Day 7 : 30 – 12 - 099

Fra i villaggi galleggianti nel Tonchino e via verso il centro del Vietnam.

Quella che ieri si definiva una “brume”, oggi è una foschia più densa che arriva a coprire le punte dei faraglioni, rendendo sempre suggestiva ma meno ampia la vista del golfo. Ci svegliamo alle 6 per partecipare al corso di Thai Chi, una disciplina di origine cinese, che consente ai muscoli del corpo di riprendersi in modo equilibrato dopo un sonno ristoratore. In effetti il sonno, cullato dalle leggere onde del Tonchino, è stato di qualità non inferiore al servizio della cena di ieri sera. Alle 7 c’è una ricca colazione a buffet, qualora la cena avesse lasciato spazio a qualche languorino. Alle 8,30 siamo pronti per una nuova sfida: con la solita barchetta lasciamo la giunca e ci avviamo per visitare i villaggi galleggianti di pescatori. Un’esperienza nuova dalla quale apprendiamo molte cose. Sono in tutto 7 villaggi per un totale di 1200 persone. Gli abitanti conducono un tipo di vita particolare molto diverso dalla terraferma. Quello dell’acqua, pur vivendoci sopra, rappresenta uno dei maggiori problemi. Raccolgono l’acqua piovana per usi non alimentari, altrimenti la devono comprare a riva e ad incidere è soprattutto il trasporto. Un fusto da ca. 150 litri può costare anche 100.000 Dong, dal momento che una barca può portare al massimo due fusti. Esistono delle scuole dove i ragazzi frequentano la scuola primaria, le insegnanti arrivano il lunedì e trascorrono nella scuola l’intera settimana, salvo rientrare sulla terraferma per il week end. Non ci sono ospedali, quando c’è un’urgenza s’imbarca il malato su una barca a motore e in 45 minuti, pari a 12 km, si cerca di portarlo in tempo a riva. Lo stesso accade alle partorienti, ma resta alto il tasso di parti avvenuti a bordo. Un tempo chi moriva veniva inumato sulla spiaggia, adesso che l’ambiente è protetto ed i morti a quanto pare inquinano più del gasolio esalto dai battelli turistici, le sepolture avvengono sulla terraferma. L’economia è molto semplice: si pescano pesci nei bassi fondali della baia, soprattutto calamari, per venderli a riva e scambiare con riso e verdura. I villaggi esistono da 200 anni, siamo quindi alla quinta generazione. Quando nella seconda metà dell’anno si verificano i frequenti tifoni o tempeste, le case vengono spostate al riparo dietro un faraglione o addirittura all’interno di un lago artificiale protetto dal alte rocce o grotte, dalle quali si entra con un tunnel che la natura stessa ha scavato nella montagna. All’interno una cresta montuosa fa da cornice a questa sorta di finto cono vulcanico. Da lì attendono che gli eventi naturali facciano il loro corso per uscirne quando il pericolo sarà cessato. Senza questi ripari la vita dei villaggi galleggianti non avrebbe nemmeno senso pensarla. Puntiamo verso la Bai Tu Long per vedere i faraglioni: rocher Coc, rocher Cap De, rocher Bo Cua et rocher Vong Vieng. Dopo queste interessanti visite rientriamo sulla giunca per il check out e verso le 11,30 tocchiamo la terraferma dopo essere passati ancora una volta in mezzo alla bellezza di questi acuti rocciosi che emergono dal mare. Il programma prevede un pranzo in ristorante tipico di Halong, dove ancora una volta ci convinciamo delle delizie offerte dal mare.

Concludiamo così la nostra parentesi nel nord del Vietnam. In tre ore e un quarto nette raggiungiamo l’aeroporto di Hanoi. E’ incredibile come le indicazioni siano talmente scarse da non riuscire a trovare subito l’aeroporto. E in fondo stiamo parlando dell’aeroporto internazionale della capitale di un grande Paese emergente, forse non ancora emerso abbastanza da organizzare una segnaletica accettabile. Lungo la strada facciamo una sosta in un tourist center, dove i pullman scaricano turisti provenienti dal mondo opulento per il loro immancabile shopping. Basta una prima occhiata per capire che la fastidiosa aria condizionata viene pagata ad un prezzo troppo elevato in rapporto agli stessi prodotti che si trovano nei vari mercatini. Durante il rientro assistiamo allo spettacolo delle corriere che si sorpassano in continuo per arrivare prima alla fermata successiva ed accaparrarsi i passeggeri che attendono pazientemente. Tutto questo con un sano spirito di concorrenza, senza accesa rivalità ma con grave rischio di incidenti. Lungo il percorso in mezzo ad un paesaggio caratterizzato da risaie vediamo ancora diverse fornaci usate per cuocere mattoni. L’espansione di Hanoi ha un bisogno continuo di laterizi. Nelle vicinanze le donne con i grandi cappelli di bambù seminano a mano, i bufali arano, i contadini tagliano il riso. Mentre rientriamo alcune finissime gocce d’acqua scendono sul parabrezza. Notiamo come si formino immediatamente piccole pozzanghere e questo spiega come il terreno sia poco permeabile e di conseguenza il perché della continue piantagioni di riso. L’aeroporto è decisamente piccolo per una città che in verità continua a spostarsi essenzialmente su due ruote o in treno per le lunghe distanze.

 V o l o H A N O I   -   H U E’ : 17,25 – 18,55 – volo VN 247

 A dispetto di quanto potrebbe far supporre a chi si fida solo del blasone delle grandi marche, la Vietnam Airlines offre un Airbus 321 nuovo con l’assistenza di eleganti hostess abbigliate con l’ao dai. All’arrivo incontriamo la guida che ci accompagnerà nei tre giorni previsti nel Vietnam centrale. E’ un ragazzo dall’aspetto assai informale e si chiama Tuai. Lungo la strada che ci porta all’hotel vediamo dei focolai di carta accesi, con qualcuno che li riattizza costantemente. Scopriamo che è il giorno del plenilunio e in tale occasione i buddhisti accendono dei piccoli falò di carta ed incenso per devozione. Ne vedremo altri con il relativo penetrante profumo alla sera quando andremo in cerca di una cena. La città appare molto più tranquilla, con un traffico più garbato, anche se non ancora in stile occidentale. Le strade sono ampie ed i negozi non arrivano ad invadere tutto il marciapiede come accade invece ad Hanoi. Ci sono 23° di temperatura. Vedremo che la gente appare meno insistente.

 

Hue - (Festival Hotel)