Day 8 : 31 – 12 - 099

Hué: capitale imperiale, tombe imperiali e capodanno al caldo


Hué, la capitale del Vietnam Centrale. Tra il ’75 e il ’90 tutti i vecchi edifici della città furono considerati politicamente scorretti in quanto simbolo della dinastia feudale Nguyen e giacevano pertanto in uno stato di totale abbandono. Durante la guerra antiamericana Huè rimase sotto il controllo delle truppe vietnamite del nord per circa 25 giorni, in occasione dell’offensiva del Tet nel 1968, durante i quali vennero bruciati vivi o picchiati a morte 3000 civili, soprattutto commercianti, monaci buddhisti, preti cattolici e intellettuali, o chiunque avesse avuto legami col governo sudvietnamita. Le vittime furono gettate in fosse comuni, scoperte pochi anni dopo in diversi punti della città. All’interno della cittadella, l’ultimo imperatore, Bac Bao Dai, il 30 agosto 1945 pose fine alla dinastia Nguyen, abdicando di fronte ad una delegazione inviata dal governo rivoluzionario provvisorio di Ho Chi Minh.

Ci svegliamo di buonora per avere una prima impressione di Hué, mentre inizia ad animarsi. Alle 7 siamo già sulla strada che porta verso la cittadella, imboccando l’affollato ponte Phu Xuan. La meta è il museo militare all’aperto dove si trovano i relitti di alcuni carri armati ed altri mezzi d’artiglieria americani. Il tutto è lasciato volutamente in stato di semiabbandono per umiliare moralmente il nemico ed evidenziare chi ha vinto e chi invece è scappato. E’ curioso notare come sulle didascalie che descrivono i mezzi militari riportino americans quando si parla dell’esercito americano e di puppet soldiers (soldati marionette), quando ci si riferisce all’esercito vietnamita del sud. La storia la scrive chi vince: se a prevalere fosse stata la parte opposta ci troveremmo di fronte a carri armati con la stella rossa ed i fantocci sarebbero stati quelli del nord. La verità storica è ancora impregnata dalle appartenenze politiche ed ideologiche, anche se va tenuto conto che il governo sudvietnamita ha sempre e solo vissuto degli emolumenti americani, in un regime di corruzione illimitata e con un esercito totalmente incapace di fronte alla determinazione dei nordisti. Lo stesso presidente Diem ha sempre privilegiato gli interessi personali a scapito di una situazione politico militare che non è mai stata florida. In quanto ad atrocità nessuno si è risparmiato ed entrambe le fazioni in conflitto non hanno lesinato ad andare ben oltre quelli che erano i già alti prezzi di violenza richiesti dalla guerra, anche quando questa è terminata.

Alle 8,15 ci troviamo in hotel con la nostra guida e con lui andiamo a visitare la Cittadella Imperiale con il Recinto Reale, costruita sul modello della Città Proibita di Pechino secondo i dettami della geomanzia cinese (costruita dai primi imperatori Nguyen) e secondo I Ching (il libro dei mutamenti dell’universo) e le regole tra lo Yang (il positivo) e lo Yin (il negativo). Infatti una caratteristica dei monumenti sta proprio nella geometria, soprattutto nelle simmetrie anche degli oggetti esposti. Il francese di Tuai non è impeccabile, ma dimostra una buona conoscenza dei luoghi storici, oltre ad una valida cultura generale a discapito della giovane età. Visitiamo quindi la Città Imperiale e la Città Proibita, che si trova all’interno della prima. La Cittadella è in pieno restauro. Ci viene spiegato come buona parte delle distruzioni sia da addebitare ai bombardamenti americani. Questo è vero, ma senza nulla togliere alla gravità del fatto, la guida scorda di dire che i Viet Cong avevano posto la loro base proprio all’interno della Città Proibita, attirando pertanto le bombe su questa zona. Vediamo inoltre parecchi monumenti che necessitano di un restauro, ma questo è essenzialmente dovuto al clima terribile che caratterizza Hué. E’ considerata la città più piovosa del Vietnam, nella seconda metà dell’anno i tifoni arrecano distruzione e inondazioni e il suo tempo è considerato di regola uno spauracchio per tutti i vietnamiti. Fortunatamente incontriamo invece una giornata di sole, ma l’umidità si fa sentire al di là dei nostri limiti di sopportazione, riducendo la pressione e di conseguenza le nostre forze al minimo. Alla fine quello che si riesce a vedere della Città Proibita risulta essere ben poco, perché i cantieri sono ancora assai indietro e non si tratta di semplice ristrutturazione, bensì di vera e propria ricostruzione, basandosi su antiche cartoline o disegni scampati allo scempio della guerra. Visitiamo il Teatro Orientale, dove avvengono ancora delle rappresentazioni.Ci rechiamo all’imbarcadero, da dove con una caratteristica barchetta a motore ci avviamo sul Fiume dei Profumi (Huong Giang), così chiamato in quanto in un certo periodo dell’anno una specie di alberi lascia cadere i suoi fiori particolarmente profumati e la corrente se li porta via diffondendo un effluvio profumato. In realtà il fiume ha dimensioni molto grandi e crediamo che negli ultimi decenni si possa parlare di odori piuttosto che di profumi. Raggiungiamo via battello la Pagoda della Vecchia Signora celeste Thien Mu. Situata sulla sponda sx., fu costruita nel 1600, è una delle opere architettoniche più famose del Vietnam. Dietro la Pagoda si trova un bel giardino ricco di alberi esotici e bonsai tenuti dai monaci locali. Vediamo la pianta del pepe, del frangipane e l’albero del pane, il pamplemousse (una sorta di pompelmo a forma di pera) ed il jacquier (una specie di durion, il frutto che puzza a tal punto da esserne proibito il trasporto in aereo o il consumo in camera in certi hotels). Dietro il santuario della pagoda di Thein Mu si può vedere l’automobile Austin, con la quale nel ’63 il monaco Tich Quang Duc, si recò a Saigon dove si immolò in segno di protesta contro il regime sudvietnamita e la politica del presidente Diem, dandosi pubblicamente fuoco. Una celebre fotografia del suo gesto venne pubblicata sulle copertine dei giornali e fece il giro del mondo, spingendo altri monaci ad emularlo. Molti occidentali furono scossi, più che dal suicidio in sé, dalla reazione della cognata del presidente, che definì sarcasticamente questi suicidi Barbecue Party.

 Rientriamo a Hué in auto per il pranzo e nel pomeriggio tocca alla visita delle tombe imperiali, che si trovano ad un quarto d’ora dal centro in direzione sud. Iniziamo dal Mausoleo Minh Mang, perfettamente integrato nel contesto naturale e proseguiamo per quello di Khai Dhin. Sorprende in particolare quest’ultimo, costruito circa 80 anni fa in piena epoca di dominio francese, per tumulare l’imperatore fantoccio succube dei colonizzatori europei. Ha delle dimensioni enormi, eretto in stile neoclassico e per certi versi sfiora anche il pacchiano nel voler mostrare una grandeur che non aveva ragion d’essere, visto che i regnanti erano tenuti in carica per pura formalità e per tenere a bada la popolazione. Forse proprio a cercare di smentire questo dato di fatto sta la scenografia dei monumenti. Questo spiega inoltre perché la dinastia Nguyen fosse particolarmente detestata dal popolo, il quale in un’epoca di costanti ristrettezze doveva sottostare ad un doppio giogo e pagarne i rispettivi tributi.

Si rientra in città per affittare un cyclo-pousse e fare un giro nel centro cittadino. Non avevamo mai sperimentato questo mezzo di locomozione che era lo status symbol della classe dominante francese, visto spesso nei film ambientati in Indocina. Lo scopriamo essere nel contempo un bel mezzo per visitare il centro cittadino ma, proprio per il fatto di trovarsi in prima linea di fronte al traffico, trasforma il trasportato in un paraurti per il pedalatore che sta dietro. Forse chi lo ha inventato non ha tenuto conto dell’evoluzione del traffico vietnamita. Abbiamo così una visione del centro di Hué, a partire dalle abitazioni galleggianti su una ramo del fiume, per passare ai quartieri posti all’interno della Cittadella. E’ incredibile il numero di bambini che sgusciano fra le strette vie, a dimostrazione di quanto sia giovane questo popolo.

 Rispetto ad Hanoi, Hué ci appare più vivibile e ancora ricca della passata borghesia francese. Lungo il fiume si incontrano diverse case in stile coloniale appartenuti alla classe ricca. Attualmente sono adibiti ad uffici pubblici dopo la confisca del 1954 e dopo essere state usate dai “fantocci” sudvietnamiti. Molte di esse sono diventate scuole, poiché Hué è la sede delle scuole superiori ed ospedali di riferimento per il Vietnam centrale. A prescindere dalla colonizzazione, la città emana un animo nobile, probabilmente legato al suo recente passato di capitale imperiale.

 Il menu di Capodanno prevede gli involtini primavera con pesce alla moda di Hué, calamari sautée con ananas, maiale al miele, anatra all’arancia, banana e ananas flambé, coppe di vino, caffè vietnamita e tè al loto. Ceniamo nello splendido dehor situato vicino alla piscina dell’hotel, in uno stile sobrio ma di grande efficacia qualitativa. Andiamo a fare una passeggiata in centro per vedere la città nel suo vivere quotidiano, cosa non difficile dal momento che la vita si svolge lungo le strade. Passando di fronte alle vetrine di una banca ed altri uffici , vediamo gli impiegati intenti al brindisi di fine anno. All’esterno si trovano numerose belle composizioni floreali inviate a titolo d’augurio. Stupisce anche in questo caso come il Capodanno solare venga festeggiato in ufficio coi colleghi piuttosto che fra le mura domestiche. Stanchi della giornata ci rintaniamo e quando arriva la mezzanotte brindiamo con una bottiglietta d’acqua ed un occhio già mezzo chiuso. L’altro non tarda a fare altrettanto per trasportarci in un sonno ristoratore.

 Hue - (Festival Hotel)