Day 9 : 01 – 01 - 109

Il Passo delle Nuvole col sole e la perla del Centro: Hoi An

E’ il primo dell’anno, ma a parte gli auguri della guida quasi non ce ne accorgiamo. Il caldo non si addice a certe festività ed oggi sembra un giorno di vacanza come tutti gli altri. Partiamo per Hoi An in una varietà di paesaggi spettacolare. Dapprima lungo il villaggio di pescatori di Lang Co, dove i locali estraggono olio dall’eucalipto e ai lati della strada si vedono molti banchetti che vendono olio, usato soprattutto dalle donne e per proteggere i bambini. Si pescano anche delle perle di scarso valore per farne delle collane e venderle lungo la strada. L’attività principale è la pesca di crostacei e molluschi, grazie alle basse acque della laguna. Più avanti vedremo che i pescatori di calamari in mare aperto usano delle barche molto particolari, sono in realtà delle ceste in bambù a pianta rotonda, senza una prua. Si valica quindi il PASSO DI HAI VAN NAM (Passo delle Nuvole), confine geografico, climatico e culturale tra il nord e il sud del Vietnam. Sostiamo per ammirare dall’alto Danang e sulla famosa “China Beach”, che si estende per oltre 30 km. Abbiamo una fortuna incredibile perché se si chiama Colle delle Nuvole ci sarà anche un motivo e dicono che lo si debba proprio a questa stagione. La giornata che incontriamo è invece delle migliori. Il sole splende e la foschia è ridotta ai minimi termini, lasciando spazio a lunghe vedute tanto a nord che a sud. A testimoniare l’importanza strategica del colle stanno due fortini: uno in mattoni eretto dalla dinastia Nguyen, l’altro dagli americani. Del resto questa è una strozzatura del Vietnam ed il colle rappresenta l’unica possibilità di passaggio al di fuori delle rotte marittime, per quanto non di semplice attraversamento in epoche remote. Anche di recente ha dato parecchio filo da torcere a camion e pullman che si cimentavano nella sua salita con motori poco in ordine. Nel 2005 i giapponesi hanno costruito un tunnel che in 6,3 km porta dall’altra parte e unisce ulteriormente il nord con il sud del Paese, mentre passando per il colle sono 22 km. In realtà il vecchio confine politico correva circa 120 km più a nord in prossimità del 17° parallelo, in quella che veniva chiamata la DMZ (zona demilitarizzata), in realtà una delle zone nelle quali si sono concentrati i maggiori bombardamenti di tutta la guerra. Attualmente attraversano il colle solo moto, auto e autocisterne. Se in questo modo si scongiura il pericolo di incidenti che coinvolgano veicoli carichi di combustibili, il passaggio dal colle di camion in condizioni meccaniche precarie lascia comunque molte perplessità in materia di sicurezza. Scendiamo su Danang (1,1 Mn. abitanti), la quarta città del Paese ed il centro economico del Vietnam centrale, città portuale circondata da montagne. Sede della più grande base militare americana durante il famoso conflitto. Visitiamo il Museo Cham, il più fornito di reperti archeologici del vecchio impero e che raccoglie splendide opere di statuaria importanza di questo popolo che per moltissimi anni rivaleggiò con i Khmer della Cambogia. Ci torna utile per aprirci le idee su quella che era la civiltà Cham, ma soprattutto sulle divinità induiste e, a partire da una certa epoca, anche del buddhismo. Il linga, ovvero il simbolo fallico legato alla fertilità, nella scultura è rappresentato nella parte alta tondeggiante, nella seconda a pianta ottagonale e alla base quadrato. Questo a simboleggiare rispettivamente Shiva, Vishnu e Brahma. Sotto si trova il simbolo femminile che si chiama yoni.

 Appena lasciata la città, in direzione sud costeggiamo una delle spiagge più belle di tutto il Vietnam. In realtà passiamo solo a fianco di una serie di hotel extra lusso, resorts e campi da golf, capaci di far arrivare ricchi clienti occidentali o giapponesi (ultimamente anche cinesi) a beneficio di investitori stranieri. Gli unici soldi che rimangono nelle tasche dei vietnamiti, e forse non restano nemmeno all’interno del Paese, sono quelli delle tangenti che i governanti comunisti incassano per elargire le concessioni. Un monito di come le ideologie, anche le più austere, sovente scendano a patti proprio col diavolo che vorrebbero combattere. Ne deriva uno scempio ambientale irreversibile, in quanto gli hotel vengono a trovarsi letteralmente sulla spiaggia. Conviene a questo punto spendere alcune parole sul sistema politico vietnamita: pur essendo un regime a partito unico, quello comunista, nell’ambito di un sistema autoritario che non ammette deroghe in materia dottrinale, il Paese sta attraversando un periodo di comunismo liberista. Come il vicino cinese, il Vietnam si è aperto agli investimenti stranieri, che arrivano per sfruttare (talvolta il termine risulta più che mai appropriato) i vantaggi derivanti da una mano d’opera a basso costo e l’assenza di leggi in materia di tutela del lavoro. Appare quasi come un’astuzia di chi tiene le redini del potere il fatto che restino comunisti tanto per offrire un velo di contiguità agli ideali della sinistra e per conseguenza non subire gli attacchi dei “moralisti” occidentali. A riprova di ciò si vedono ancora molti cartelli in cui campeggia la faccia smilza di Ho Chi Minh, il padre della Patria, ormai ridotta ad icona ornamentale, dietro la quale si svolge ogni genere di traffico. Ad approfittare di questa situazione è soprattutto Saigon, dov’è arrivata la maggior parte degli investimenti e più predisposta visto il trascorso filoccidentale. Ad Hanoi sembrerebbero voler essere più pudici, ma sembrano non disdegnare anche loro il profumo degli affari. Se da un lato stride, dall’altro si finisce per capire il perché di questo sillogismo tra ideologia comunista – autoritarismo – capitalismo: la possibilità di far soldi senza che altri intervengano a sindacare sulle cose domestiche.

 Costeggiamo le Montagne di granito dove si trovano pagode e templi in un paesaggio surreale. Le “Marble Mountains”, cinque colline di marmo dall’alto delle quali si gode di una vista suggestiva sulle aree circostanti. Sono resti di isole che in tempi remoti rappresentavano i cinque elementi dell’universo: acqua, legno, fuoco, terra e metallo. Sosta in un centro di produzione e, soprattutto, vendita di manufatti in marmo. Una insistente commessa si appiccica a noi e ci ronza intorno nell’inutile tentativo di venderci qualche statuetta. Questo atteggiamento, tipico del sudest asiatico finisce per trasformasi in un elemento dissuasore all’acquisto. Pressati da qualcuno che con le poche parole d’inglese che conosce continua a dirti di comprare questa o quella statuetta, si finisce per dare un’occhiata disattenta e ripartire quanto prima. Gli oggetti sono di per sé molto ben fatti: si va da simboli religiosi buddhisti a quelli cristiani e soprammobili di ogni genere.

 Arriviamo a Hoi An verso mezzogiorno. Lasciamo le valigie in hotel ed andiamo a consumare il rito del pranzo in un ristorantino che si trova di fronte alla città vecchia, a dividerci c’è solo un ramo del fiume. Tanto per cambiare la cucina è squisita.  Iniziamo così la visita di Hoi An, entrando nella città vecchia. Andiamo in una fabbrica dove si tesse la seta, ma soprattutto una sartoria dove si eseguono ricami e cuciono vestiti su misura. Ci viene mostrato come avviene la produzione partendo dai bachi, quindi vediamo dapprima i bachi mentre divorano le foglie di gelso, la formazione del bozzolo (ne esistono di due tipi, bianco e giallo), la filatura, la produzione di tessuti in seta ed infine i vestiti. I bachi vengono nutriti con foglie di gelso ogni 3 ore durante il giorno e due volte di notte. In 10 giorni si ottengono i bozzoli e da un bozzolo messo a bagno nell’acqua bollente per uccidere il baco all’interno si arriva ad ottenere 250/500 metri di filo. Talvolta si arriva anche ad 1 km. Ci viene spiegato che in un giorno si producono 2,5-3 metri di taffetà e 30 cm di seta pura. Far vedere dei musei/fabbrica è un sistema per introdurre clienti in quello che alla fine è un grande negozio, vicino al quale si trova una parte della produzione. Con la scusa di un giro istruttivo, li si fa arrivare nella zona adibita alle vendite e sta poi alle commesse completare l’opera commerciale. Allo stesso modo, nella stessa azienda vediamo anche la produzione delle lampade cinesi, dell’intaglio del legno e della tessitura di stuoie utilizzate in sostituzione dei materassi (per farne una ci vuole il lavoro di due persone per 4 ore). Tutti lavori ormai dimenticati alle nostre latitudini, che pertanto interessano il turista in cerca di acquisti artigianali. Del resto la scarsità di mezzi meccanici fa sì che la maggior parte dei manufatti sia realizzata a mano.Il Ponte Giapponese è datato 1592 ed è caratteristico per la forma arcuata e dal tetto. Vanta una struttura molto solida; i primi costruttori temevano infatti i terremoti. Nel corso dei secoli, gli elementi decorativi del ponte hanno subito poche modifiche, mantenendosi relativamente fedeli al progetto originario e rispecchiando la sobrietà giapponese, in netto contrasto con il gusto vietnamita e cinese per l’eccesso decorativo. Visitiamo il museo delle Ceramiche, la casa dei mercanti nonché tempio della famiglia Tran che contempera tre stili (cinese, giapponese e vietnamita). Andiamo a vedere una casa delle corporazioni, quella del Fukien, più alcune altre che visitiamo per conto nostro una volta congedata la guida.  La via centrale è tutta un negozio, variopinta e molto trafficata da gente a piedi. Vi si vendono soprattutto abiti, stoffe, lampade cinesi e souvenir di basso valore. Verso il fiume Thu Bon si svolge un pittoresco mercato locale, dove si possono scorgere generi alimentari di ogni sorta. A margine, proprio in prossimità del fiume si trova il mercato del pesce. Per trovarlo basta lasciarsi guidare dal naso. In realtà la fauna ittica esposta è molto appetitosa.

 Una cena indimenticabile al Morning Glory suggella questo primo giorno del nuovo anno, dove gustiamo il maccarello (una sorta di sgombro) caramellato con cipolle e ananas, all’interno di un vaso di ghisa. Ulteriore passeggiata per raggiungere l’opificio-negozio dove siamo stati in mattinata e completare l’acquisto di un ao dai. Manca poco all’orario di chiusura delle 22, quando prendono le misure di Bruna. Domattina le lavoranti del primo turno inizieranno alle 8 ed alle 11 tutto sarà pronto. Ci vuole il lavoro di tre persone per tre ore: per tagliare, cucire e ricamare l’abito su misura. Si ripromettono di consegnarcelo in hotel entro mezzogiorno con un’efficienza che ci lascia sorpresi. Andremo comunque a ritirarlo noi stessi.

 Il fiume, assai basso nel pomeriggio, con l’alta marea è giunto a straripare ed invadere la strada che lo costeggia fino a lambire i marciapiedi. Che gli straripamenti accadano con una certa frequenza è testimoniato dal fatto che la casa dei mercanti visitata nel pomeriggio fosse stata costruita tenendo in conto una botola nel soffitto di poco più di un metro di lato per tirare su i mobili e consentire alla famiglia di vivere al primo piano nell’attesa che le acque si ritirassero. I 100 pali che la sorreggono hanno una base in cemento per evitare la corrosione del legno. Durante le emergenze era in grado di ospitare un centinaio di persone. A riprova di questo, nel pomeriggio ci fermiamo in un bar per un frullato e vediamo il livello raggiunto dall’acqua durante le ultime inondazioni di settembre 2009. Segna un metro e ottanta e ricordiamo le notizie che giungevano da nel corso dell’autunno sulle disastrose inondazioni che nel solo Vietnam centrale hanno provocato la morte di più di 80 persone.

Hoi An - (Thuỳ Dương 3)