!! Trascorriamo qualche ora sul ponte superiore, momenti nei quali il tempo sembra essersi fermato. Intorno a noi il mare del golfo del Tonchino sembra appena sussurrare la sua storia, mentre sulle altre giunche regna il silenzio. Finalmente assaporiamo nel modo più giusto la magia di questo luogo incantato.

  Baia di Halong - (Giunca: Halong Emotion)